OCCHIO: degustazione, esegesi...   ESPRESSIONI: visioni, letture, arte...

martedì 10 luglio 2012

diversivo verso Terayama

EVO
2012
Italia
Regia: L. Caligari (Luigi Castellitto)
Soggetto: C. Caligari (Luigi Castellitto)
Sceneggiatura: C. Caligari (Luigi Castellitto)

Fugge, ci comanda con i suoi fili, ci schiaccia: tempo.
Impossibile bloccare il turbine circolare delle lancette, piccoli mestoli in un calderone stregonesco.
È sfiancante l'attesa, opprimenti i ricordi, palpabile il nuovo che sostituisce il vecchio.
Ingiallisce ciò che ci circonda, la stretta è granitica, veniamo ipnotizzati.
Reagire è utopistico.
A te, Shûji.

venerdì 6 luglio 2012

macchie d'incubo

Bastano davvero pochi secondi ad emozionare, quando c'è competenza e passione.
Un violino, un'immagine che pian piano si rivela, pregna di significato, uno schizzo d'autore. Poi un titolo semplice ma potente.
È la sigla del contenitore i giochi del diavolo - storie fantastiche dell'ottocento, curato da Roberta Carlotto e trasmesso in RAI nel 1981. Siamo fuori dai mitici Sessanta e Settanta, abbondantemente osannati, ma riusciamo ugualmente a trovare una proposta profonda, anche istruttiva. Sei le pellicole mandate in onda, una già discussa, La Venere d'Ille, tratta da un racconto lungo di Prosper Mérimée, ma altri fior di autori ci hanno deliziato tramite film per la televisione ispirati a loro opere: Ernst Theodor Amadeus Hoffmann, Henry James, Gérard de Nerval, Robert Louis Stevenson e Herbert George Wells.
Una vecchia scuola che appagava soltanto con un'introduzione.

domenica 1 luglio 2012

sontuosità indigesta

Dream of a Rarebit Fiend
1906
Stati Uniti d'America
Regia: Wallace McCutcheon, Edwin S. Porter
Scritto: Winsor McCay

Un mezzo busto chiaro nella sua opulenza, affogato nella ricchezza culinaria non si scomoda a mantenere un contegno. Ma tanta foga pagherà un notevole scotto, prima percependo un monumento cittadino come un tempestoso pendolo, poi subendo di tutto nella stanza da letto di casa. Anche il sognare di volare, solitamente metafora di qualcosa di piacevole, avrà un risvolto spasmodico, diventerà un vero e proprio incubo. Presente una curiosa sovrimpressione demoniaca, un martellante mal di testa venuto fuori da un "fuoco gastronomico".
L'eccesso di sfarzo è ben punito.

domenica 24 giugno 2012

sprazzo di Terayama no. 6

審判 (Shimpan)
1975
Giappone
Regia: Shûji Terayama

Piantare un chiodo è una'autorevole metafora di libertinaggio. Questo avrà pensato Shûji quando ha immaginato questo Der Prozess (in Germania Ovest), titolo che forse rimanda ad un processo alla libidine umana.
Libertà di costumi che esplode nelle molteplici scene di sesso, anche molto prolungate e agitate: donne leggermente ammantate di rosso ardore, con l'amante, nei pressi, che martella per il piacere di lei, gruppi di affascinanti dark lady in un'orgia "ferrosa", scene ordinarie ma cariche di desiderio, singole bellezze impegnate in fellatio con grossi chiodi, distrazione lasciva nella mente di un sacerdote shintoista impegnato nella lettura di sacre scritture.
Ma gli intermezzi dai toni fucsia, colore adattissimo alla lussuria, ci dimostrano che certe idee possono anche essere un fardello da portare: qualcuno tenta di liberarsene ma ne è perseguitato, altri ne sono colpiti a morte, altri sono impazziti e si sono sentiti ingabbiati, i conservatori vogliono faticare fino allo stremo per eliminarle.
Camera e spalla e non, scene infinitamente allungate, solita musica ossessiva, in questo caso dolce e sensuale, e trucco, tanto affascinantissimo trucco teatrale.
Il chiodo è anche una "fissa" mentale... Il titolo internazionale è Trial, la prova; chi tenterà di resistere?

