OCCHIO: degustazione, esegesi...   ESPRESSIONI: visioni, letture, arte...

domenica 12 agosto 2012

da dietro una porta

Videohunter
Episode One
Murder on Eisenstein St.
2012
Russia
Regia: Bakshaev
Scritto: Robert Monell

Strade che prendono una piega anomala, straniamento.
Si inizia con una telefonata. Tutto sembra nella norma, scorre la vita lavorativa, fra innovazioni tecnologiche e metodi tradizionali. Una normalità comunque tinta di giallo, c'è una tensione sottile, man mano crescente. Poi arriva l'inaspettato, il criminoso si lega con l'empatico, psicologia di gesti, suoni e silenzi. Momenti alienanti, stordimento, nello stesso tempo percezione profonda dell'umano.
Ennesimo colpo a segno di Bakshaev, che mette in scena in maniera magistrale la prima puntata di una web serie scritta da Monell.
Fotografia torbida, ricca di luci e penombre, recitazione compassata (brava Eugenia Vinnik), come richiesto dal tipo di cortometraggio, citazionismo di classe.
Ancora una volta fondamentale l'apporto di Alexander "FLE" Zhemchuzhnikov alle musiche.
Per attimi si respira Godard...

martedì 7 agosto 2012

endocrinologia della NEP

Continua il mio personale percorso nella filmografia fantascientifica "socialista", sempre ospite dell'appassionata blogzine Il futuro è tornato.
Torno, come già successo anche qui sul mio sito, a riferirmi al notissimo Michail Afanas'evič Bulgakov e al suo intenso romanzo Cuore di cane, affascinante come libro ma degno anche in un paio di trasposizioni visive. Una è stata prodotta dalla stessa patria della scrittore, l'URSS, con regia di Vladimir Bortko, ed è proprio quella trattata nell'articolo.

sabato 4 agosto 2012

armonioso insieme

Femmes émancipées
1901
Francia

Che dolce questa emancipazione, lontana anni luce da quella presunta di certi luoghi, dalle nudità non assaporate ma soltanto vendute, dell'interiorità esposta ai quattro venti e violentata, spogliata di valore.
I primi del Novecento non erano di certo migliori dal punto di vista della posizione della donna, ma se i tanto sbandierati passi fatti sono cose tipo gli esempi suddetti è palese che non è cambiato davvero nulla.
Il cortometraggio è uno sfoggio di alta tecnica, un grosso gruppo di foto 35mm messo insieme su caricatore e visto come un film tramite una macchina precorritrice chiamata Théoscope, antesignano dei nostri sistemi home theater.
Un grazie alla Fondazione Centro Sperimentale di Cinematografia per il recupero.

mercoledì 1 agosto 2012

sprazzo di Terayama no. 7

消しゴム (Keshigomu)
1977
Giappone
Regia: Shûji Terayama
Scritto: Shûji Terayama

Perché il cancellare è un qualcosa di così difficile? Perché, quando presente, viene difficilmente accettato?
Il figlio, il fratello o compagno, è partito per mari, la madre-sorella-compagna si strugge.
Si vorrebbe congelare la sua immagine, per sempre, ma il destino è nel rimuovere.
Strappare in mille pezzi la parte del cervello dove risiede il suo ricordo, eliminare il suo viso dai propri occhi.
Continuare a cercarlo sarebbe un brancolare nel vuoto, un rimuginare ossessivo sui tempi passati, annullare la fierezza della persona che fu, rendendola nuda ed inerme.
La macchia si estende.
Il mare ha chiamato, ha risucchiato il tempo.
Arriva Colei e si torna a giocare felici.

sabato 28 luglio 2012

destinazione vassoio

Waxworks
(Cera una volta)
(Tratto da Horroriana)
Robert Bloch
Mondadori Editore

La donna dei sogni.
Bella, ardente, voluttuosa; di cera.
In precedenza aveva sposato un piccolo e alla vista sgradevole ometto, un bravo medico, una persona di tutto rispetto, ma rapito dalla sua... follia. Lei era un demonio, una Salomè moderna! Quando il destino le riservò il giusto trattamento, lui divenne ancora più geniale, divenne un artista, e tracciò una retta malvagia per permetterle di continuare le sue aberrazioni. Cosa importava se ormai era immobile, la sua malignità continuava a stregare gli uomini, fiamme selvagge erano quelle labbra, quei capelli rossi, quel corpo sinuoso... Coloro che le giravano attorno erano fortemente gelosi l'un l'altro, la desideravano più di ogni altra cosa al mondo, perché gli uomini amano le mostruosità, anche se provenienti da una femmina che è più o meno un oggetto, per una donna cattiva sarebbero disposti a dare... la testa.
Brucia, donna di cera, brucia, il tuo lascito è infinito!

