OCCHIO: degustazione, esegesi...   ESPRESSIONI: visioni, letture, arte...

martedì 3 novembre 2009

profondità, ma non solo...

Alien 2 sulla Terra
1980
Italia
Regia: Ciro Ippolito, Biagio Proietti
Scritto: Ciro Ippolito

Dirigiamoci verso quello che, con discreta superficialità, è definito trash, termine che dovrebbe racchiudere svariate pellicole di altrettanto disparati generi. Evidente che non concordiamo con il termine, troppo difficile definire questo presunto aspetto nel largo panorama cinematografico.
Qui siamo nella fantascienza, ma non quella a stella e strisce carica di effetti visivi ed eroi, siamo entro qualcosa di più pessimista e catastrofico.
Una spedizione di speleologi va temporalmente di pari passo al rientro di un nave dallo spazio; una sua componente, dotata di particolari poteri mentali, si rende subito conto che c'è qualcosa di anomalo nell'aria... Nelle grotte sotterranee dove sono diretti accadranno eventi spiacevoli, con la comparsa di esseri di un altro mondo, ma il caos sembra non essere presente soltanto entro quei confini...
Già dal titolo si denota subito il desiderio di cavalcare l'onda di pellicole di maggior successo, facendo leva sull'idea di seguiti cronologici. Il caso in questione però non è una semplice scopiazzatura, il risultato è fattivamente originale. Le sequenze sotterranee sono claustrofobiche e di ottima tensione, peccato per le numerose ingenuità, a tratti veramente ironico involontarie. Effetti da "avanzi di macelleria", le entità sono qualcosa di indefinito causa limitato budget, anche se si crea un effetto di vedo non vedo atto a non voler svelare il loro totale aspetto fisico. Comparse e presenze quasi di fortuna, non troviamo neanche i soliti caratteristi del periodo. Lode invece al finale, realizzazione apocalittica e disperata, di sicuro non un happy ending.
La pellicola è tornata alla ribalta perché il regista Ippolito ha accusato lo sceneggiatore di un recente film, The Descent, di aver rubato l'idea della trama; pare però che l'unica similitudine sia l'ambientazione sotterranea.

martedì 27 ottobre 2009

il bacio di plastica

La ragazza di latta
1970
Italia
Regia: Marcello Aliprandi
Scritto: Marcello Aliprandi, Fernando Imbert, Françoise Leherissay

Torniamo a proporre un altro estratto dalla miniera d'oro del panorama italico anni settanta, pregno di leggerezze quanto di profondità e impegno.
Pellicola questa di difficile definizione, potremmo definirla commedia , ma il termine è davvero stretto...
Rossi Osvaldo, impiegato nell'ala finanziaria della Smack, grossa azienda con ramificazione in molteplici settori, vive pienamente la sua personalità, rinunciando a quei tratti generali sposati dalle persone che gli stanno intorno. Rinuncia all'omologazione in ufficio, aspetto compreso, rifiuta di acquistare il mezzo di locomozione ambito e sfoggiato da tutti, un'auto prodotta dalla Smack stessa (la Rolls Smack), preferendo spostarsi in pattini a rotelle. Anche con la moglie ha le sue difficoltà, lei dirige un atelier di monda ed è accecata dal culto del lavoro full-time, sacrificando anche i momenti di relax. Riesce a trovare ristoro in rare occasioni, una è nell'impegno in un insolito gioco svolto con degli amici, comunque vissuto anch'esso nella sua ottica non conforme.
Uno strappo avviene con la visione di una ragazza, apparentemente alienante e sognante come lui, al di fuori del sistema. Incontri onirici con costei si alternano al trantran oppressivo: festini con amici della moglie, fintamente emancipati e tutti consumismo e spicciola carnalità, pressanti dirigenti che spingono il povero impiegato ad uniformarsi, in cambio di maggior benessere e visibilità con i superiori. Non mancano neanche i commentatori da strada, popolino giudicante e sparlante. Non basta corazzarsi e contrattaccare, scena rappresentata con il Rossi che indossa una vera e propria armatura, gli attacchi continuano ed il peggio arriva imbattendosi con il massimo esponente del degradato mondo, il Dottor Smack. Costui tenta di dare un colpo fatale, trasformare l'informalità del suo sottoposto nella più alta formalità possibile, decretandolo suo successore. Unica direttiva sarebbe rinunciare al proprio essere e standardizzarsi, ma L'Amore per l'anomala donna degli incontri farà declinare la proposta.
Nonostante ciò, la vita di prima sembra continuare, il tutto avvalorato dalle predizioni di un più che "felliniano" mago incontrato durante l'ennesima ricerca del suo tesoro.
Ci si avvia così verso il malinconico finale (SPOILER), la donna dei suoi sogni è semplicemente una produzione commerciale (modello XYZ4Bis) della famigerata ditta, uno dei tanti automi ordinabili per combattere commercialmente anche la solitudine, facendo leva su creazioni ad hoc per gli acquirenti. E' la goccia, Osvaldo, dopo una prima ed aggressiva riluttanza, accetterà la compagnia di lei e si uniformerà; guiderà la Rolls Smack e assumerà l'aspetto di tutti... (FINE SPOILER)
Davvero un gioiello quest'opera, critica al consumismo capitalista disegnata con un'impronta surrelista, bretoniana! Nonostante la povertà di mezzi, diverse scene sono delle vere e proprie opere d'arte, magari non immediate causa potente astrattismo, ma cariche di un irriverente significato. Grande ruolo anche per l'accompagnamento sonoro di Nicola Piovani, eseguito da Stelvio Cipriani, ed in gran forma i due protagonisti, una leggiadra Sidne Rome e un non meno bravo Roberto Antonelli (concittadino di chi scrive) .
Sembra sparito dal mercato, niente DVD, nessuna programmazione sulle principali TV in chiaro (trasmesso però dal canale Super 3, quindi...); la Smack non vuole proporlo... ;)