mercoledì 20 giugno 2012

sprazzo di Terayama no. 5

二頭女 (Nito-onna: Kage no Eiga)
1977
Giappone
Regia: Shûji Terayama 

In italiano: La donna con due teste.
La seconda testa è l'ombra del passato composto da ricordi diversificati, partendo da un'infanzia serena, fatta di giochi e spensieratezza, con la volontà di trascorrere quei momenti nella maniera più lenta possibile, perché una percezione fin troppo acuta delle paure che subentreranno è già presente.
Poi si cresce, si trova un compagno, ma questi si annoierà presto, andrà via e lascerà soltanto brandelli di se stesso. Per lui sarà come buttare qualcosa di vecchio, per lei i ricordi saranno sempre presenti e ossessivi: reminiscenze di quando facevano l'amore, lui ne era appagato, lei poi ne aveva rimorso o sentiva già echi di distacco, il lavoro di lui, i momenti di quiete.
Cancellare la macchia sarà dura, bisognerà distrarsi, tantissima la forza di volontà richiesta.
Fotografia seppia che, oltre ad avere prevedibile successo qui da noi, si sposa benissimo con la volontà di rappresentare la memoria, così come la musica ripetitiva è utile a simulare il tempo che passa e lascia i suoi segni.
Finale con lunga carrellata all'indietro, che mostra metacinematograficamente il set: la vita è un breve film, una rappresentazione teatrale, spesso guardiamo la nostra stessa dall'esterno.

lunedì 18 giugno 2012

bacio di sangue

Salome
1973
Regno Unito
Regia: Clive Barker
Scritto: Clive Barker, Oscar Wilde


Un ambiente livido, dove le cerulee presenze si muovono come anime in pena, quasi a presagire ciò che capiterà con l'evolversi delle loro cagioni. Surrealismo dove le figure sono appena percepibili, chiaroscuro ed effetti stranianti sono la base di tutto, ma la resa dell'episodio del Vangelo (ricordando anche che un dramma omonimo di Wilde è servito d'ispirazione) è ottima, niente blasfemia gratuita.
Salome osserva ciò che le sta intorno e noi con desiderio, un demone la guarda da un muro, è la rappresentazione della sua perfida lascivia.
Giovanni Battista, prigioniero, è il ritratto del candore, ciò basta a fare le veci della personalità demonizzante originale; lei lo brama.
Balla Salome, balla per Erode Antipa, fra quadri mai troppo larghi, dispiega le ali come una farfalla, lui ne è appagato, gusta. Fra mezzi busti, mezze figure, primi e primissimi piani libidinosi, lei, com'è noto, vuole qualcosa in cambio, la testa di quel detenuto, almeno in questo modo sarà amato.
Così fu, ma l'orrore è troppo forte, ed anche una personalità come quella di Erode se ne duole, ordina quindi che la serpe sia schiacciata, il desiderio represso, sotto lo sguardo ormai spiritico di Giovanni.

venerdì 15 giugno 2012

l'arte è l'arma nella lotta

Il sempre più consolidato blog Il futuro è tornato ospita nuovamente un mio articolo, in questa occasione si va alla volta della Repubblica Democratica Tedesca, con la fantascienza della casa di produzione statale DEFA, già trattata anche in questi lidi.
Tre pellicole da riscoprire, tre chicche di una sci-fi a base fortemente ideologica, a cavallo fra i Sessanta e i Settanta, che volge riguardo particolare a chi cerca "elucubrazioni spaziali".

