OCCHIO: degustazione, esegesi...   ESPRESSIONI: visioni, letture, arte...

domenica 10 marzo 2013

things you never saw before or ever dreamed of

The Black Cat
1934
Stati Uniti d'America
Regia: Edgar G. Ulmer
Soggetto: Edgar Allan Poe, Edgar G. Ulmer, Peter Ruric, Tom Kilpatrick
Sceneggiatura: Peter Ruric

Crudele come pochi, omaggio, come molti, all'espressionismo cinematografico più puro. 
C'è una magione, quasi unico set del film, centralità di tutto, che è un'opera d'arte sia in senso diegetico che extradiegetico: l'adornano diagonali e spigoli, tortuose scalinate e porte scorrevoli, tanti oggetti in odore di Art Déco, luci ed ombre, la "collezione"... Più che un ossequio alla corrente espressionista, di cui Ulmer fu parte per via di alcune collaborazioni, è un'exclave d'essa turbinata negli anni Trenta. Anche per via delle presenze, o della Presenza, troneggia infatti un Karloff dagli abiti e dai tratti somatici, capigliatura soprattutto, che sono un tutt'uno con il resto dell'ambiente, quello che lo contorna è una giusta continuazione, perché lui è quel luogo, quel posto è la sua mente, con anfratti e follie, le linee sono le sue sinapsi. 
Impersona Hjalmar Poelzig, architetto che ha costruito la sua reggia su un sanguinoso luogo di guerra ungherese, e dove ospiterà una coppia di sposi in luna di miele, in verità capitata lì per un fortuito incidente, e lo psichiatra Dr. Vitus Werdegast («Verdegast?», chiedeva qualcuno con espressione interrogativa, nel 1977), un ugualmente torreggiante Bela Lugosi, tornato lì per vendicarsi di torti subiti.
L'accompagnamento uditivo include Schumann, Liszt, Tchaikovsky, Beethoven, Schubert, Bach,  ma non è la cosa in sé ad essere eclatante, seppur di qualità, l'originalità è nel fatto che presenzia non solo nei titoli, cosa inusuale per i tempi. E quegli appaganti suoni si mischiano ai fantastici accenti di Lugosi e Karloff, simboli dell'orrore cinematografico.
Momenti ironici si inseriscono con fare grottesco in una trama cinica, in un'atmosfera alienante, dove solo qualche melodramma riconduce nel porto dell'umanità.
Il famoso finale non ha bisogno di mostrare molto per gridare efferatezza. 
Il riferimento al felino di Poe è solo un richiamo commerciale.

domenica 3 marzo 2013

la sua mano veniva dall'ombra come un enorme ragno

La frusta e il corpo
1963
Italia, Francia
Regia: John M. Old (Mario Bava)
Scritto: Julian Berry (Ernesto Gastaldi), Robert Hugo (Ugo Guerra), Martin Hardy (Luciano Martino)

Vinciamo ancora una volta la reverenza verso il maestro e parliamo di una sua gemma, tale anche se non facente parte delle cerchie più celebri o meno note, perché un ripasso delizia e permette di essere abbracciati da un calore artistico di difficile reperibilità.
Cliché gotici che più tali non si può, storia di fantasmi, storia di fantasmi della mente, Ottocento e parlate forbite, vecchia Europa, castelli, corridoi, arredi pomposi, lume di candela. E ancora: vestaglie svolazzanti, servitù claudicante, color porpora, cripte, bare. Tutto sotto l'edificante ala di Bava, o by John M. Old, firma del caso in esame, e il solo dirlo potrebbe concludere il discorso.
Il duo formato da Bava stesso e dal fido Ubaldo Terzano celebra la lezione visiva che noi scriventi, avvezzi a mestiere simile, cerchiamo di reinterpretare quasi quotidianamente. Non si lesina con il famigerato zoom, per alcuni solo accessorio, per il Mario di Sanremo un mezzo a fine emotivo e spesso di soggettiva. Le luci sono quelle multicolori a cui ogni attento fan è abituato, molte volte volutamente irreali, quasi infernali, dosate in maniera epocale, tanto quanto la disposizione di visi ed oggetti nell'inquadratura. Altra lezione sono le carrellate, dosate con la delicatezza del clima antico di sfondo, dove, oltre ai bagliori bluastri che da usci entrano in interni, v'è posto anche per la crudezza: il dettaglio gore, la laida grata, il fango... sono sempre dietro l'angolo.
E se qualche particolare può sembrare buffo non c'è da preoccuparsi, viene messo da parte in favore di altri beni, quali, ad esempio, gli oscuri suoni o un cast d'eccellenza: il maestoso Christopher Lee, Daliah Lavi, che qui veste egregiamente i "darkissimi" panni di sostituta di Barbara Steele, Tony Kendall (Luciano Stella), i fedeli comprimari Harriet Medin e Luciano Pigozzi, il Peter Lorre di casa nostra. 
La musica di Carlo Rustichelli sembra diegetica anche quando non lo è, come suonata da un pianoforte onnipresente.
La frusta e il corpo ebbe il coraggio di proporre un tema con un sottotesto sadomasochista nel lontano 1963, nient'affatto velato, tra l'altro. La frusta del titolo è proprio il famoso strumento, che si abbatte sul deliziato corpo della Lavi, con sommo (troppo?) piacere di "vittima" e "carnefice".