mercoledì 21 ottobre 2009

scrutando dall'ombra

Il gatto dagli occhi di giada
1977
Italia
Regia: Antonio Bido
Scritto: Antonio Bido, Roberto Natale, Vittorio Schiraldi, Aldo Serio
Sceneggiatura: Vittorio Schiraldi

Siamo nel vasto mondo del giallo/thriller all'italiana, portato alla massima popolarità da Dario Argento e ritenuto pilastro fondamentale del nostro cinema ormai passato.
Trama che si snoda fra molteplici vicoli: avviene un omicidio, un'attrice percepisce inaspettatamente un dettaglio scomodo e per questo viene perseguitata dall'omicida. I delitti continuano, così come i rischi per la protagonista; in seguito sarà aiutata da un amico, pronto a tuffarsi nel labirinto di indagini. Finale inaspettato.
Non tra i famosissimi del periodo, ma degno di rilevanza per la realizzazione globale, partendo dalle ottime interpretazioni. Non mancano i momenti di tensione, doverosi per un thriller, accompagnati dagli ottimi temi musicali. Su quest'ultimo aspetto vorremmo soffermarci un po' di più: realizzati dal gruppo Trans Europa Express, presentano chiarissimi rimandi ai Goblin delle opere "argentiane", pur elevandosi per maestria tecnica.
Altra caratteristica usuale e qui riproposta degnamente è l'ambientazione urbana, con quell'idea di eventi che potrebbero capitare nel quotidiano di chiunque.
Bido si ripresenterà l'anno dopo con Solamente nero, altro thriller, poi cambierà totalmente direzione.

sabato 17 ottobre 2009

figure tragicomiche

ハウス (Hausu)
1977
Giappone
Regia: Nobuhiko Ôbayashi
Soggetto: Chigumi Ôbayashi
Sceneggiatura: Chiho Katsura

Storia più che classica, ma confezione spumeggiante! Chiunque incappi in codesta pellicola non può rimanerne indifferente, colpisce per le peculiarità o delude per... le peculiarità.
Una studentessa, causa situazione familiare non accettata, parte per una vacanza di gruppo, raggiungendo la zia in una vecchia magione.
Orrore e commedia si fondono in un'amalgama caleidoscopica, un tornado di effetti visivi di stampo vintage. In molti momenti vicino ai film d'animazione, eclettico anche nell'unione di suono e grafica. Siamo nel '77, ma avanti di vari anni come inventiva. Evidente, per l'appassionato, anche ciò che in seguito ha ispirato: Evil Dead e seguiti (La Casa in italiano) torna in mente in più di un'occasione(se la pellicola è stata assaporata in precedenza, nonostante sia ovviamente più recente, il primo capitolo è del 1981). Raimi stesso, il regista, ha ammesso di avere particolare stima per la filmografia orientale di genere. Oltre a riprendere l'originalità delle scelte visive, sembra sia di richiamo anche l'approccio ironico-orrorifico, bilanciato ed appariscente.
Molti personaggi stereotipati, probabile volontà per rendere ancora più macchiettistico il film, altri assurdi e caotici. Musiche che passano dal suono simil carillon al tragico, comprendendo anche pezzi "americaneggianti" ed "europeggianti".
Nonostante l'impostazione generale, la spiegazione di fondo presenta un tema serio e drammatico.
Sui generis, termine giusto per definire l'opera.

lunedì 5 ottobre 2009

un insieme

쓰리, 몬스터 : 컷 (Three... Extremes)
(Three... Extremes)
2004
Hong Kong, Corea del Sud, Giappone
Regia: Fruit Chan (Dumplings), Chan-wook Park (Cut), Takashi Miike (Box)
Scritto: Lilian Lee (Dumplings), Chan-wook Park (Cut), Bun Saikou, Haruko Fukushima (Box)

