OCCHIO: degustazione, esegesi...   ESPRESSIONI: visioni, letture, arte...

giovedì 30 dicembre 2010

sinfonia nuziale

Luna di miele, luna di sangue VII
2010

Spagna

Regia: Paco Plaza
Scritto: Paco Plaza


Piccola parentesi di Plaza fra i vari [REC], un brevissimo esercizio di stile per promuovere un concorso di cortometraggi affini all'esempio.
Come condensare in un minuto circa stilemi tecnici, campo-controcampo, carrellate, mezze figure e altro, ed una trama efficace.
Non prevedibile come potrebbe apparire. Grottesco, ma patinato come le produzioni di successo.

sabato 25 dicembre 2010

insano

Ulvova mylläri
(
Il mugnaio urlante)
Arto Paasilinna

Iperborrea


Su Paasilinna si trovano notizie ovunque, è nella cerchia dei gran tradotti, le sue opere sono conosciute e consolidate. Il romanzo che trattiamo è meno noto de L'anno della lepre o Il miglior amico dell'orso, ma altrettanto apprezzato, curiosamente anche in ambienti solitamente legati a letture di tinta più nera.
Il mugnaio è Gunnar (chiamato anche Kunnari per via dell'ufficialità della lingua svedese) Huttunen, da poco trasferitosi in un piccolo centro abitato nel Nord nella Lapponia, dove ha acquistato e rimesso in funzione un bel mulino, di cui va molto orgoglioso. L'urlare è invece un ululare, proprio come un lupo, cosa che gli accade durante forti stati emozionali; ad esso si aggiungono altre caratteristiche, come quello di imitare versi e movenze di vari animali. Il resto della sua persona è fatto di dolcezza, desiderio d'amore, disponibilità e laboriosità.
La parte strana di Kunnari non va giù ai benpensanti del paese; è un pazzo, è pericoloso, orrore! È un cosiddetto tipo da manicomio, luogo in cui i presunti sani vorrebbero internarlo. Fuori da essi ci sono la consulente orticola Sanelma Käyrämö e qualche altro personaggio, che mostreranno amore la prima e comprensione i secondi.
Come chiaro, ci troviamo davanti il mai troppo proposto tema della diversità, sotto forma di quei dettagli umani che danno fastidio ad una massa conforme, che vede in essi qualcosa di anormale, da combattere, mentre la lotta dovrebbe essere verso le proprie insicurezze che fanno vedere il male dove non c'è.
Oltre alla profonda analisi sociologica traspare un grande amore per gli ambienti naturali, sono meticolose le descrizioni di fauna e flora, ed è normale viaggiare fra magnifici paesaggi finlandesi.
Si viene a creare un tappeto armonioso formato dai pochi personaggi positivi e le terre, quasi fossero un tutt'uno con la natura; vedendola così gli elementi fuori posto sono invece gli intolleranti, che riescono a fare a meno degli utili servizi di Huttunen pur di perseguire il loro scopo razzista.
Interessanti anche i riferimenti storici, utili a rinfrescare o a far scoprire momenti passati di un Paese che è stato nelle mire di più di una superpotenza.
Sono in commercio copie edite da almeno due editori, la reperibilità è buonissima.

martedì 21 dicembre 2010

affiliazione

Virgin Witch
(
Messe nere per le vergini svedesi)
1972

Regno Unito

Regia: Ray Austin

Scritto: Beryl Vertue


Campo sexploitation, ogni pretesto è ottimo per mostrare generose nudità. Storia di fattucchiere e sabba, con tanto di gerarchie stregonesche e iniziazioni. Tema indubbiamente figlio del periodo, al tempo c'era gran attrattiva verso l'occulto e la sua caratterizzazione libertina. Quindi nulla di rilevante in tal senso, originalità di fondo pressoché assente e svolgersi poco ricco di climax sostanziali, per i non cultori si può parlare di incedere noioso.
È invece la realizzazione visiva a sorprendere: buon uso di zoomate, anche in seno ad espressivi primi piani e dettagli, luci e montaggio, quest'ultimo lontano dagli stilemi dell'aplomb cinematografico britannico, ma anzi veloce e ritmato. Insistenza nell'uso del quadro nel quadro, servendosi di specchi ed altre superfici riflettenti; possibile metafora dell'interiorità dei personaggi inquadrati. Insieme ad un'atmosfera squisitamente settantiana e a nudi sì ostentati ma non volgari si viene a creare una gradevole opera pop. Da rilevare anche qualche similitudine con lo stile di altri lavori di Austin, che ,ricordiamo, è la firma registica di alcuni episodi di telefilm come Magnum P.I., Love Boat, Spazio: 1999 ed altri famosi.
Ah, di svedesi non ce ne sono, di vergini ce n'è una sola...

sabato 18 dicembre 2010

mi senti?