lunedì 23 luglio 2012

bocche

South of South
2005
Malesia
Regia: Chui Mui Tan
Scritto: Chui Mui Tan

Kuantan, Malesia, 1982. Cibo come centralità dell'universo, atto del mangiare venerato, consumo il più possibile silenzioso e meditato, come una preghiera, ogni singola azione che compone il pasto, compresi i momenti prima di arrivare al convivio vero e proprio, viene allungata a dismisura, goduta perché possibile. Il bambino è proiettato in una situazione materialista, spinto a centralizzarsi sulla sua fortuna.
Uno splendido paesaggio speranzoso contrasta con la tristezza di rifugiati vietnamiti in cerca di sussistenza, vittime di una guerra infinita.
C'è spazio anche per la critica antigovernativa verbale, ma il tavolo e la quiete parlano il doppio.

sabato 21 luglio 2012

acredine citerina

므이 (Muoi)
2007
Corea del Sud, Vietnam
Regia: Tae-kyeong Kim
Scritto: Zizak, Tae-kyeong Kim

Il tradimento non smette mai di essere in voga, anche in Oriente. Molti hanno subito quest'onta da una persona di cui si fidavano, partendo da storie d'amore o d'amicizia. La dolce Muoi, come in tradizioni ormai ben note, da bella ed angelica in vita si tramuterà, per vendetta, in terribile da morta, uno spirito che cavalcherà gli anni facendo leva sulle vittime dell'infedeltà...
Coproduzione sudcoreana e vietnamita, ingrana, come tanti film del Sud-Est asiatico, grazie ai fantastici scenari naturali, in questo caso provenienti dalla terra di Ho Chi Minh, ricchi sempre di verde e vitale acqua, e per l'esoticità dei complessi urbani. D'aiuto il rapporto d'aspetto 2.35:1, che permette una visione ed un respiro più ampi. Fotografia curiosamente virata sul giallo, vieppiù man mano che si arriva alla fine. Giallo gelosia o contrappunto perché simbolo di vitalità? O forse la potenza vitale è quella degli esseri sovrannaturali, del rancore!
Pur presentando punti deboli quali diverse ingenuità, scopiazzature d'occidentalismi e ingolfamenti, vive della delicatezza delle due interpreti principali, l'amabile e simpatica An Jo nella parte di Yun-hui e l'ipnotizzante Ye-ryeon Cha in quella di Seo-yeon, vestite anche nella sobrietà affascinante di abiti tradizionali. Il loro rapporto, leso con il tempo tempo, è candido e perverso, suggerito ma mai mostrato apertamente, mostrato discostato o forse soltanto ambivalente. Muoi farà la parte del giudice, un terzo elemento protagonista perché mezzo.
Certamente un horror, ma parco di momenti realmente di panico, al contrario di altre produzioni orientali cariche di terrorizzanti iconografie e "bus".
Il regista Tae-kyeong Kim ha nel carnet tre film e tutti horror, gli atri due sono Ryeong (2004) e Don't Click, attualmente in post produzione.

domenica 15 luglio 2012

irresponsabili

Children Shouldn't Play with Dead Things
(L'assedio dei morti viventi)
1973
Stati Uniti d'America
Regia: Bob Clark
Scritto: Alan Ormsby, Bob Clark

