1923
Unione Sovietica
Regia: Sergej Michajlovič Ėjzenštejn
Il diario di Glumov, realizzazione nata per essere uno scorcio cinematografico sperimentale in una rappresentazione teatrale messa in scena da Ėjzenštejn e da Sergei Mikhailovich Tretyakov, Mudrets, adattamento di Na vsyakogo mudretsa dovolno prostoty (Anche il più furbo ci può cascare), dell'autore Aleksandr Ostrovsky. Nonostante la particolarità della cosa è, a tutti gli effetti, il primo cortometraggio di Ėjzenštejn, appartenente alle produzioni del Proletkult, movimento nato per creare e diffondere arte proletaria.
Al di fuori del contesto è difficile seguire la vicenda, a capire le simbologie, i luoghi ed i tempi, ma paiono presenti anche rimandi politici e religiosi.
Embrione del "montaggio delle attrazioni", con grande uso di tecniche quali le sovraimpressioni e la transizione "iride", quest'ultima a caricare ulteriormente primi piani e dettagli.
Camera generalmente fissa, e sulla scena compaiono spesso due elementi in dialettica, purtroppo, ripetiamo, non percepibili a fondo se si è estranei allo spettacolo teatrale.
Elementi curiosi e all'avanguardia sono il mostrare una bobina cinematografica e la presenza dello stesso Ėjzenštejn all'inizio, due interessanti assaggi di metacinematografia, un'autoreferenza che, all'interno di un'opera nata per maggiori funzionalità teatrali, rimarca anche le qualità del mezzo cinema.
Da ricordare che è stato recuperato da Dziga Vertov ed incluso nel suo Kino-pravda no. 16.
Il Prolekult ha avuto vita breve (1917-1925), ma ha mostrato arte fuori dalle linee standard, forse prematura, o forse davvero utile alla causa.