lunedì 11 giugno 2012

sprazzo di Terayama no. 4

迷宫谭 (Meikyû-tan)
1975
Giappone
Regia: Shûji Terayama
Scritto: Shûji Terayama

In questo ennesimo parto di Terayama tutto il potere volge verso una porta che permette di raggiungere la mente, essa rappresenta quel passaggio fra il materiale e le fantasie, accesso noto ma non utilizzato da tutti.
C'è l'operaio che, grazie ad esso, può far vivere le proprie fantasticherie sessuali, ed il lavoratore che può sbizzarrirsi in una dimensione artistica lontana dal suo mondo "manuale", un posto che vede soltanto lui. Per qualcuno l'ingresso è più ostico, come nel caso della borghesia, che può crederlo soltanto un gioco o può esserne indifferente. C'è anche chi, abituato ad una vita sempre in bilico, è talmente sensibilizzato da esserne spaventato, o qualcheduno che, dopo averne usufruito, lo usa per sbarrare parti di vissuto personale.
Ma i più sfortunati sono quelli che non riescono ad aprire il varco, destinati ad avere le personali suggestioni vicine, ma senza potervi accedere.
Il maestro e il direttore della fotografia Fumikazu Fukumoto sono in grandissima maniera efficaci nel trasmettere le emozioni tecnicamente. La rappresentazione è cromaticamente incentrata su un blu/verde profondamente onirico, ma è con l'uso del diaframma che si dà il massimo: come da accademia, si riesce ad isolare il punto da risaltare con una grande apertura dell'otturatore, rendendo il quadro quasi accecante, e ad usare l'estrema luminosità per permettere allo spettatore l'entrata nella magia.

mercoledì 6 giugno 2012

l'equino sconosciuto

Con lo spirito Chollima
55 di calcio della Repubblica Democratica Popolare di Corea
Marco Bagozzi
stampato in proprio

Qui su occhio abbiamo una concezione idilliaca dello sport, del calcio in primis, una visione utopistica dove non esistono ingaggi stratosferici, falsità, abbietti movimenti sotterranei, indecenti sponsorizzazioni, individualismo sfrenato, ignoranza, maleducazione, spocchia e grottesco gossip; tutti morbi del cosiddetto "professionismo" e non solo.
Utopia perché la situazione sarebbe risolvibile solo con una rivoluzione che dovrebbe spazzar via il 95% di quello che esiste attualmente, per rimpiazzarlo con una Struttura Sportiva, dalla testa alle fondamenta, con la S maiuscola. Vista la obiettiva difficoltà della cosa, difficilmente riapparirà l'argomento sport in generale su queste pagine, ma stavolta vogliamo segnalare un'opera di gran interessante e vicina alle parole scritte finora.
Come si evince da titolo si parla proprio del mondo della sfera di cuoio nella Corea del Nord, di un qualcosa di cui molti non sospettano neanche l'esistenza.
Marco Bagozzi ha svolto un lavoro approfonditissimo, diversificato nella proposta e riportante nozioni e situazioni che neanche il più altisonante dei sedicenti esperti nostrani conoscono.
Dopo le introduzioni si parla della nascita delle attività nella nazione, anche prima della divisione delle due Coree. In seguito veniamo sommersi dalla marea di statistiche, scoprendo una moltitudine di campionati affascinanti e in alcuni casi anticipatori di quelli occidentali: quanti conoscono i non più esistenti GANEFO, le Spartakiadi, la Coppa delle Nazioni Asiatiche Comuniste? Per non parlare dei giochi olimpici orientali o delle competizioni che riportavano o riportano ancora oggi i nomi dei regnanti nei paesi del Medio Oriente o del Sud-Est asiatico. Forte risalto anche per i tornei "under" e quelli femminili, spettacolari quanto quelli maggiori. Ovviamente, in tutto questo, viene riportato che le nazionali della Corea Popolare hanno spesso fatto la parte del leone, con vittorie schiaccianti e sfoggio di misconosciuti campioni e campionesse.
Maggior risalto, come normale, ai "grandi": cammino della nazionale nordcoreana, con fermata obbligata sui Mondiali del 1966, con la strabiliante vittoria sull'Italia, e su quelli del 2010, spiegazione delle regole e della composizione dei campionati di club dello Stato e permanenze dei cittadini coreani in società al di fuori dei confini nazionali.
Le ultime pagine sono occupate da fotografie vecchie e nuove, molte inedite ai nostri occhi.
Curiose anche le smentite sulle varie leggende metropolitane, tipo quella del Pak Doo-Ik (goleador contro l'Italia) dentista o dei sedicenti tifosi fasulli, ritenuti cinesi, presenti al seguito della rappresentativa nel 2006. Non da meno la conclusione che l'attività sportiva è stata forse l'unico vero punto di riavvicinamento fra gli Stati del Nord e del Sud.
Ma cos'ha di particolare questo volume, rispetto ad un qualsiasi almanacco? Per comprenderlo bisogna essere di mentalità davvero flessibile, profonda e, concedetecelo, preparata. Chi si vorrà impegnare a giudicare con cognizione di causa riuscirà a cogliere l'animo di pura energia sportiva di questi atleti. Onorevoli sono le virtù sfoggiate in mezzo secolo: spirito di abnegazione, approccio al gioco tutto sudore, spirito di squadra, di partecipazione, sportività, coesione, tutte cose generalmente assenti in un contesto come quello del calcio occidentale. I professorini con il poster di Ibrahimovic in camera e Hollywood nel cuore, quelli che sul Paese in esame credono di conoscere tutto (lo chiamano comunista o socialista, ciò rende l'idea...) stiano alla larga, in questa sede SAPPIAMO BENISSIMO com'è strutturato quel luogo, ma abbiamo anche saputo coglierne le sfumature.
Ci complimentiamo con Marco Bagozzi per l'intelligenza e la curiosità dimostrate!