Comunione d'intenti d'Estremo Oriente, film ad episodi che può definirsi in linea con San Geng, altra realizzazione simile di due anni prima.
Alto livello qualitativo generale, localizzato professionalmente e presentato all'edizione sessantunesima della Mostra di Venezia.
Dumplings: segmento di Fruit Chan, produzione Hong Kong. Episodio "carnoso" con risvolti sociali, protagonista il tipo di pasta tipica in stile ravioli, riempita della spasmodica ricerca dell'apparire a tutti i costi, nonostante l'iter, la pressione psicologica e l'influsso, qui trattato in modo concreto, sull'intera società. Spazio anche per disamine sociali sulla donna, mai sorpassate e mai completamente degne dell'attenzione globale. Abili gli attori, chiara e realista l'ambientazione. Ne esiste anche una versione allungata: San Geng 2 - Jiaozi.
Cut: coreano e con la regia di Park Chan-wook, è il più d'impatto dei tre, pur presentando un topoi classico che strizza l'occhio ai recenti torture porn, presenta anch'esso profondità cerebrali degne di nota. Una comparsa cinematografica in cerca di vendetta verso le persone che invidia di più. Metacinematografico, scena nella scena e successiva proposta al pubblico, quasi tutto girato nell'unico ambiente di un visibile set filmico. Man mano che si susseguono i colpi di scena l'idea nella mente di chi guarda viene modificata e sovvertita; difficile definire chi è colpevole, ma anche chi è innocente...
The Box: Giappone, Takashi Miike. Continuamo ad essere dell'idea che sono queste le pellicole che mancano nell'odierno panorama cinematografico occidentale. Un sogno grafico e di sussurri, presenze dolci e spettrali in ambienti caldi e freddi, un vero carillon stregante. Per la rappresentazione generale ricorda quel Kaidan ispirato al racconto di Lafcadio Hearn, contenuto nel libro recensito in precedenza. Il Miike ricordato principalmente per pellicole più ricche d'azione ci regala il giusto coronamento ad una trilogia da citare fra le migliori di genere.

venerdì 25 settembre 2009

gira...

うずまき (Uzumaki)
2000
Giappone
Regia: Higuchinsky
Scritto: Junji Ito, Kengo Kaji, Takao Nitta, Chika Yasuo

Plot deboluccio per un'esplosione visivamente originale.
La spirale; elemento che, vista anche la sua composizione e l'uso derivativo del termine, innesca una serie di eventi a catena in una piccola cittadina giapponese.
Gli effetti non sono strabordanti, ma scelti deliziosamente per infarcire uno scenario canonicamente nipponico, fatto di quei luoghi e personaggi che ormai conosciamo anche noi europei. Tutto ciò viene colpito e sovvertito, il vortice risucchia man mano tutti.
Stile di ripresa particolarissimo, da solo vale davvero almeno una visione; presente, in questi termini, anche un evidente omaggio al maestro Yasujiro Ozu, ai suoi dialoghi con inquadratura frontale.
C'è posto anche per qualche momento inaspettato ed inquietante, insieme a scene dal sapore parodistico e paradossalmente conturbanti: alcuni visi, corridoi "particolari", situazioni drammatiche in un certo qual modo affrontate con leggerezza...
Visione non impegnativissima, supportata anche da doppiaggio in italiano.
Tratto da un manga e definito una delle migliori pellicole terror giapponesi.

mercoledì 16 settembre 2009

flessuosità

빈 집 (Bin-jip)
(Ferro 3 - La casa vuota)
2004
Corea del Sud
Regia: Ki-duk Kim
Scritto: Ki-duk Kim

Un'emozione sensoriale: termini utili per definire questo film.
L'estetica dell'impalpabile, dell'etereo e del suo presenziare sulla Terra.
Un giovane, Tae-Suk, "vive" delle abitazioni, approfittando dell'assenza dei proprietari. In una sfarzosa villa viene a contatto con una donna maltrattata dal compagno, da qui l'inizio del condividere.
Una trama leggera come i movimenti del protagonista nella scena della cella, come la personalità della ragazza incontrata. Notevole come l'uomo viva gli oggetti che trova nelle case, nel modo più naturale ed accurato sentimentalmente, come potrebbero farlo i proprietari. Questi però, a parte un esempio mostrato, li usano come estensione delle loro frustrazioni e disagi, sarà anche il ragazzo a farne le spese, non per contatto volontario, ma per maligna imposizione della società materialista. C'è la sua voglia di cambiare le cose positivamente, rappresentata metaforicamente dal lavaggio dei panni presenti e dall'aggiustare degli oggetti trovati danneggiati, nonché il tentativo di dividere il bene trovato (vedi scene delle foto).
Evocative anche le sequenze del golf: Tae-Suk porta via al marito della donna mazza (da qui il titolo della pellicola) e palline da golf, che userà tenendo le sfere legate con un laccio ad un albero. Fantasia che non vuole prendere il volo? Nonostante si spinga con forza, viene, da molti, immobilizzata? C'è anche un epilogo tragico, la pallina si distacca e ferisce una donna, possibile volto delle derive violente e dannose.
Finale da antologia: quello che non si può cambiare può essere compensato con l'anima...
Musica sublime e dolcezza generale, ottima la scelta di non far parlare mai i protagonisti.
Film consigliato davvero a tutti, ci ha sorpreso il fatto che, attualmente, in altri Paesi possa essere creata e "massimalmente" apprezzata un'opera così profonda e sensibile, mentre nelle nostre lande è arcinoto che bisogna sfornare carne e potere in quantità, nonostante le rare eccezioni.
Da vedere senza attendere remake arrogati e cambiati di senso.

