OCCHIO: degustazione, esegesi...   ESPRESSIONI: visioni, letture, arte...

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domenica 9 giugno 2019

the wonderful baby


An Over-Incubated Baby
1901
Regno Unito
Regia: Walter R. Booth

Svilimento per svilimento, a quel punto conviene bruciare (letteralmente) le tappe ed avere già un elemento in stadio avanzato. Gli annunci appartengono al passato, così come gli auguri e tutti i frizzi e lazzi.

domenica 19 maggio 2019

i guai di un viaggiatore stanco e impersonale

Undressing Extraordinary
1901
Regno Unito

Regia: Walter R. Booth

Maschere che si alternano in tutto il lungo viaggio, presumibilmente, perché le vediamo in scena nell'intimità.
Borghese, monarca, tutore dell'ordine, squattrinato, ce ne son tante.
Colei che tutti pareggia avverte, poi arriva la pioggia purificatrice.

domenica 17 febbraio 2019

question mark

The '?' Motorist
1906

Regno Unito
Regia: Walter R. Booth

Sogni d'evasione, ben prima che missioni motorizzate diventassero fatto, allegoria, metafora.
Oltre le impomatate leggi terrestri, con un po' di tracotanza, con dubbio infuso.

lunedì 22 ottobre 2018

torrente

Cineblatz
1967
Regno Unito

Regia: Jeff Keen

Televisione, riviste, giornali, manifesti, film; ora anche social network, applicazioni, siti internet, canali tematici...
Da un fiume in piena si può pescare, ma è difficile avere tutti i pesci del fiume.
Pop che racchiude bene, male e neutro.

domenica 14 gennaio 2018

finis

Prelude
1927

Regno Unito
Regia: Castleton Knight
Scritto: Edgar Allan Poe, 
Castleton Knight

Un'immersione, una visione anticipata di un mondo, da una prospettiva da incubo.
Rachmaninov e Edgar Allan Poe, due Caronte di sogno.
Oggetti: qualcuno salvifico, qualcuno condannatore. Cromatismi di realtà, d'inferno, di liberazione; poi mescolati.  

domenica 15 ottobre 2017

il ventaglio

Experimental Animation 1933
1933
Regno Unito
Regia: Len Lye
Scritto: Len Lye


Espressioni antropomorfe in 16mm, spensieratezza sperimentale, accennato eco d'amore, duetti esotici, panoramiche animate, lunghezze in breve.

sabato 23 aprile 2016

A Photographic Contortion

The Big Swallow
1901
Regno Unito
Regia: James Williamson

Metacinematografico e ambivalente, moderno e antimoderno. Gran sfoggio di tecnica, esordio del close-up, sapiente uso del fuoco, satirico, rivoluzionario. Rifiutatore di nuovi mezzi e dell'evoluzione sociale e comunicativa, borghese, romantico.

domenica 25 maggio 2014

director of photography: Bob Whitaker

Darling, Do You Love Me?
1968
Regno Unito
Regia: Martin Sharp
Scritto: Martin Sharp

La donna che deve essere una figurante mono-pensiero, l'uomo distaccato, con un sorriso falso, appena accennato. 
Lei bramosa, schiava del suo corpo, ossessiva nell'esporre il suo unico desiderio, famelica, ingabbiata e con l'idea che l'anelito maniacale sia l'arma di liberazione. Nel percorso della vita lei non mollerà mai, si distenderà, lui avanzerà, ma poi, uomo fantoccio, cadrà.

sabato 9 novembre 2013

I due The Kiss in the Tunnel

Regno Unito, 1899
Inneggiare all'amore indefesso, anche nei momenti bui, o alla riservatezza? O forse ad un senso antico del pudore? Oppure ad un sentimento di vergogna per una determinata relazione?
Si viaggia fra due colori. I viaggiatori vanno e vengono, chi va avanti, chi indietro, chi accelera, chi rallenta.

domenica 4 agosto 2013

scheletri

The X-Ray Fiend
1897
Regno Unito
Regia: George Albert Smith

Bastasse una spartana scatola a mostrare lo spirito degli uomini. Bastasse una tecnologia, anche obsoleta. La società, probabilmente, cadrebbe in pezzi; insostenibile, incompatibile sarebbe l'invasione di "scheletri da armadio".
In questo corto abbiamo Smith, il genio di Brighton, che ci mostra il valore dell'arresto della ripresa.