Chollima, il leggendario cavallo alato, poteva coprire un migliaio di ri in un sol balzo, superando altissime montagne e vaste distese, attraverso nebbia e nuvole. Questa è l’origine del ‘movimento Chollima’, un movimento collettivo ed innovatore dei lavoratori, che simbolizza la velocità vertiginosa della costruzione dello spirito rivoluzionario della Corea
tratto da Baik Bong, Kim Il Sung. Biografia. Volume II 

lunedì 4 giugno 2012

derattizzazione

The Contraption
1977
Regno Unito
Regia: James Dearden
Scritto: James Dearden

Capiamo che sta succedendo qualcosa di torvo grazie alla magistrale tecnica che gioca con le inquadrature su di un lavoro di bricolage. I dettagli sono esasperati, le azioni rallentate, ogni movimento è seguito e realizzato con certosina maestria; le luci sono tenui, abbonda il chiaroscuro; i suoni sono cupi e rimbombanti, in più c'è un contrappunto sonoro, fuori dalla tematica, esso è la nostra lanterna guida per capire con che tipo di tema abbiamo a che fare.
Se non fosse per l'aspetto formale sapremmo anche apprezzare il lavoro, nelle sue finezze, nel misconosciuto fascino degli oggetti, della materia.
Ma un matrimonio ha "creato" un topo, un "bloody mouse" che va eliminato.
Protagonista Richard O'Brien, il celebre Riff Raff di The Rocky Horror Picture Show.

venerdì 1 giugno 2012

sprazzo di Terayama no. 3

槛囚 (Ori)
1964
Giappone
Regia: Shûji Terayama
Scritto: Shûji Terayama


È chiaro che il tempo è la base del nostro essere.
Siamo nudi ed inermi al suo cospetto, lo scrutiamo, lo analizziamo, ma ne siamo sempre schiavi. In un certo senso lo veneriamo, esso ci permette di apprezzare l'infanzia perché tale, ci fa beneficiare delle evoluzioni del corpo, si può dire che lo culliamo, ma tante rimangono le domande senza risposta legato al suo enorme mistero.
È croce e delizia.
Esordio registico di Terayama. Dieci minuti di intensa atmosfera surreale, dalla martellante musica che avanza come lancette d'orologio, dal cromatismo verde e dalle inquadrature, oltre che variegate, con uso della maggior parte di piani e campi, anche caratterizzate da... tempi molto lunghi, che ci permettono di  assorbire l'essenza pura e diretta del tema trattato.
Prigionieri della lunghezza delle scene, prigionieri del tempo

martedì 29 maggio 2012

sangue tossico

Ashes of Doom
1970
Canada
Regia: Don Arioli, Grant Munro
Scritto: Don Arioli

Come Mario Bava e Roger Corman possono incontrare le istituzioni!
Classicissima situazione gotica con vampiro e damigella, ma al servizio del Department of National Health and Welfare canadese, precisamente per una campagna contro i pericoli del fumo di sigaretta.
Scenario e fotografia che non sfigurerebbero in un horror dello stesso periodo o maggiormente del decennio precedente all'anno di produzione.
Simpaticamente ingenuo ma tecnicamente grandioso, dai titoli fino al serratissimo montaggio.