mercoledì 9 settembre 2009

Vecchie abitudini

77 leggende praghesi
Alena Ježková
Práh


Se la nostalgia per i vecchi libri di fiabe sfiora il lettore, la soluzione è in questo volume. Una miriade di leggende locali, divise egregiamente secondo i quartieri praghesi, dai differenti toni: romantico, esistenziale, terrorizzante, umoristico... Colpisce lo stile ultra semplice, fanciullesco, che rende l'opera utile e fruibile dai bambini(magari fra un'imitazione celebrativa per Cannavaro e un video sul cellulare...) o da quelli dentro ogni adulto. Inebriante anche nell'estetica, grandi caratteri accompagnati da disegni a tema, anch'essi dal vago sapore infantile... Alcuni racconti sembrano un po' forzati, nel senso che più che appartenere a storie classiche sembra siano messi come rimepitivo e come "giustificazione" per la presenza di luoghi, monumenti ed altro; trattasi solo di fugace e possibile impressione, non essendo esperti del tema non possiamo confermare se il tutto sia effettivamente presente nel turbine di testi passati. Da rilevare delle piccole mappe che, per ogni storiella, indicano il punto preciso dei fantasiosi avvenimenti. La versione in italico idioma non sembra reperibile al di fuori di... Praga o Cechia stessa, assente anche online. Rientra quindi nei consigli per viaggiatori, un ottimo souvenir.

sabato 5 settembre 2009

sentimento e/o sporcizia

Jörg Buttgereit
Produzioni recenti

Maturazione artistica e stile delineato si collocano in questo ultimo periodo. I film presentano una visione più patinata e pulita(non necessariamente un pregio... ) e la reperibilità è finalmente accettabile.
Nekromantik 2 (1991): seguito cronologicamente sensato, più ampio e curato dal punto di vista tecnico. Il tema portante non è estremamente diverso dall'originale, ma si susseguono dettagli e sequenze che rendono più varia la trama. In rari casi si può parlare addirittura di surrealismo, misto al "realismo romantico" infuso e consolidato. Colpisce anche l'ambiente, variato sul caldo ed accogliente, utile ad infondere allo spettatore la naturalità degli eventi. Convincenti i due protagonisti, almeno quanto la coppia del primo episodio. Presenti nuovamente sequenze reali, le papabili intenzioni dell'autore potrebbero essere quelle di voler trasformare il pubblico in parte del film, oppure indurre a semplice shock e raccapriccio. Potremmo considerare il tutto uno sfruttamento troppo profondo, una specie di sostituzione causa mancanza di altre capacità, idee o mezzi, oltretutto è sempre controverso l'uso di veri filmati, quasi una negazione del cinema stesso. Da apprezzare le musiche. Finale aperto a seguiti.
Schramm (1993). Il più cinico dell'intera filmografia. La vita di un uomo disagiato, attraverso la sua mente. Apparentemente confusionario, non segue regole cronologiche ben precise né si sforza di essere chiaro, si narra di pensieri, desideri... Molto debole dal punto di vista visuale, ma anche in questo caso si fa di necessità virtù, ed un ambiente scarno appare come usuale, quindi utile al soggetto. Ha avuto un discreto seguito fra gli appassionati italiani e la sua uscita coincide con il rispolvero delle opere precedenti.
Buttgereit ha diretto anche un episodio di Lexx e due di Durch die Nacht mit..., due serie TV mai arrivate ufficialmente in Italia.
Attende distribuzione Captain Berlin versus Hitler, sorta di omaggio-ripescaggio del suo corto, e siamo nell'attesa che la sua ultima produzione, il film TV Monsterland, goda di una localizzazione.

martedì 1 settembre 2009

materia e psiche

Jörg Buttgereit
I primi lungometraggi

Dai lavori giovanili si passa al semi amatoriale, la diffusione underground aiuta a scoprire quelle che saranno le sue pellicole più note.
Nekromantik (1987). Opera di lancio, altamente rappresentativa per l'immagine del regista. Il tema è quello della necrofilia, con la sola proposta che rimane controversa anche al giorno d'oggi.
Il tentativo, come da titolo, è di illustrare tale pratica sotto una luce romantica ed armoniosa.
Una coppia si diletta con parti di corpi umani, finché non riescono a reperirne uno nella sua interezza; ciò non è difficile, l'uomo ha un lavoro particolare, si occupa della "rimozione" di cadaveri su luoghi di disastri.
Tecnicamente siamo nel ramo del "garage e amici", tutti gli attori solo la crew standard di Jörg, ed i luoghi di ripresa sono arrangiati un po' dove capita. La cosa però assume un discreto valore, le interpetazioni e le ambientazioni sono marce, dismesse e malate, il messaggio proposto è affine.
Una connotazione che vogliamo considerare è il lato grottesco dell'opera, dai più definita soltanto truce(magari nell'uso furbo ed un po' maligno di alcune sequenze lo è...). Sembra invece che, a tratti, voglia giocare con lo spettatore e con l'amore, renderlo quasi macchietta.
Der Todesking (1989) inasprisce ancor di più i temi. In questo caso non si è concentrati sulla carnalità del decesso, ma sulla sua visione filosofica.
La sinapsi vede storie di tanti individui, nel numero dei giorni della settimana. Storie tristi, angosciose, ma anche "farsesche", farse nere...
Il plot è sempre il raggiungimento della morte e i suoi perché, analizzando il quotidiano che più tale non potrebbe essere. I giorni della settimana citati sopra fungono anche da metafora di deterioramento, rappresentato anche da alcuni spezzoni che non sveliamo, fra una sequenza e l'altra.
Soliti luoghi simili e facce familiari, menzioniamo però le musiche e i curati titoli di coda.
Come per il precedente Nekromantik, anche in questo caso il soggetto è scritto a due mani con Franz Roderkirchen.