sabato 6 luglio 2013

Kamera

Attic Queen
1960
Regno Unito
Regia: George Harrison Marks

Da attiva lavorante a regina incontrastata. Basta una piccola soffitta, con la presenza di una riproduzione della Venere di Milo a suggerirci il futuro, qualche simbolico oggetto a corredo e la propria persona. Svetterà un corpo giunonico, da Venus appunto, sovrastato da una mente fervida, adatta a fantasticare verso lidi immensi. I pochi metri quadrati diventeranno regno.

lunedì 18 giugno 2012

bacio di sangue

Salome
1973
Regno Unito
Regia: Clive Barker
Scritto: Clive Barker, Oscar Wilde


Un ambiente livido, dove le cerulee presenze si muovono come anime in pena, quasi a presagire ciò che capiterà con l'evolversi delle loro cagioni. Surrealismo dove le figure sono appena percepibili, chiaroscuro ed effetti stranianti sono la base di tutto, ma la resa dell'episodio del Vangelo (ricordando anche che un dramma omonimo di Wilde è servito d'ispirazione) è ottima, niente blasfemia gratuita.
Salome osserva ciò che le sta intorno e noi con desiderio, un demone la guarda da un muro, è la rappresentazione della sua perfida lascivia.
Giovanni Battista, prigioniero, è il ritratto del candore, ciò basta a fare le veci della personalità demonizzante originale; lei lo brama.
Balla Salome, balla per Erode Antipa, fra quadri mai troppo larghi, dispiega le ali come una farfalla, lui ne è appagato, gusta. Fra mezzi busti, mezze figure, primi e primissimi piani libidinosi, lei, com'è noto, vuole qualcosa in cambio, la testa di quel detenuto, almeno in questo modo sarà amato.
Così fu, ma l'orrore è troppo forte, ed anche una personalità come quella di Erode se ne duole, ordina quindi che la serpe sia schiacciata, il desiderio represso, sotto lo sguardo ormai spiritico di Giovanni.

lunedì 4 giugno 2012

derattizzazione

The Contraption
1977
Regno Unito
Regia: James Dearden
Scritto: James Dearden

Capiamo che sta succedendo qualcosa di torvo grazie alla magistrale tecnica che gioca con le inquadrature su di un lavoro di bricolage. I dettagli sono esasperati, le azioni rallentate, ogni movimento è seguito e realizzato con certosina maestria; le luci sono tenui, abbonda il chiaroscuro; i suoni sono cupi e rimbombanti, in più c'è un contrappunto sonoro, fuori dalla tematica, esso è la nostra lanterna guida per capire con che tipo di tema abbiamo a che fare.
Se non fosse per l'aspetto formale sapremmo anche apprezzare il lavoro, nelle sue finezze, nel misconosciuto fascino degli oggetti, della materia.
Ma un matrimonio ha "creato" un topo, un "bloody mouse" che va eliminato.
Protagonista Richard O'Brien, il celebre Riff Raff di The Rocky Horror Picture Show.

mercoledì 9 maggio 2012

movimentati piccoli spazi

The Haunted Curiosity Shop
1901
Regno Unito
Regia: Walter R. Booth

Un negozietto di curiosità in vecchio stile, à la Safarà di Dylan Dog, per intenderci. Qui però il gestore non ha poteri, quasi nulla può contro le presenze moleste. A far loro da porte d'accesso ci sono il classico armadio e il tipico vaso dell'iconografia d'orrore, stessa cosa per la forma delle entità, si va dagli scheletri ai fantasmi incorporei, dalle teste volanti a dispettosi  folletti.
Tutto in un quadro fisso, con quegli effetti che strabiliavano da almeno un quinquennio.
Ritroviamo Walter R. Booth, già visto qui.

lunedì 30 aprile 2012

una sciarpa nella nebbia

The Lodger: A Story of the London Fog
(Il pensionante)
1927
Regno Unito
Regia: Alfred Hitchcock
Soggetto: Marie Belloc Lowndes
Sceneggiatura: Alfred Hitchcock, Eliot Stannard