Una favola nera by Bob Clark, in seguito creatore dello struggente La morte dietro la porta, lo slasher precursore Un Natale rosso sangue e tanta successiva comicità.
I bambini non dovrebbero giocare con le cose morte. I "bambini" sono i componenti di un gruppo teatrale che non teme di spingersi oltre i limiti del rispetto, ambientando la loro pièce su un'isola, scenario che porta alla mente riti di ogni genere, compresi quelli Vudù legati agli zombi. Capeggiati da Alan, master di prevaricazione e sadismo, andranno proprio a scomodare i trapassati, senza aver nessuna deferenza per la loro condizione. A nulla varrà la maggior sensibilità di Paul e Terry, né la recettività di Anya, né il dietro front di Jeff; accadrà l'irreparabile.
Spesso definito commedia horror, in realtà di un grottesco piuttosto macabro più che farcito di normale umorismo, vanta note caratteristiche classicamente "zombesche", quali il tentativo di riparare in un luogo chiuso (appena cinque anni dopo La notte dei morti viventi), la già citata ambientazione isolana, più legata alla convenzionale tradizione che alla sterzata "romeriana", e il diverso approccio alla situazione dei personaggi, molto diversi tra loro.
Balza all'occhio l'ottimo make-up, che ricorda quello dell'antecedente e di casa Hammer La lunga notte dell'orrore, riproposto in maniera simile in La morte dietro la porta, d'altronde c'è in comune la manovalanza di Alan Ormsby, anche protagonista e sceneggiatore. Ottima anche la scenografia, d'un finto che però dà idea di un palco di teatro, peccato solo per la fin troppo scarsa illuminazione. D'effetto l'apocalisse finale.
Da ripescare per una ventata d'originalità in un periodo in cui è in corso un... cannibalismo commercialmente anche verso il morto vivente.

martedì 10 luglio 2012

diversivo verso Terayama

EVO
2012
Italia
Regia: L. Caligari (Luigi Castellitto)
Soggetto: C. Caligari (Luigi Castellitto)
Sceneggiatura: C. Caligari (Luigi Castellitto)

Fugge, ci comanda con i suoi fili, ci schiaccia: tempo.
Impossibile bloccare il turbine circolare delle lancette, piccoli mestoli in un calderone stregonesco.
È sfiancante l'attesa, opprimenti i ricordi, palpabile il nuovo che sostituisce il vecchio.
Ingiallisce ciò che ci circonda, la stretta è granitica, veniamo ipnotizzati.
Reagire è utopistico.
A te, Shûji.

venerdì 6 luglio 2012

macchie d'incubo

Bastano davvero pochi secondi ad emozionare, quando c'è competenza e passione.
Un violino, un'immagine che pian piano si rivela, pregna di significato, uno schizzo d'autore. Poi un titolo semplice ma potente.
È la sigla del contenitore i giochi del diavolo - storie fantastiche dell'ottocento, curato da Roberta Carlotto e trasmesso in RAI nel 1981. Siamo fuori dai mitici Sessanta e Settanta, abbondantemente osannati, ma riusciamo ugualmente a trovare una proposta profonda, anche istruttiva. Sei le pellicole mandate in onda, una già discussa, La Venere d'Ille, tratta da un racconto lungo di Prosper Mérimée, ma altri fior di autori ci hanno deliziato tramite film per la televisione ispirati a loro opere: Ernst Theodor Amadeus Hoffmann, Henry James, Gérard de Nerval, Robert Louis Stevenson e Herbert George Wells.
Una vecchia scuola che appagava soltanto con un'introduzione.

domenica 1 luglio 2012

sontuosità indigesta

Dream of a Rarebit Fiend
1906
Stati Uniti d'America
Regia: Wallace McCutcheon, Edwin S. Porter
Scritto: Winsor McCay

Un mezzo busto chiaro nella sua opulenza, affogato nella ricchezza culinaria non si scomoda a mantenere un contegno. Ma tanta foga pagherà un notevole scotto, prima percependo un monumento cittadino come un tempestoso pendolo, poi subendo di tutto nella stanza da letto di casa. Anche il sognare di volare, solitamente metafora di qualcosa di piacevole, avrà un risvolto spasmodico, diventerà un vero e proprio incubo. Presente una curiosa sovrimpressione demoniaca, un martellante mal di testa venuto fuori da un "fuoco gastronomico".
L'eccesso di sfarzo è ben punito.