sabato 26 maggio 2012

sprazzo di Terayama no. 2

ローラ (Rolla)
1974
Giappone
Regia: Shûji Terayama

Critica ed elogio dello spettatore del cinema sperimentale, è lui al centro dell'attenzione, è sviscerato, giustiziato, chiamato in causa. Deve arrossire, buttar un colpo di tosse sviante, imbarazzarsi.
A renderlo così partecipe è il fantasma dell'avanguardia, con il suo corpo sensuale e il viso bianco che si evidenzia su uno sfondo nerissimo.
Chi assapora è il burattinaio, l'opera è figlia di chi guarda, è lui stesso spettacolo.
È lui a mettersi in gioco, è lui che deve decidere se accettare plausibili etichette, se fare "fare seppuku", se aprire la mente, se denudarsi completamente per l'arte, se donarsi ad essa nel modo più assoluto.

giovedì 24 maggio 2012

dietro il telo blu

ビジターQ (Bijitâ Q)
2001
Giappone
Regia: Takashi Miike
Scritto: Itaru Era

Una famiglia giapponese, non è importante il nome, di un macrocosmo sovrappopolato come quello dell'Estremo Oriente. Non è il caso definirla apparentemente normale, perché l'inizio è subito chiaro, e vede Kiyoshi, il padre, giornalista fallito alla ricerca di uno scoop sensazionale, analizzare il mondo cruento degli adolescenti. Per iniziare niente di meglio che un incesto con la giovane figlia prostituta, nonostante la pseudo riluttanza di lui. Finisce come deve finire, e tanto per mostrare come sono questi bramati adolescenti, lei avrà il tempo anche di turlupinare il padre per la prestazione e sbeffeggiarlo per il poco denaro che ha dietro.
A casa non va meglio. La madre, Keiko, è costantemente vessata e picchiata dal giovane figlio, forse per sfogare la sua rabbia da vittima di bullismi molto pesanti. Lei è remissiva, fra l'indifferenza generale subirà fino a riportare gravi ferite e una camminata claudicante. Ma continuerà imperterrita la sua vita, tanto a consolarla ci sarà, sorpresa, l'eroina, acquistata tramite, sorpresa due, la vendita del suo corpo, ad individui dai gusti non standard.
A svegliarli da questo torpore arriverà il Visitor Q, personaggio di dubbia provenienza che si presenterà con una sassata in testa al padre; subito chiare le sue intenzioni, è una sveglia, un angelo/demone in forma umana.
Mentre al padre va sempre peggio, infatti arriverà anche ad uccidere la collega che non vedeva di buon occhio il suo progetto di lavoro, oltretutto facendole pagare, IN SEGUITO, le sue turbe, la madre peggiora e il figlio è ancor più maltrattato, il "visitatore" arriverà a completare la sua opera. Ne avrà per tutti e tre, poco più in là anche per la figlia, che si ricongiungeranno nel simbolico latte materno della signora Keiko, sgorgante a fiotti, segno di un ritrovato credere in se stessa. Finalmente scopriranno "armonia": i genitori collaboreranno fra di loro, Kiyoshi aiuterà, in maniera violentissima, il figlio e si sentirà appagato, il ragazzo rientrerà felice nelle grazie materne. Missione compiuta.
Laidissimo eccesso mascherato da cinema verità, il formato digitale, il 4:3, i soli suoni senza musica, vogliono dare idea documentaristica e vi riescono ancor più di riprese reali. Una società alla deriva, dove sono lesi tutti i rapporti: famigliari, d'amicizia, lavorativi, con il proprio ambiente, quale può essere la casa, con gli estranei. L'importante è censurare e non far apparire, come nella famosa sfocatura degli organi genitali giapponese, tale da permettere al mondo di non vedere.
Nichilismo sociale, forse riabilitabile a sassate sulla testa, per passare ad un gradino emotivamente più funzionale, ma uguale marcio e perverso.
È vero Takashi Miike, in una delle sue molteplici forme.