domenica 24 febbraio 2013

некрореализм

Санитары-оборотни (Sanitary-Oborotni)
1984
Unione Sovietica
Regia: Yevgeny Yufit


Uno scampolo della corrente artistica, di finale era sovietica, del necrorealismo, con un lavoro di Yufit, anomalo autore avvezzo ad un cinema demolitore di convenzioni, con opere quali cortometraggi dall'apparenza antica o improvvisati, o lo splendido Papa, umer ded moroz, del 1992, pellicola con richiami a Sem'ja vurdalaka di Aleksej Konstantinovič Tolstoj, ma infinitamente più "larga".
C'è un marinaio viaggiante, che, in due passi, entra in un contesto tanto reale quanto assurdo, in cui i ruoli sociali sono definiti ma deviati, una realtà speciale. Gli infermieri lupi mannari, anche loro in e fuori schema, ne provocano la morte violenta; un modo per sognare gioiosamente, forse una prassi.

domenica 17 febbraio 2013

riflessi di mani e visi

El espejo de la bruja
1962
Messico
Regia: Chano Urueta
Soggetto: Alfredo Ruanova, Carlos Enrique Taboada
Sceneggiatura: Alfredo Ruanova

Pregevolissimo horror messicano, uno dei migliori provenienti dal Paese nordamericano.
Facendo leva sul periodo di produzione favorevole, essenzialmente il decennio Sessanta, è venuto fuori un gotico classico, di chiaroscuri e rituale bianco e nero, che pesca in due filoni notissimi agli appassionati di genere: quello del "mad doctor", con tanto di assistente, che uccide per ridare vita, funzionalità o bellezza ad un paziente e la stregoneria, con presenze dall'aldilà, a scopo vendicativo.
La prima cosa che balza all'occhio dello spettatore attento è l'amalgama di attori con tratti somatici ispanici in contesti dove invece si era abituati a vedere gli anglosassoni far da padrone. Seppur evidente la volontà di emulazione, è forte la caratterizzazione, le bellezze con efelidi dei classici inglesi sono sostituite da altrettanto affascinanti presenze, neanche stereotipate. Non siamo, però, nei voluttuosi estremi di un Jess Franco, ma più dalle parti di un Riccardo Freda o un Mario Bava. Ispiratori sono i seminali Orlacs Hände, di Robert Wiene, tratto dal romanzo di Maurice Renard Les Mains d'Orlac e Les yeux sans visage di Fraju, opera franco-italica già analizzata. Oppure, a proposito del già citato Franco, c'è uno dei suoi lavori più pregevoli, Gritos en la noche, del 1961, anch'esso simile. Poi è stato un ripetersi del tema, in tempi recenti e in tante nazioni, persino di nuovo in Messico con La horripilante bestia humana, del mostro sacro René Cardona, padre.
Candelabri, fumo, corridoi e pianoforti ed ovviamente specchi non stancano se accompagnati da scelte di movimento di camera così intense e una fotografia di tale fattura, curatissima dal punto di vista della composizione e della profondità, nonché sui generis; qualità anche per suoni e musiche, non innovativi ma buoni. Inizio prelibatissimo, compresi i titoli.
Chano Urueta ha avuto una carriera grandemente prolifica: oltre al "battesimo" per molti cineasti messicani, cioè i film con i personaggi della "lucha libre", è stato rapito altre volte dai tentacoli del genere orrore, purtroppo con risultati inferiori a El espejo de la bruja.