giovedì 30 luglio 2009

buffa decorrenza

Jörg Buttgereit Gli esordi

Abbiamo deciso di spaziare attraverso la filmografia di questo controverso creatore, osannato e denigrato allo stesso modo. Difficile etichettarlo, i suoi esordi sono nettamente grotteschi, ma la sua consacrazione fa pesantemente leva su tratti psicologici, tematiche comunque non parche di macabre applicazioni. Ciò che descriviamo è il complesso delle sue opere come "director", tenendo presente che ci si è avvalsi della sua presenza anche in altre sedi, come attore, effettista ecc.
Mein Papi (1982): filmato dall'aspetto casalingo, ma che vuole raccontare storie della famiglia dell'autore. Nonostante sia il primo film ufficiale sembra realizzato meglio di altre situazioni successive.
Captain Berlin - Retter der Welt (1982): parodistica storia di un supereroe in lotta con i malvagi di turno, all'interno di una Berlino Ovest sconfinata ed algida. Nulla di rilevante, un puro esperimento giovanile. Meritano citazione le musiche, tipica elettronica ossessiva del periodo, ad opera di Peter Synthetic.
Der Gollob (1983): Si rimane nell'amatoriale classico, con una storia horror-fantascientifica. Il plot narra di una pizza mutante che perpetra una serie di assassinii. Anche qui è evidente la carica volutamente umoristica, nonostante qualche omicidio deviato sul serioso. Effetti super essenziali e recitazione "di amicizia", discrete comunque le location e il main theme. A cercar forzatamente potrebbe essere trovata ache una critica anti consumistica.
Horror Heaven (1984): inizia ad intravedersi un certo stile (sempre sotto un'ottica sotto professionale), c'è maggiore cura e meno improvvisazione. Il titolo è azzeccato, è un collage di storie su alcune creature classiche del genere terrorifico... e non solo... In esame una mummia, la creatura di Frankenstein ed un clone di Godzilla, con l'aggiunta di una donna cannibale e il riesumato Captain Berlin. Anfitrione lo stesso Buttgereit. La crew è sempre mossa innanzitutto dallo svago, il trucco alla bell'e meglio. Nella storia del simil Godzilla trova posto anche il passo uno.
Blutige Exzesse im Führerbunker (1984): un delirante Hitler di cartapesta vede ribellarsi due cadaveri adibiti a probabili esperimenti. Finirà smembrato in tutta la sua pochezza.
Hot Love (1985): storia d'amore noir, con personaggi felicemente stereotipati. La piega presa successivamente è di quelle tragiche e il tutto sfocerà in un interessante finale con rimandi quasi Lynchiani. La rappresentazione generale è accettabile, presente anche una dose discreta di inquietudine. Probabilmente uno dei migliori corti d'entrata in scena.
In questi anni di produzione sono nati anche So war das S.O.36 e Jesus - Der Film, che non abbiamo considerato in quanto trattasi di collaborazioni con altri registi.
La filmografia non ufficiale fa rientrare anche Der Explodierende Turnschuh, Der Trend, Manne The Muwie e Das Letzte (una sorta di making of della presentazione di Hot Love).

domenica 26 luglio 2009

Divagazioni

Apriamo una parentesi atipica.
La segnalazione tratta l'amatoriale, ma quello più puro. Necessario: una telecamera e tanta naturalità.
Niente approfondimenti sceneggiativi, né grandi mezzi né esperienze cinematografiche professionali. Occhio puntato sul territorio, sulle sue sfaccettature, modi di vita, sul suo vernacolo.
Ortensia Amore Mio(link): demenzialità e nonsense imperano. La storia? Semplicemente un pomeriggio collinare con i suoi contorni. La caratterizzazione anarchica ed improvvisata può inaspettatamente nascondere tratti più profondi, addirittura critiche e rimandi...
L'Uomo Pene(Prima parte - Seconda parte):
il corto ha subito un recente restyling che l'ha trasformto in una creatura weird. Il plot ricorda vagamente la fantascienza anni cinquanta/sessanta, con i suoi cliché e peculiarità. Contenitore di tipologie e personalità del posto, fa leva soprattutto su stacchi simil onirici. Demolitore di miti e tabù.
Qualcuno ha definito questi short dadaisti, può darsi che lo siano. Può darsi che lo sia anche questo scritto.

mercoledì 22 luglio 2009

semplice e diretto

Конфликт (Konflikt)
1983
Unione Sovietica
Regia: Garri Bardin
Scritto: Garri Bardin