Il pensionante ha un volto molto dolce, ma nello stesso tempo i fatti portano a vederlo con un alone perverso, il bianco del cerone diventa quello del volto della morte e gli occhi languidi perversione omicida. Daisy, figlia dei padroni della pensione si è ormai infatuata, la madre è invece sospettosa, il padre più distaccato. Le nebbie di Londra nascondo dei misteri. Un poliziotto fa il filo alla ragazza, e non ha in simpatia il loro cliente...
Fortissima influenza della avanguardie tedesche per questa quinta opera di Alfred Hitchcock, ritenuta però il sincero esordio. Gli stilemi del maestro, la cura estrema che verrà riposta poi nel periodo americano è già presente: i pensieri accentuanti da semplici piani, dei dettagli espressivi che parlerebbero anche senza intertitoli, la donna diafana, delicata ma sicura di sé, il soggetto per cui lo spettatore parteggia e rifugge, i cameo del regista stesso, ma soprattutto il classico tema giallo, con i dubbi che si sciolgono solo a fine pellicola, comprendendo anche una sorta di doppio finale.
Ma ombre, accento su alcune parti scenografiche, tra cui porte e scale, sono evidente impronta espressionista, mentre la lenta e spesso solo accennata recitazione presente in alcuni momenti è più vicina al Kammerspiel. Da espressionismo tedesco anche i magnifici, seppur brevi, titoli d'inizio pellicola di E. McKnight Kauffer, che fanno riferimento alla figura del triangolo ricorrente nella pellicola: il triangolo lasciato sui biglietti dell'assassino, il triangolo amoroso...
Ispirato da libro omonimo e lavoro teatrale (Who I He?) di Marie Belloc Lowndes, portato sullo schermo altre sei volte: con lo stesso titolo, The Lodger, nel 1932, nel 1944 e nel 2009 e nella serie Armchair Mystery Theatre del 1965, chiamato Man in the Attic nel 1953 e con la traduzione tedesca Der Mieter in un film TV del 1967.

sabato 10 marzo 2012

are we not men?

The Island of Dr. Moreau
(L'isola del Dr. Moreau)
Herbert George Wells
Newton Compton Editori

Ce lo insegnava anche Leopardi: il mondo naturale è scomparso, sostituito da uno artificioso e definito progredito.
Il dottor Moreau è il perfetto agente di una nuova società che deve andare a snidare ogni cellula della Terra, tramutandola e assoggettandola. In nome della scienza, egli e l'inizialmente turbato e restio dottor Montgomery, ha reso degli animali quasi umani, ma è proprio quel "quasi" il problema, infatti il risultato è un ibrido sempre esposto al pieno ritorno dell'istinto selvaggio.
L'isola sperduta del Pacifico dove agiscono verrà incidentalmente visitata da Carlo Edoardo Prendick, individuo sicuramente più ricco di morale rispetto all'allucinante scienziato, che si troverà a che fare con una sub-società specchio di classi disagiate, frutto di fagocitanti tempi industrializzati che non guardano in faccia nessuno. Le entità mutate, nonostante vivano assieme e siano in qualche modo organizzate, dipendono sempre da quella mano semi divina che ha il potere di schiacciarli quando vuole, di dettare loro regole, di farli soffrire o gioire.
È pur vero che anche il folle medico non può fare a meno del suo parto, li lega un cordone ombelicale ambiguo e malsano, canale di insuccessi e traguardi.
Ma questo sistema è destinato ad esplodere, a nulla valgono i tentativi di tamponamento, l'"eccesso di scibile" sarà un potente detonatore. Ma ciò che termina in un punto del mondo è sicuramente attivo anche altrove; dovunque. Prendick si accorgerà che tali caratteristiche non presenziano solo su su sperduti isolotti, anzi, capirà che la bestialità appartiene ad altre schiere...

Island of Lost Souls
(L'isola delle anime perdute)
1932
Stati Uniti d'America
Regia: Erle C. Kenton
Soggetto: H.G. Wells
Sceneggiatura: Waldemar Young, Philip Wylie

Nonostante evidenti differenze di adattamento è la trasposizione migliore delle quattro realizzate.
Cambiamento principe è la presenza di una donna con un ruolo maggiore fra le creature, con il sordido dottore che tenterà la carta Prendick, qui però chiamato Parker, per comprendere quanto umana è diventata, puntando su sesso, amore e tutto l'armamentario di sentimenti umani. Il protagonista vive anche il contatto con la sua compagna, non presente nel romanzo, che farà di tutto per raggiungere il suo sperduto amato. Finale più ottimista ed evidenti altri aggiustamenti.
Classico stile Paramount Picture ed horror del periodo, Kenton ha lavorato anche per Universal e Metro-Goldwyn-Mayer: silenzi e tempi rilassati, azione anche accelerata, Moreau, interpretato da Charles Laughton, è quasi una caricatura, ciò lo rende grottesco ma maggiormente laido e meno d'aspetto professionale. Compito ma disagiato Montogomery (Arthur Hohl) e buona la resa di Parker (Richard Arlen), perfetto borghese catapultato in una difficile realtà inurbana. Ottimo, per il tempo, il trucco delle "anime perdute", le entità vittime degli esperimenti, fra le file un irriconoscibile Bela Lugosi.
Ombre quando necessario e luci  per un'idea d'esotico.
Gli altri adattamenti sono stati prodotti nel 1971, con Tim Burton e The Island of Doctor Agor, nel 1977, The Island of Dr. Moreau e nel 1996 con lo stesso titolo. Divertente anche la parodia nei Simpson, nello speciale di Halloween XIII: The Island of Dr. Hibbert.