domenica 10 febbraio 2013

The Masque of the Red Death

Masca crvene smrti
1969
Jugoslavia
Regia: Branko Ranitovic, Pavao Stalter
Soggetto: Edgar Allan Poe
Sceneggiatura: Zdenko Gasparivic (Zdenko Gasparovic), Branko Ranitovic


Le stanze della vita potranno anche variare di colore, con fine di distrazione, ma l'orologio dell'ultima sala sarà sempre presente a scandire il tempo e far memoria con il battere del suo pendolo, e in quei momenti sarà gelo.
Nell'arco vitale ci saranno scudi levati, sotto forma di frivolezza, sotto forma di altro, mentre nei dintorni calerà il buio e sarà un gracchiare di corvi.
L'illusione, però, non durerà per molto, non ci sarà sfarzo d'esistenza che potrà fermare l'audace cammino della Maschera.

sabato 2 febbraio 2013

un jeune homme très séduisant

Arsène Guillot
(Arsenia Guillot)
(Tratto da Racconti e novelle)
Prosper Mérimée
Sansoni Editore

La signora di Pinnes, inizialmente e nel mezzo della vicenda, non può che attrarre l'antipatia del lettore. Fervente da irritare — o forse da stimare infinitamente? — convinta oltremisura, con'idea monastica del peccato e della redenzione, un pulpito in carne ed ossa. Ma l'avventore verrà poi sicuramente rapito dal taciutissimo sentimento ricambiato per l'ex scapestrato Max di Salligny: prima sospettato, evidenziato solo nella conclusione, che farà perdonare e darà un senso, magari annullando ciò che sembrava fede e invece, chissà, era un muoversi interessato, a diverse azioni della signora.
Arsenia Guillot produrrà compassione, si mostrerà addirittura ridicola nella sua cieca esagerazione, anche se la sua ostinata semplicità di direzione non mancherà di toccar corde. Quando l'amore può non produrre stima in chi osserva, ma tanta pena.

domenica 27 gennaio 2013

cappello teso

Inflation
1928
Germania
Regia: Hans Richter
Scritto: Hans Richter

Zeri che crescono, possibilità che diminuisce, com'è noto, e quei cerchi ovali sono cappi che strangolano la popolazione, quella che vede le immagini dei beni sempre più oniricamente.
Suoni incomprensibili in sottofondo, così come vogliono essere certi meccanismi per un tal ceto, sguardi sommessi a cospetto di putridume che fa del tintinnare un ritmo vitale, quel rumore che deve aumentare sempre più per la sopravvivenza della massa, costretta a ritrovarsi con immondizia cartacea di poco valore, a vedere il moltiplicarsi di immagini sfocate, lontane.
E macerie.

domenica 13 gennaio 2013

a love story

VHS mon amour
2013
Russia
Regia: Bakshaev (Alexander Bakshaev)
Scritto: Robert Monell

Entriamo nel puro Amore, allontanandoci da stereotipi, penetriamo in un vero e proprio atto di profondo sentimento, tale per chi l'ha creato, tale per il protagonista, un'ombrosa persona schiva e dedita totalmente al suo personale pianeta, tassellato da bootleg di vecchie VHS, segno di inattaccabilità dei propri connotati da fattori esterni, nonostante il passare del tempo.
In un malinconico scenario "tarkovskijano" vige una placida distruzione: ruderi, alberi caduti, acqua che ha perso limpidezza, stralci d'arte che vengono sacrificati al fuoco, quest'ultimo anche elemento distruttivo di se stesso. Egli, passando in questi luoghi, vive di allegorici fotogrammi estratti dalle sue cassette, percepito da altri non lo è quasi, coloro con cui viene a contatto sono sordi al suo animo; in un caso, però, qualcuno riconoscerà la sua scia emotiva e lui regalerà un segno.
Difficile non lasciarsi prendere dall'armonia di questo racconto, che trasforma in poesia anche una prosa e delle videocassette di b-movie italici, che si fonda sul montaggio e l'indovinato sincronismo sonoro, nonché su una fotografia nitida e cristallina, che sfrutta appieno i colori della natura e la luce diegetica, sempre vicina al citato Andrej di Stalker.
Dalla sua anche tre delicate — e taglienti, in ugual modo —  presenze fisiche, piacevoli ventate di passione.
Poi "ci sono" Mario Bava, Lucio Fulci, Jean-Luc Godard, Joe D'Amato...
E immensa sorpresa quando ho scoperto che tutto questo era dedicato alla mia persona; quando un certo animo artistico, una passione che non è fine a se stessa ma mondo, lega senza trovar confine, contrariamente a smancerie e frivolezze da presunte vicinanze.
Grazie, Alex, a buon rendere!