domenica 24 giugno 2012

sprazzo di Terayama no. 6

審判 (Shimpan)
1975
Giappone
Regia: Shûji Terayama

Piantare un chiodo è una'autorevole metafora di libertinaggio. Questo avrà pensato Shûji quando ha immaginato questo Der Prozess (in Germania Ovest), titolo che forse rimanda ad un processo alla libidine umana.
Libertà di costumi che esplode nelle molteplici scene di sesso, anche molto prolungate e agitate: donne leggermente ammantate di rosso ardore, con l'amante, nei pressi, che martella per il piacere di lei, gruppi di affascinanti dark lady in un'orgia "ferrosa", scene ordinarie ma cariche di desiderio, singole bellezze impegnate in fellatio con grossi chiodi, distrazione lasciva nella mente di un sacerdote shintoista impegnato nella lettura di sacre scritture.
Ma gli intermezzi dai toni fucsia, colore adattissimo alla lussuria, ci dimostrano che certe idee possono anche essere un fardello da portare: qualcuno tenta di liberarsene ma ne è perseguitato, altri ne sono colpiti a morte, altri sono impazziti e si sono sentiti ingabbiati, i conservatori vogliono faticare fino allo stremo per eliminarle.
Camera e spalla e non, scene infinitamente allungate, solita musica ossessiva, in questo caso dolce e sensuale, e trucco, tanto affascinantissimo trucco teatrale.
Il chiodo è anche una "fissa" mentale... Il titolo internazionale è Trial, la prova; chi tenterà di resistere?

mercoledì 20 giugno 2012

sprazzo di Terayama no. 5

二頭女 (Nito-onna: Kage no Eiga)
1977
Giappone
Regia: Shûji Terayama 

In italiano: La donna con due teste.
La seconda testa è l'ombra del passato composto da ricordi diversificati, partendo da un'infanzia serena, fatta di giochi e spensieratezza, con la volontà di trascorrere quei momenti nella maniera più lenta possibile, perché una percezione fin troppo acuta delle paure che subentreranno è già presente.
Poi si cresce, si trova un compagno, ma questi si annoierà presto, andrà via e lascerà soltanto brandelli di se stesso. Per lui sarà come buttare qualcosa di vecchio, per lei i ricordi saranno sempre presenti e ossessivi: reminiscenze di quando facevano l'amore, lui ne era appagato, lei poi ne aveva rimorso o sentiva già echi di distacco, il lavoro di lui, i momenti di quiete.
Cancellare la macchia sarà dura, bisognerà distrarsi, tantissima la forza di volontà richiesta.
Fotografia seppia che, oltre ad avere prevedibile successo qui da noi, si sposa benissimo con la volontà di rappresentare la memoria, così come la musica ripetitiva è utile a simulare il tempo che passa e lascia i suoi segni.
Finale con lunga carrellata all'indietro, che mostra metacinematograficamente il set: la vita è un breve film, una rappresentazione teatrale, spesso guardiamo la nostra stessa dall'esterno.

lunedì 18 giugno 2012

bacio di sangue

Salome
1973
Regno Unito
Regia: Clive Barker
Scritto: Clive Barker, Oscar Wilde


Un ambiente livido, dove le cerulee presenze si muovono come anime in pena, quasi a presagire ciò che capiterà con l'evolversi delle loro cagioni. Surrealismo dove le figure sono appena percepibili, chiaroscuro ed effetti stranianti sono la base di tutto, ma la resa dell'episodio del Vangelo (ricordando anche che un dramma omonimo di Wilde è servito d'ispirazione) è ottima, niente blasfemia gratuita.
Salome osserva ciò che le sta intorno e noi con desiderio, un demone la guarda da un muro, è la rappresentazione della sua perfida lascivia.
Giovanni Battista, prigioniero, è il ritratto del candore, ciò basta a fare le veci della personalità demonizzante originale; lei lo brama.
Balla Salome, balla per Erode Antipa, fra quadri mai troppo larghi, dispiega le ali come una farfalla, lui ne è appagato, gusta. Fra mezzi busti, mezze figure, primi e primissimi piani libidinosi, lei, com'è noto, vuole qualcosa in cambio, la testa di quel detenuto, almeno in questo modo sarà amato.
Così fu, ma l'orrore è troppo forte, ed anche una personalità come quella di Erode se ne duole, ordina quindi che la serpe sia schiacciata, il desiderio represso, sotto lo sguardo ormai spiritico di Giovanni.

venerdì 15 giugno 2012

l'arte è l'arma nella lotta

Il sempre più consolidato blog Il futuro è tornato ospita nuovamente un mio articolo, in questa occasione si va alla volta della Repubblica Democratica Tedesca, con la fantascienza della casa di produzione statale DEFA, già trattata anche in questi lidi.
Tre pellicole da riscoprire, tre chicche di una sci-fi a base fortemente ideologica, a cavallo fra i Sessanta e i Settanta, che volge riguardo particolare a chi cerca "elucubrazioni spaziali".