Let's Scare Jessica to Death
(La morte corre incontro a Jessica)
1971
Stati Uniti d'America
Regia: John D. Hancock
Scritto: John D. Hancock (Ralph Rose), Lee Kalcheim (Norman Jonas), Sheridan Le Fanu (non accreditato)

Pellicola d'atmosfera , da un regista, John D. Hancock, molto attivo nel campo delle produzioni televisive. Presente la solita magione con baia e lago annessi, diffusa offerta naturale del territorio statunitense, ma anni prima dei classici slasher che sfruttavano questo ambiente. Non ci troviamo comunque di fronte ad opera appartenente a quella corrente, ma ad un horror-mystery con rilevanti connotazioni psicologiche, un buon misto di dramma umano e soprannaturale. Come parte del soggetto, non accreditato, viene indicato anche il classicissimo Carmilla di Sheridan Le Fanu, ma il collegamento è molto labile, trattasi soltanto di un piccolo riferimento.
La parte del leone spetta alla protagonista, interpretata da Zohra Lampert, partecipe anche lei di diverse TV series, ben calata nella parte di ragazza disagiata, ed è proprio il suo rapporto con le voci interne a rendere il film degno di visione. Non mancano momenti da balzo sulla sedia, così come un altro cliché, quello dei cittadini diffidenti del paese ospitante.
Le scelte tecniche non presentato virtuosismi di ripresa, ma lo stile è pulito ed efficace, lontano dai raffazzonamenti di un certo cinema di genere del periodo.
Hancock tornerà ad occuparsi di fantastico e thriller con la direzione di alcuni episodi della serie anni Ottanta de Ai confini della realtà e con un lungometraggio del 2001, Suspendend Animation.

mercoledì 15 dicembre 2010

non mettere mai più piede qui

The Forgotten
(Non guardare in cantina)
1973
Stati Uniti d'America
Regia: S. F. Brownrigg
Scritto: Thomas Pope, Tim Pope

Exploitation! Si astengano palati fini e chi non regge temi forti. S. F. Brownrigg alla regia, pochi film diretti, una manciata di horror e una commedia, tutto all'insegna del low-budget e dell'arte di arrangiarsi. Quello in esame è fortunatamente stato doppiato in italiano, e a dir la verità neanche malissimo. Reperibile soltanto in una vecchia edizione VHS (edita da CVR), ma noi abbiamo una predilezione per i master non in perfetto stato, rovinati dal tempo e con audio ovattato, se il film è poi appartenente ad un genere "laido" come questo meglio ancora, viene accresciuto l'alone di mistero attorno ad esso. Rispetto ad altri horror da "Grindhouse", cioè quelli proiettati nella sale cinematografiche così chiamate, dov'erano spesso visionabili a due alla volta, è però un gradino più in alto, nonostante sia poverissimo tecnicamente e scevro di grandi interpretazioni, si fa valere per una trama dalla forte connotazione sociale, ennesimo richiamo a Il sistema del Dottor Catrame e del professor Piuma di Poe, e per una certa inquietudine che riesce a trasmettere. Tutti si svolge in una casa di curva privata, isolata dal resto del mondo e connotata da una certa libertà data ai pazienti; l'arrivo di una nuova infermiera darà il via a nuove vicende.
A tratti riesce anche a spaventare e non è prevedibile come forse ci si aspetterebbe, peccato per evidenti buchi di sceneggiatura.
Forte uso di espressivi primi e primissimi piani, anche perché c'era poco da enfatizzare nell'ambiente circostante, e soggettive, nonché un uso di piani dal basso e dall'alto per trasmettere differenti significati allo spettatore.
Dicevamo poco sopra delle non eccelse prove attoriali, ma nonostante si tratti di lavoratori alle prime armi o raccattati per l'occasione, tendono ad essere credibili nel loro ruolo di folli, non eccessivamente sopra le righe ed aiutati da dialoghi plausibili per la loro condizione. Fra personaggi decisamente stereotipati spicca qualche interpretazione che non si dimentica facilmente...

domenica 12 dicembre 2010

sentita preparazione

L'instant avant
2005

Messico

Regia: Alvaro Zendejas


Un rituale medico estatico, contemplativo di un mondo, il proprio corpo, personale quanto inesplorato. L'accesso ad esso prevede anche chiavi, oggetti, che paiono vivere di vita propria, e bearsi della loro funzione. Il finale e il catartico momento prima, ci conducono verso un'operazione dal sapore antico, come le immagini presentate in precedenza, che dimostra un culto sia carnale che filosofico.
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venerdì 10 dicembre 2010

sei tu?