martedì 28 febbraio 2012

bambini del passato

Voices
(E se oggi... fosse già domani?)
1973
Regno Unito
Regia: Kevin Billington
Soggetto: Richard Lortz
Sceneggiatura: George Kirgo, Robert Enders

Fin dove arriva la follia? Chi può delimitare la linea del lecito? Una mente distorta apre delle porte sconosciute?
Il trauma di Claire è infinito, il suo senso d'impotenza fortissimo, lei non riescere a dimenticarne ciò che è successo, al contrario di suo marito Robert che, con il tempo, ha accettato la cosa. Cos'è successo? Il loro figlioletto David si è perso per sempre nei pressi di un canale, durante un loro momento di distrazione.
Ad attutire la sofferenza dell'uomo c'è forse la consapevolezza dell'impraticabilità e della fine di un rapporto edipico fra Claire e David, descritto da lui come covato dentro, ma ugualmente inconcepibile per una madre ed un figlio. Oltretutto il fattaccio avviene proprio quando marito e moglie stanno facendo l'amore, come a ribadire il concetto di territorialità, talmente forte che riesce ad annullare le anomalie, più del dovuto...
La donna lotta fra due mondi, alternati fra un minuto e l'altro, descritti a noi spettatori con un ritmo cadenzato, esplicativi flashback, toni seppia, tanta cura negli inserti e soprattutto una scenografia ristrettissima: la quasi interezza del film si svolge in un ambiente unico, una grande stanza neanche tanto caratterizzata.
Il bipolarismo di Claire ha forse un potere particolare, o forse è stata colpa del destino, ma i due vivranno un'esperienza allucinante...
Horror/thriller di innata classe "british", c'è un grandissimo David Hemmings e una altrettanto brava Gayle Hunnicutt.
Parte della storia è ormai un classicissimo, conosciuta anche al grande pubblico tramite The Others o Il sesto senso e ripresa diverse altre volte con meno clamore. Si presume che l'origine sia in Carnival of Souls, stupenda pellicola del 1962, ma il soggettista di questo film, Richard Lortz, l'ha presentata in un precedente lavoro teatrale, portato anche sugli schermi nelle serie Suspense, con l'episodio The Others, e con lo stesso nome della puntata in Armchair Theatre, datate rispettivamente 1953 e 1970. Fra scritto teatrale e prima apparizione c'è da credere che Lortz sia l'autore originale.
In Italia è passato in TV anche con i nomi Presenze e Strani fenomeni.