lunedì 11 giugno 2012

sprazzo di Terayama no. 4

迷宫谭 (Meikyû-tan)
1975
Giappone
Regia: Shûji Terayama
Scritto: Shûji Terayama

In questo ennesimo parto di Terayama tutto il potere volge verso una porta che permette di raggiungere la mente, essa rappresenta quel passaggio fra il materiale e le fantasie, accesso noto ma non utilizzato da tutti.
C'è l'operaio che, grazie ad esso, può far vivere le proprie fantasticherie sessuali, ed il lavoratore che può sbizzarrirsi in una dimensione artistica lontana dal suo mondo "manuale", un posto che vede soltanto lui. Per qualcuno l'ingresso è più ostico, come nel caso della borghesia, che può crederlo soltanto un gioco o può esserne indifferente. C'è anche chi, abituato ad una vita sempre in bilico, è talmente sensibilizzato da esserne spaventato, o qualcheduno che, dopo averne usufruito, lo usa per sbarrare parti di vissuto personale.
Ma i più sfortunati sono quelli che non riescono ad aprire il varco, destinati ad avere le personali suggestioni vicine, ma senza potervi accedere.
Il maestro e il direttore della fotografia Fumikazu Fukumoto sono in grandissima maniera efficaci nel trasmettere le emozioni tecnicamente. La rappresentazione è cromaticamente incentrata su un blu/verde profondamente onirico, ma è con l'uso del diaframma che si dà il massimo: come da accademia, si riesce ad isolare il punto da risaltare con una grande apertura dell'otturatore, rendendo il quadro quasi accecante, e ad usare l'estrema luminosità per permettere allo spettatore l'entrata nella magia.

mercoledì 6 giugno 2012

l'equino sconosciuto

Con lo spirito Chollima
55 di calcio della Repubblica Democratica Popolare di Corea
Marco Bagozzi
stampato in proprio

Qui su occhio abbiamo una concezione idilliaca dello sport, del calcio in primis, una visione utopistica dove non esistono ingaggi stratosferici, falsità, abbietti movimenti sotterranei, indecenti sponsorizzazioni, individualismo sfrenato, ignoranza, maleducazione, spocchia e grottesco gossip; tutti morbi del cosiddetto "professionismo" e non solo.
Utopia perché la situazione sarebbe risolvibile solo con una rivoluzione che dovrebbe spazzar via il 95% di quello che esiste attualmente, per rimpiazzarlo con una Struttura Sportiva, dalla testa alle fondamenta, con la S maiuscola. Vista la obiettiva difficoltà della cosa, difficilmente riapparirà l'argomento sport in generale su queste pagine, ma stavolta vogliamo segnalare un'opera di gran interessante e vicina alle parole scritte finora.
Come si evince da titolo si parla proprio del mondo della sfera di cuoio nella Corea del Nord, di un qualcosa di cui molti non sospettano neanche l'esistenza.
Marco Bagozzi ha svolto un lavoro approfonditissimo, diversificato nella proposta e riportante nozioni e situazioni che neanche il più altisonante dei sedicenti esperti nostrani conoscono.
Dopo le introduzioni si parla della nascita delle attività nella nazione, anche prima della divisione delle due Coree. In seguito veniamo sommersi dalla marea di statistiche, scoprendo una moltitudine di campionati affascinanti e in alcuni casi anticipatori di quelli occidentali: quanti conoscono i non più esistenti GANEFO, le Spartakiadi, la Coppa delle Nazioni Asiatiche Comuniste? Per non parlare dei giochi olimpici orientali o delle competizioni che riportavano o riportano ancora oggi i nomi dei regnanti nei paesi del Medio Oriente o del Sud-Est asiatico. Forte risalto anche per i tornei "under" e quelli femminili, spettacolari quanto quelli maggiori. Ovviamente, in tutto questo, viene riportato che le nazionali della Corea Popolare hanno spesso fatto la parte del leone, con vittorie schiaccianti e sfoggio di misconosciuti campioni e campionesse.
Maggior risalto, come normale, ai "grandi": cammino della nazionale nordcoreana, con fermata obbligata sui Mondiali del 1966, con la strabiliante vittoria sull'Italia, e su quelli del 2010, spiegazione delle regole e della composizione dei campionati di club dello Stato e permanenze dei cittadini coreani in società al di fuori dei confini nazionali.
Le ultime pagine sono occupate da fotografie vecchie e nuove, molte inedite ai nostri occhi.
Curiose anche le smentite sulle varie leggende metropolitane, tipo quella del Pak Doo-Ik (goleador contro l'Italia) dentista o dei sedicenti tifosi fasulli, ritenuti cinesi, presenti al seguito della rappresentativa nel 2006. Non da meno la conclusione che l'attività sportiva è stata forse l'unico vero punto di riavvicinamento fra gli Stati del Nord e del Sud.
Ma cos'ha di particolare questo volume, rispetto ad un qualsiasi almanacco? Per comprenderlo bisogna essere di mentalità davvero flessibile, profonda e, concedetecelo, preparata. Chi si vorrà impegnare a giudicare con cognizione di causa riuscirà a cogliere l'animo di pura energia sportiva di questi atleti. Onorevoli sono le virtù sfoggiate in mezzo secolo: spirito di abnegazione, approccio al gioco tutto sudore, spirito di squadra, di partecipazione, sportività, coesione, tutte cose generalmente assenti in un contesto come quello del calcio occidentale. I professorini con il poster di Ibrahimovic in camera e Hollywood nel cuore, quelli che sul Paese in esame credono di conoscere tutto (lo chiamano comunista o socialista, ciò rende l'idea...) stiano alla larga, in questa sede SAPPIAMO BENISSIMO com'è strutturato quel luogo, ma abbiamo anche saputo coglierne le sfumature.
Ci complimentiamo con Marco Bagozzi per l'intelligenza e la curiosità dimostrate!