Sceneggiatura di Bardin per animazione sovietica minimalista, il conflitto visto attraverso oggetti, in questo caso normali fiammiferi.
Prevaricazione, violenza, annullamento culturale, presuzione, manie di grandezza, terrore, morte... Incredibile come un'animazione così sobria possa dare un messaggio talmente forte.
Gruppi di fiammiferi si fronteggiano su un campo da battaglia di stoffa, passaggio alle maniere forti dopo un tempo determinato all'interno dei propri confini. Stop motion imperante e risultato pienamente soddisfacente.
L'anno ed il luogo di produzione rendono pienamente l'idea del "rilassamento storico" prossimo ad arrivare...
Sette minuti da dedicare esclusivamente alla riflessione.
Reperibile anche presso i comuni siti di condivisione video.

mercoledì 8 luglio 2009

angosciosi borghi

Bambini, ragni e altri predatori
Eraldo Baldini
Einaudi

Quante volte ci si ferma a ricordare l'infanzia, con la sua connotazione spensierata e la semplicità del vivere. Nel panorama letterario c'è anche qualcuno che la racconta diversamente; costui è Eraldo Baldini.
Il tutto non si limita alla riproposta macabra ed ombrosa dei proprio ricordi di bambino, ma si espande verso quotidianità di ogni sorta: mondo animale, culto, denaro, lavoro, guerra... Normale anche l'incrociarsi di tutti gli aspetti, analizzati con l'occhio di chi ha vissuto e continua a vivere la provincia, quella dei prati, dei mari e delle ginocchia sbucciate. Tante volte è stato battuto questo terreno, ma un'attenzione così profonda ai dettagli psicologici e comunicativi è cosa più che rara.
Molto viene demolito ed altrettanto viene avvalorato. Credenze e leggende di ogni sorta, che magari cambiano velatamente di regione in regione, di paese in paese. Gli aracnidi porterebbero fortuna? Ci pensa il racconto Il ragno a dire il contrario, l'entità della storia è un ciclone che spezza totalmente la quiete del protagonista. L'uccisione del maiale, nonostante l'efferatezza, è notoriamente un momento di acquisizione di beni, ma ne Il carognone si trasforma in un incubo da fare invidia agli eco-vengeance con creature marine, cani ed orsi ben più famosi. I nonni sono personcine amorevoli e piene d'affetto? Come gli indiani ci mostra un reduce connotato da uno spirito selvaggio, tutto grazie ad un'esperienza fanciullesca fuori dai propri confini. Per non parlare dei genitori, il declino proposto in Affetti familiari è grottesco, ma profondamente metaforico e toccante per tanti casi. Sotto lo stesso tetto ridiscende nuovamente verso la terza età, truci pensieri pervadono il racconto, anche se mossi dai famosi nobili sentimenti antichi.
C'è spazio anche per le figure mostruose (La Bestia della palude, E poi c'era l'Uomo Occhi Marci), quelle leggende di spaventosi umani che hanno accompagnato tutti noi.
Sacro e profano esistenti grazie a La croce del drago e Gli amici di Sara, beneficio del dubbio e psicologia sociale ben presenti.
Le figure di pescatori e cacciatori, già descritte in modi forti più di una volta, rivivono in Pesca grossa e in Nebbia grossa e galline nere; la seconda storia non sfigurerebbe affatto sul grande schermo.

Essendo un libro di nuova edizione, non poteva mancare la mondanità e la disillusione dei valori, l'immigrazione e la futilità di alcune visioni di vita: Notturno con violino e Cenerentola 2000.
La seconda guerra mondiale, prima, durante e dopo: La solitudine della medusa e, la più corposa novella del libro, L'Uccisore, toccano storicamente. La prima illustra i postumi di un delirio e del suo codone di conseguenze, la seconda fa uso di salti cronologici che ben rendono la memoria, la caratterizzazione e il disincanto negli animi di chi vide quegli orrori.

La scrittura è scorrevole, semplificata quanto basta per una lettura tutta d'un fiato, comunque non priva di termini aulici. A tratti potrebbe nascere un sentore di prevedibilità, ma supponiamo sia un condizione normale da narrazione di folclore.
Dopo aver raccontato dei vostri giochi all'aria aperta di un tempo, potreste fermarmi a riflettere sull'oscurità rurale, il libro in questione sarebbe utile allo scopo.

sabato 4 luglio 2009

le due strade

Night of the Demon
(La notte del demonio)
1957
Regno Unito
Regia: Jacques Tourneur
Soggetto: Montague Rhodes James
Sceneggiatura: Charles Bennett, Hal E. Chester, Cy Endfield