The Brøken
(Rotto)
2008
Regno Unito, Francia
Regia: Sean Ellis
Scritto: Sean Ellis

Debole horror di nuova generazione, patinato quanto basta per entrare nel girone della fruibilità da grande schermo, anche se in Italia pare non si sia visto.
Il fascino del tema del doppelgänger, presente in questa pellicola, è però innegabile, va a segno, tasta nervi scoperti dell'umano e del suo rapporto con l'io interiore. Purtroppo però il film rimane impantanato. Probabilmente perché è la pellicola stessa a darne l'idea, ci troviamo ad aspettare una qualcosa che non arriva: né una sorpresa né uno "spiegone" rivelatore, nulla, soltanto la base essenziale e il suo effetto. Poco riuscito anche l'intento di trasmettere tensione, le scene ad hoc sono senza mordente e prevedibili.
Interpretazioni da botulino, personaggi stereotipati, esempi di vite non di certo appartenenti al volgo...
Discreta la fotografia di Angus Hudson virata al bluastro, e da segnalare un buon uso del piano-sequenza e dei fantastici travelling aerei sulla City di Londra.

lunedì 6 dicembre 2010

tradizione

The Faeries of Blackheath Woods
2006
Irlanda
Regia: Ciaran Foy
Scritto: Ciaran Foy

Grande prova formale proveniente dalla verde Irlanda, con tanto di trama ispirata dal folclore locale. Una bambina è all'inseguimento di una farfalla; poco dopo il suo obiettivo diventerà una fatina e...
Essenziale ma ben realizzato, non presenta sbavature tecniche, effetti speciali compresi, e la fotografia veste il tutto da libro di leggende.
Vincitore di diversi premi dedicati ai cortometraggi.
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Moviement n°6

Come detto qui, a gennaio sarà disponibile il sesto numero della collana Moviement Magazine, dedicato al surrealista Jan Švankmajer. Sono orgogliosamente presente in esso come autore del saggio di apertura.
Riporto il comunicato ufficiale:
Il sesto numero di MOVIEMENT è dedicato al regista ceco Jan Švankmajer.
Definito dalla rivista francese Positif un “gigante del cinema contemporaneo” Jan Švankmajer è un regista atipico per eccellenza, “per il controllo artigianale, la vastità dei riferimenti, la singolarità della proposta” (Pitassio, 2000) e per una cifra stilistica che connota tutta la sua produzione assolutamente fuori da ogni schema, è senza ombra di dubbio “uno dei pochi artisti viventi che lavorano nel cinema e che si merita il termine abusato di genio” (Andrew, 2007). Jan Švankmajer è tra i più grandi registi di animazione al mondo, maestro nell'arte dello stop motion è tra i principali esponenti del Surrealismo ceco. Regista, pittore, scultore e poeta, mescola spesso tra loro arti diverse, i suoi film ci trasportano in mondi magici in cui tutto si anima. Questo numero di Moviement si occuperà, attraverso saggi ed interviste, dei vari aspetti che hanno reso unico questo grande maestro visionario, le cui opere hanno ispirato artisti quali Tim Burton, Terry Gilliam e i fratelli Quay. Il regista praghese è tornato in prima mondiale alla 67ma Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia, fuori concorso, con Surviving Life “commedia psicanalitica” tra sogno e realtà. Dice Švankmajer: “La nostra civiltà non fa più affidamento sui sogni, dal momento che non possono essere capitalizzati”.
Moviement n°6 – Jan Švankmajer
A cura di Gemma Lanzo e Costanzo Antermite
Formato: 21 x 29,7
Pagine: 112
Prezzo: 12 euro
ISBN: 978.88.904002.8.5
Uscita: Gennaio 2011
Editore: Gemma Lanzo Editore, Manduria (Ta)
www.lanzoeditore.it

sabato 4 dicembre 2010

farina

La jetée
1962
Francia
Regia: Chris Marker
Sceneggiatura: Chris Marker

Singolare e riuscitissimo esperimento, ad opera di Christian François Bouche-Villeneuve, in arte Chris Marker, schivo personaggio ombra con una vita avventurosa e cinematograficamente dedicata principalmente al documentario.
Il film è una "spremitura di pellicola", è infatti strutturato in stile fotoromanzo, con una storia raccontata tramite immagini fisse in successione; non fotografie, ma veri e propri fotogrammi esplicativi estrapolati da sequenze girate in precedenza, tutto accompagnato dalle parole extra-diegetiche dell'istanza narrante. Unica concessione sono delle dissolvenze incrociate per il collegamento di alcune delle immagini.
Rapportabile ad uno sci fi catastrofico, ma con alta concentrazione di filosofia e lirismo; tratta di immagini mai termine più esatto scolpite nella memoria, nuove guerre mondiali e seguenti società allo sbando, potenti conquiste scientifiche e risvolti distopici.
Come detto, un "succo" sostanziale, un anello che strizza l'occhio a cinema, pittura e fotografia contemporaneamente. Possibile valenza simbolica: la riduzione dell'insieme potrebbe essere paragonata alla distruzione della civiltà trattata nella pellicola, con i pochi residui di vitalità; in più c'è una scena con qualche secondo in movimento, e visto si tratta del risveglio di una persona l'affinità si fa più profonda.
Consigliatissimo a chi è immerso in studi formali, agli appassionati di fantascienza e ai... romantici.
PARTE 1
PARTE 2
PARTE 3