domenica 20 maggio 2012

sprazzo di Terayama no. 1

トマトケッチャップ皇帝  (Tomato Kecchappu Kôtei)
1971 (versione corta) 1996 (lunga)
Giappone
Regia: Shûji Terayama
Scritto: Shûji Terayama

V'è spesso una gran dire su utopistici governi a completa gestione femminile, idea sicuramente fantasiosa, ma fallimentare dai primi attimi, in cui farebbero scena "tirate di capelli" materiali e non.
Ed uno composto da bambini, invece?
Tomato Kecchappu Kôtei, l'impero del ketchup, questo perché esso è l'alimento di Stato, il più ambito e simbolico.
Gli adulti hanno dominato da sempre, ed è inevitabile che il novello regno dei piccoli non abbia ereditato caratteristiche simili. Ma è solo un'impostazione base, il resto è parto di menti infantili.
I grandi delle rivoluzioni, che siano state realmente tali o no, d'esempio Mao Tse-tung o Karl Marx, vengono banditi, e le loro icone vergate con una "X", che è anche il vessillo del nuovo impero.
Le leggi sono ben chiare, stilate punto per punto, niente fraintendimenti, tutte a favore degli sbarbatelli.
C'è un esercito con le varie divisioni, capace di torturare, uccidere, vessare; c'è chi si occupa dell'attività energetica ed ovviamente c'è l'imperatore: fiero, in divisa, con cappello e, all'occorrenza, barba e baffi finti, pregno di vizi come ogni dominatore che si rispetti.
Ma il carburante per alimentare tutto ciò, nonché la nullità da sottomettere qual è? Ovviamente gli adulti. Marionette in mano ai bimbi, sono soggiogati, degradati. Mentre i genitori dell'imperatore devono pulirgli le scarpe, con lingua compresa, e suonare per lui, altri devono alimentare meccanicamente le fonti d'energia, ma soprattutto tutti devono diventare zimbelli, violati sotto vari punti di vista, anche se si potrebbe dire in maniera "estetica": saranno rete da ping pong, annientati ad un primordiale ruolo animalesco, unendosi in rituali e lottando fra loro, spesso denudati, sporchi, imprigionati, puniti con la pena di morte se infrangono le leggi, o in altro modo, secondo il loro status prerivoluzionario. Sono rinchiusi per vezzo nei posti più svariati, indotti ad essere spettatori passivi e piegati del nascente reame, fanno da tappezzeria di carne, da mobili umani, statue statiche abbellenti, dal trucco pesante. Oltre a... e qui Terayama stupra lo spettatore, soddisfare gli appetiti sessuali dei fanciulli. Alt! Niente di completo o che gli si avvicini di molto: il sesso è mostrato come una visione giocosa, le donne sono bambole umane nelle mani di corpicini ancora non sviluppati, è un teatro fatto di eccessi, tanta fantasia visiva e sregolatezze.
Shûji, feroce critico del conformismo, punta anche il dito verso i precedenti potenti della Terra, messi alla berlina per la loro somiglianza, non solo fisica.
Nessun pentimento da parte del nuovo impero, che spiega che quella è la giusta via.
Importantissimo sapere che esistono due versioni del film, una di poco sotto la mezz'ora di durata, in bianco e nero e più diritta sull'obiettivo; un'altra oltre l'ora e uscita più tardi, dai toni seppia, che spossa e ossessiona lo spettatore nel più tempo concessogli, e punta una maggior luce su ciò a cui sono ridotti i maggiorenni, con le infinite lotte fra caricature di ex Paesi dominanti e una maggior chiarezza sulla religione preesistente violata.
La camera è spesso a spalla, si fa lieve e vorticosa all'occorrenza, c'è quel senso di realismo documentaristico misto alla sperimentazione sognante, perché è difficile trovare qualcosa di più onirico di quest'opera.
Le musiche suonate sono di stampo infantile, oppure rilassanti e basate sullo Shamisen, odore di vecchio cinema insomma, sembra che manchi solo il benshi. Ma si fanno anche marziali, e le voci sono da proclama imperialisti.
Qui abbiam gustato l'opera, ci siamo fatti domande, anche scrupoli, certo, poi abbiamo deciso di parlarne. A noi stessi, verso il nostro cuore.