Intramontabile e di stile, tipico delle opere di Tourneur. Classe da vendere, unita al terrore strisciante immerso in un noir da antologia. Nel nostro paese ha inciso ed incide una distribuzione travagliata, la versione doppiata è sparita dalla circolazione e la reperibilità è limitata alla versione originale, magari con il supporto didascalico di qualche appassionato...
Uno scienziato, il Dr. John Holden, si sposta dagli USA all'Inghilterra per tenere un congresso. Un presunto omicidio di un collega porterà la sua strada ad incrociarsi con quella del Dr. Julian Karswell, personalità totalmente contraria. Proprio questo contrasto sarà il tema centrale della pellicola: razionalità contro irrazionalità. Come il collega deceduto, Holden si ritrova con una diabolica maledizione di morte che all'inizio prende con distacco e materialismo, ma che in seguito inizierà a preoccuparlo causa caduta delle proprie sicurezze e convinzioni. Per tutto il film aleggerà l'incertezza, nulla sarà spiegato secondo una precisa modalità di pensiero.
Il cultore cinematografico noterà la pregevole realizzazione: inquadrature da oscar e tocchi classe vari in abbondanza, ottima anche la recitazione dei protagonisti, si rileva in particolare il mefistofelico Karswell, perfetta rappresentazione di quotidianità maligna. Davvero pregevole per il tempo anche la realizzazione dell'entità, anche se a nostro avviso un pizzico ridondante, l'intera durata basta sul sussurrato e sull'indotto avrebbe avuto maggior compatibilità con il tema trattato.
Liberamente ispirato al racconto Casting the runes di Montague Rhodes James, maestro del terrore britannico a cui dedicheremo sicuramente qualcosa di più corposo.

domenica 31 maggio 2009

amore stridulo

普通サイズの怪人 (Futsu saizu no kaijin)
1986
Giappone
Regia: Shin'ya Tsukamoto
Scritto: Shin'ya Tsukamoto

La scelta stilistica di questo blog è molto istintiva. L'intento è dare profondi assaggi, liberi da schemi e trattanti diversi ambiti, "colpi" di proposte incontrollate ed impulsive. Un'impostazione più ordinata invece, potrebbe comprendere più o soltanto introspezioni verso intere carriere artistiche (cosa che comunque è accaduta o accadrà, vedi analisi su Švankmajer); questa modalità prenderebbe in esame varie filmografie e quella di ShinyaTsukamoto rientrerebbe a pieno merito in quelle esaminate, è un artista influentissimo per chi scrive. Ora però, andiamo a descrivere una singola pellicola, senza escludere che in seguito la cosa non possa essere ampliata...
Primo cortometraggio reperibile del genio giapponese, prove generali per quello che sarà Tetsuo, sua celeberrima pellicola, famosa nel genere fantascienza cyberpunk. Tutte le scene qui visionabili saranno riprese interamente ed ampliate, alcune ritestate sotto diversa trama anche nel successivo Denchu Kozo no boken, tradotto come Le avventure del ragazzo del palo elettrico.
La trama è particolare, incentrata su uomo che subisce una mutazione tale da ricoprirlo interamente di acciaio, tutto questo causato da una sua vecchia conoscenza e vittima, dotata di poteri speciali grazie a schegge metalliche penetrate nell'organismo.
Fondamentali ed ormai entrare nella mente degli appassionati le sezioni girate a gran velocità per le vie di Tokyo. La veloce creatura metallica simboleggia il caos metropolitano, l'emblema dell'uomo macchina all'interno del quotidiano, materia organica e solida, psiche routinaria e follia generazionale. Imprescindibile anche la sequenza della mutazione sessuale, l'uomo d'acciaio uccide la sua ragazza tramite il suo fallo trasformato in trivella, ribrezzo ed esigenza perversa. Da non dimenticare anche l'inseguimento di apertura, in una metro retro tecnologica, il futuro mostro è apparentemente normale ma inizia a trasformarsi partendo da un arto.
Gli effetti speciali sono creati con il minimo indispensabile, elementi di fortuna e tanto ingegno. Di rilievo i rumori, suoni da fabbrica pesante sono stati la giusta scelta per ciò che viene proposto.
Apocalittica la sequenza finale: la tintinnante entità ed il suo creatore si uniscono in un solo essere, in un'unione d'amore-odio che porterà distruzione nel mondo.
In Italia è conosciuto anche come Mostri di grandezza naturale.

venerdì 22 maggio 2009

risvegli cosmici

The Call of Cthulhu
2005
Stati Uniti d'America
Regia: Andrew Leman
Soggetto: Howard Phillips Lovecraft
Sceneggiatura: Sean Branney

Portare il Maestro Howard Phillips Lovecraft in celluloide è un'ardua impresa, ma non impossibile... La prova è questo mediometraggio realizzato dalla celeberrima H. P. Lovecraft Historical Society, nella sua branca Motion Picture, che può essere definito il miglior adattamento da un racconto del solitario di Providence.
La spasmodica ricerca delle atmosfere ha portato ad un'originalissima scelta, realizzare il tutto come se fosse contemporaneo all'opera letteraria (parliamo di anni Venti). Ci troviamo così con un film del duemilacinque volutamente caratterizzato dai tratti tipici del tempo: pellicola imperfetta, spuntinature, rimandi espressionisti, musica d'accompagnamento, titoli dagli echi "universaliani" e mancanza di sonoro, sopperito da chiare schermate testuali .
Evitiamo di descrivere la trama, tal opera deve essere scoperta personalmente, sia per la sua valenza che per la necessità, causa ferrea fedeltà traspositiva, di averla ben presente prima di apprestarsi alla visione.
Gli attori sono veri e propri omaggi in carne ed ossa all'autore, nonostante si parli di non professionisti si denota una forte passione ed un costante impegno .
Magistralmente focalizzate le parti oniriche e psicologiche, nella loro esposizione scenica ed in sensazioni trasmesse.
Gli effetti speciali sono molto poveri, la cosa si individua in particolar modo nella saliente tappa dell'isola di R'lyeh; un fanatico di tecniche moderne rimarrebbe assolutamente deluso, ma chi conosce l'universo lovecraftiano sa bene che i punti forti sono da ricercare altrove.
In poche parole: il più soddisfacente modo per calarsi cinematograficamente negli orrori di uno dei maggiori esponenti della paura letteraria.
Reperibile innanzitutto presso i realizzatori (http://www.cthulhulives.org/cocmovie/index.html), ma anche sui noti siti d'aste ed altri rivenditori.