Chollima, il leggendario cavallo alato, poteva coprire un migliaio di ri in un sol balzo, superando altissime montagne e vaste distese, attraverso nebbia e nuvole. Questa è l’origine del ‘movimento Chollima’, un movimento collettivo ed innovatore dei lavoratori, che simbolizza la velocità vertiginosa della costruzione dello spirito rivoluzionario della Corea
tratto da Baik Bong, Kim Il Sung. Biografia. Volume II 

lunedì 4 giugno 2012

derattizzazione

The Contraption
1977
Regno Unito
Regia: James Dearden
Scritto: James Dearden

Capiamo che sta succedendo qualcosa di torvo grazie alla magistrale tecnica che gioca con le inquadrature su di un lavoro di bricolage. I dettagli sono esasperati, le azioni rallentate, ogni movimento è seguito e realizzato con certosina maestria; le luci sono tenui, abbonda il chiaroscuro; i suoni sono cupi e rimbombanti, in più c'è un contrappunto sonoro, fuori dalla tematica, esso è la nostra lanterna guida per capire con che tipo di tema abbiamo a che fare.
Se non fosse per l'aspetto formale sapremmo anche apprezzare il lavoro, nelle sue finezze, nel misconosciuto fascino degli oggetti, della materia.
Ma un matrimonio ha "creato" un topo, un "bloody mouse" che va eliminato.
Protagonista Richard O'Brien, il celebre Riff Raff di The Rocky Horror Picture Show.

venerdì 1 giugno 2012

sprazzo di Terayama no. 3

槛囚 (Ori)
1964
Giappone
Regia: Shûji Terayama
Scritto: Shûji Terayama


È chiaro che il tempo è la base del nostro essere.
Siamo nudi ed inermi al suo cospetto, lo scrutiamo, lo analizziamo, ma ne siamo sempre schiavi. In un certo senso lo veneriamo, esso ci permette di apprezzare l'infanzia perché tale, ci fa beneficiare delle evoluzioni del corpo, si può dire che lo culliamo, ma tante rimangono le domande senza risposta legato al suo enorme mistero.
È croce e delizia.
Esordio registico di Terayama. Dieci minuti di intensa atmosfera surreale, dalla martellante musica che avanza come lancette d'orologio, dal cromatismo verde e dalle inquadrature, oltre che variegate, con uso della maggior parte di piani e campi, anche caratterizzate da... tempi molto lunghi, che ci permettono di  assorbire l'essenza pura e diretta del tema trattato.
Prigionieri della lunghezza delle scene, prigionieri del tempo