martedì 15 maggio 2012

lo Stivale nella galassia

È grandissimo l'onore per essere entrato a far parte dei collaboratori di Il futuro è tornato, blog nato per ridare dignità, nell'italico idioma, alla fantascienza, genere variegato e della connotazione spesso profondissima. Il sito si presenta da sé, ma voglio comunque rendere noto che vi scrive è un reale appassionato di genere, non ci si imbatte in improvvisazioni e "marchette" dell'ultim'ora. Originale è la forma di ciò che si propone: si va dai palinsesti televisivi alle recensioni di film, dalle interviste agli articoli sui libri, e molto altro.
Personalmente ho esordito trattando uno dei miei sc-fi movie preferiti: Aelita di Jakov Aleksandrovič Protazanov, tratto dal romanzo omonimo di Aleksej Nikolaevič Tolstoj.

sabato 12 maggio 2012

quella serie animata del 1969?

Zorgon: The H-Bomb Beast from Hell
1972
Stati Uniti d'America
Regia: Kevin Fernan

Commedia anticipatrice, che già aveva percepito i cliché di quelle che erano le tendenze di pochi anni prima, in netto anticipo su diverse mode di rispolvero del vintage attualmente circolanti.
Parodia dello sci-fi horror degli anni Cinquanta, con la creatura amorfa di origine sconosciuta, in questo caso un "lovecraftiano" misto fra un polpo (Octaman?) e un demone oni del folclore giapponese, che miete numerose vittime, tutto circondato da un alone di mistero.
Se l'origine amatoriale è evidentissima, sembra un The Geek vestito d'ironia, non è da bistrattare un'originale scelta, quella di privare la pellicola di qualsiasi suono al di là degli effetti: nessuna soundtrack, niente dialoghi ma intertitoli, soltanto rumori in primissimo piano.
Recitazione volutamente sopra le righe, scenari da "dietro casa", errori di fuoco, inquadrature sballate e montaggio rozzo, a cospetto di volontà di non prendersi sul serio e amore per il cinema.

mercoledì 9 maggio 2012

movimentati piccoli spazi

The Haunted Curiosity Shop
1901
Regno Unito
Regia: Walter R. Booth

Un negozietto di curiosità in vecchio stile, à la Safarà di Dylan Dog, per intenderci. Qui però il gestore non ha poteri, quasi nulla può contro le presenze moleste. A far loro da porte d'accesso ci sono il classico armadio e il tipico vaso dell'iconografia d'orrore, stessa cosa per la forma delle entità, si va dagli scheletri ai fantasmi incorporei, dalle teste volanti a dispettosi  folletti.
Tutto in un quadro fisso, con quegli effetti che strabiliavano da almeno un quinquennio.
Ritroviamo Walter R. Booth, già visto qui.

giovedì 3 maggio 2012

koniec

Morderstwo
1957
Polonia
Regia: Roman Polanski
Scritto: Roman Polanski

Questa è l'attesa della morte in un mondo quotidiano. Essa arriva, come talvolta accade, con flemma, porta via con una certa metodica, non senza una certa spettacolarità. Quando scocca l'ora a nulla serve ribellarsi, sarà troppo tardi, il guizzo potrebbe solo aumentare la sofferenza. Com'è venuta così va via, nel silenzio di uno sguardo fisso, di un piano fisso, come un'ombra che scivola via, lontano.