lunedì 11 maggio 2009

prima genesi

Frankenstein
1910
Stati Uniti d'America
Regia: J. Searle Dawley
Soggetto: Mary Shelley
Sceneggiatura: J. Searle Dawley

Prodotta dagli Edison Studios, è la prima migrazione cinematografica dell'opera di Mary Wallstonecraft Shelley. Pellicola quasi completamente sconosciuta, è noto che la Creatura ed il Dottore in celluloide più famosi hanno le fattezze di Boris Karloff e Colin Clive , classici personaggi senza tempo del mondo Universal. Si denotano fin dal primo fotogramma i segni del tempo, purtroppo questo gioiello è finito nel dimenticatoio per tanto tempo ed ha sofferto maggiormente dell'usura, comunque la "visionabilità" generale non è compromessa.
Il plot è quello noto, condensato in dodici minuti che non perdono mai di tono. Grande spazio alla creazione ed alla sua modalità, da notare che il tutto avviene con il fuoco, solitamente metafora di distruzione più che di nascita. Sequenza molto curata anche dal punto di vista tecnico, un uso all'inverso della pellicola fa credere che il mostro si componga invece che deteriorarsi. L'aspetto a prodotto ultimato è ben diverso da quello presentato dalla Universal e da Whale (il noto regista), ma anche da quello del romanzo originale. Ottime anche le variazioni cromatiche, scelta presente in molti film del tempo, soprattutto nelle varie riedizioni.
Non possiamo esimerci dal descrivere il finale: la Creatura si annulla specchiandosi e prendendo coscienza del suo aspetto; avviene prima una trasmigrazione nella sua immagine con scomparsa della controparte carnale, poco dopo arriva Frankenstein che vede il suo riflesso ancora sotto forma di creatura per qualche secondo, a simboleggiare che la sua creazione non è altro che il suo io malvagio, ma poi irrompe il suo aspetto materiale e tutto finisce...

venerdì 1 maggio 2009

viaggio d'argilla

Praga, il Golem e altri Demoni
Luigi Bairo
Stampa Alternativa

Le guide turistiche sono diventate delle curate mini enciclopedie inerenti al luogo in esame, questa proposta è un piacevole diversivo, un racconto di viaggio che invoglia a partire...
Edito da Stampa Alternativa e venduto all'abbordabile prezzo di un Euro, è uno scritto di Luigi Bairo, noto soprattutto per le sue tematiche ambientaliste.
Il suo è un viaggio filosofico, scevro da quei bisogni tipici della maggior parte dei visitatori che si riversano nella capitale boema, una ricerca di ciò che rimane di un magico passato inghiottito dal consumismo. Gran parte del volumetto è dedicata ovviamente alla famosa creatura del Golem, alle leggende di chi provò a crearlo, la modalità incarnale e meditativa di farlo e al rabbino che lega il suo nome al folclore, Rabbi Loew. Spazio anche ai riferimenti letterari e cinematografici, al famoso romanzo di Gustav Meyrink e l'altrettanto nota pellicola di Boese e Wegener. Presente un'incursione nella rappresentazione delle sue fattezze e nella penuria di notizie a tema sul web, ma il succo del tutto è l'atemporalità della creatura, carica di un potere esoterico ormai incompatibile con i tempi. Ottima e riflessiva anche la descrizione di luoghi quali il cimitero ebraico e l'ammodernato ghetto.
Ogni tanto l'autore distoglie l'attenzione dal tema e spazia in tratti quotidiani fra il buffo e l'amaro: personaggi che popolano la città, turisti canonici anche esteticamente, birrerie particolari e il generale rifiuto di quella "baroccagine" così semplice e subliminale ma fuori dalle sinapsi della folla che lo circonda. Verso la fine trovano posto anche altre creature del passato, anch'esse ripudiate dalla nuova società tutta trilli telefonici, e la descrizione di una martire e della cappella contenente la sua statua. E' da precisare che l'autore cita luoghi e riferimenti scritti in modo tale da suscitare la voglia di continuare ad informarsi nel lettore.
Citazione conclusiva anche per Franz Kafka. Simbolicissima l'azione del Bairo amante dello scrittore ceco: in visita alla tomba, non riesce a scrivere nulla sul pezzetto di carta da lasciare sulla lapide come fanno altri turisti e deve presto cedere il posto ad un tecnologico fotografo; il tempo ha portato via tutte le parole.