giovedì 12 gennaio 2012

rush fosco

Arthur Crabtree e l'orrore

Il britannico nativo dello Yorkshire, Crabtree, dopo una trentennale carriera da director e cinematographer dedita soprattutto al drammatico ed alla commedia, termina il suo contributo scendendo i gradini oscuri dell'horror.
Fiend Without a Face, del 1958, è un, volontario o meno, manifesto antinucleare, con tanto di condanna alla cupidigia scientifica, quel senso di onnipotenza che scorre nelle vene di chi va oltre l'azione per il bene dell'umanità e sembra voglia percorrere carreggiate divine.
Sullo sfondo di una base militare USA con impianto nucleare stanziata in Canada avvengono delle strane dipartite. Le vittime, militari e abitanti di un villaggio limitrofo, vengono attaccate al cervello ed al midollo spinale. Varie sono le congetture di paesani, un po' rudi e diffidenti verso le radiazioni, e protagonista, il maggiore Cummings, che rivolge le sue attenzioni ad uno scienziato locale, prof. R.E. Walgate, impegnato in sperimentazioni con il potere della mente umana. Avranno ragione entrambi, perché la scienza malsana di Walgate ha creato un mostro telecinetico, invisibile, che si alimenta con l'energia nucleare. Nel vivo della pellicola i "fiends" si mostreranno, ed avranno, cosa di alto valore allegorico, l'aspetto di proprio di cervello umano, con annessi, connessi e surplus. I problemi di questa Terra sono spesso creato da noi stessi, dalla nostra materia grigia che abbatte un limite, quelle che possono essere invenzioni benefiche sfuggono di mano e si trasformano in nemici dell'uomo.
I demoni di questa pellicola sono animati in stop motion con un perizia sufficiente per il tempo, in un bianco e nero dagli sfondi fintamente canadesi, visto che realtà si gira nel cuore del Regno Unito. C'è una sequenza in un cimitero, molto bella, che rimanda in qualche modo ad una ben più nota di Il gatto a nove code argentiano. Chissà...
Degni gli interpreti, molto dolce Kim Parker, che impersona la sorella di una delle vittime, attiva solo in una decina di pellicole; un vero peccato...
Tratto da un romanzo di Amelia Reynolds Long, The Thought Monster, e sceneggiato da Herbert J. Leder, che doveva anche girarlo, ma contrattempi da espatrio non gliel'hanno permesso.
Nelle menti, è proprio il caso di dirlo, di molti anglosassoni ma ancora inedito in Italia.
Nel 1959 si passa a Horrors of the Black Museum, ed è di nuovo arrivismo personale, con uno scrittore di inchiesta che si occupa di omicidi e dell'inettitudine di chi dovrebbe prevenirli. Possessore di un museo dell'orrore personale, con tanto di cere e strumenti di tortura, non si fa problemi a nascondere la stessa cosa nella sua indole, usando un'iniezione particolare che induce il suo assistente a compiere i delitti ideali per i suoi scritti.
Qui subentra il classico inglese, il mito di Frankenstein, ma in maniera maggiore dottor Jekyll e signor Hyde, con la doppia personalità covata in ognuno di noi che viene aizzata da un mente esterna più diabolica e manipolatrice.
Graficamente siamo su un piano completamente diverso: fotografia di Desmond Dickinson, a colori, sul filone dei classici Hammer e Amicus. Londra decadente, modi raffinati, "bobbies", botteghe dallo strano commerciare (di nuovo Amicus) ed, appunto, musei lugubri.
Globalmente più kitsch dell'altro, non mancano momenti ironici e "retro tecnologia".
Al momento della sua uscita al cinema vantava un'attrattiva tecnologica nominata "Hypnovision", che però non era altro che un'introduzione in cui un tizio dava idea di ipnotizzare lo spettatore. Trovate del genere ma più interessanti, tipo quelle del genio William Castle, le descriveremo magari più in là, invece pezzo forte di questo film sono le modalità di omicidio, con gli originali oggetti usati per compierli.
Scritto da Herman Cohen e Aben Kandel, in Italia è Gli orrori del museo nero, in patria era accomunato in una triade insieme a Circus of Horrors e Peeping Tom.

giovedì 15 dicembre 2011

bianchezza notturna



Nightmare at Elm Manor
1961
Regno Unito
Regia: George Harrison Marks

Un corpo bellissimo che di notte diventa un'estensione carnale dell'Elm Manor Hotel, con la nostra pulsione, forse maligna, alla sua ricerca. In altri momenti essa è sopita, contenuta in una quotidianità di rilassatezza e sorrisi.
Scorrono veloci le immagini, come lo sono i pensieri che affluiscono nella nostra mente, niente parole, solo un suono soave come il piacere arrecato.
Expolitation horror/sex molto audace per i tempi, non c'è anno, epoca che tenga, per espletare voluttà!

giovedì 17 novembre 2011

innumerevole

Televisual Man
2004
Regno Unito
Regia: Steve Piper
Scritto: Steve Piper

Che si è all'interno e non all'esterno è percepibile fin dall'inizio, grazie ad una visualità in stile "catodico".
TV novella vertigo o pendolo, di quest'ultimo ne riproduce la ripetitività, quando parliamo di un certo tipo di messaggi. Siamo nello stesso tempo ipnotizzati ed ipnotizzatori, compriamo noi il biglietto del viaggio, un gesto che è il minimo indispensabile, tanto poi saremo guidati. Fra il nulla dello zero e l'infinito il passo è breve, il nostro salto è una conseguenza logica. Una macchinosità straniante, lunga, inesauribile: è avanti a noi, in noi, dietro di noi e via di questo passo...