domenica 6 gennaio 2013

pentimento

The Voice of Conscience
1912
Stati Uniti d'America

Bestia nerissima può essere la gelosia, mostruosa quando comprende un'esasperata sete di possesso dell'individuo fulcro, arrivando anche ad annullarne i connotati per farlo totalmente proprio. In questi casi diventa impossibile la comunione del soggetto ambito, seppur minima, chiodi che trafiggono il cranio sono le azioni che egli volge al prossimo, indescrivibile dolore se egli preferisce altri.
Gelosia, spesso mascherata da sentimento, guida tremende azioni che son mannaie e non carezze al cuore. Quando codeste arrivano e fanno un danno consistente urge rimedio, pugno duro per questa malattia distruttiva, tale da far venir fuori la voce della coscienza.

lunedì 31 dicembre 2012

anche un treno è inutile

La Chambre bleue
(La camera azzurra)
(Tratto da Racconti e novelle)
Prosper Mérimée
Sansoni Editore

Il senso di colpa è una delle più pressanti sciagure che possano colpire capo ed animo, con il primo che elabora inquietanti pensieri indotti, anche dei più allucinanti. Il restante fisico reagisce in misura uguale, soffrendo, ansimando. 
Non si è mai al sicuro quando ci si sente macchiati, anche se ci si allontana dall'abitato, ci si vela o apparta in un veicolo o in una sperduta camera d'albergo.
Le storie annesse, le citate fantasie germinate dal peccato possono rovinare notte e giorno, sonno e veglia, appetito e digiuno.
La sporco della coscienza passerà anche sotto una porta.
Non c'è amore incorretto che sia totalmente esente da senso di colpevolezza.

venerdì 28 dicembre 2012

batticuore

Absurd Encounter with Fear
1967
Stati Uniti d'America
Regia: David Lynch
Scritto: David Lynch

Diceva un tale: «Il sentimento più forte e più antico dell'animo umano è la paura, e la paura più grande è quella dell'ignoto». Paura dell'oscuro mondo che può eruttare dai meandri della psiche umana; paura che può essere un'indistinguibile situazione in un campo lungo. Un tempo che scorre e tarda a dare risposte può esser terrore, non da meno l'avvicinarsi di una catarsi che non libera e non rivela nulla. Angoscia può crearsi quando arriva l'inaspettato, nel momento in cui non si presenta ciò che avevamo ipotizzato, così come nel frangente in cui un fulcro ritenuto tranquillo manifesta ambiguità.

sabato 22 dicembre 2012

mascherata naturale

Kleider, contenuto in Betrachtung  
(Vestiti — Contemplazione)
(Tratto da La metamorfosi e tutti i racconti pubblicati in vita)
Franz Kafka
Giangiacomo Feltrinelli Editore

Nella società dell'apparire e dell'idea di personale immortalità, ci si bea tutti i giorni del proprio "abito", sfoggiando con convinzione le sue varie caratteristiche. Inconsapevole ripetitività del vivere quotidiano che parte dal mattino, un corso materiale che si può anche credere imperituro. 
È una riproposta continua, nel bene e nel male, domande a se stessi non vengono poste. Ma, nella sera dell'esistenza, scrutando dentro sé, capita che tali quesiti arrivino, e la risposta è un'esistenza consunta, gonfia, impolverata, già vista da tutti e impossibile a portarsi.

sabato 15 dicembre 2012

la gaelica valle delle ombre

Return to Glennascaul
1953
Irlanda
Regia: Hilton Edwards
Scritto: Hilton Edwards

Leggende metropolitane, solitamente di tradizione orale, si legano al media cinema.
Orson Welles, "self" nel cortometraggio, vive una metacinematografica avventura durante una pausa, un po' vera e un po' no, dal suo celebre Otello del 1952.
Opera che trasuda atmosfera da ghost story anglosassone attraverso tutti i pori, con una nebbiosa campagna irlandese ed una magione accogliente ma sinistra, personaggi pacati e gentili ma ambigui, e toccata di humor.
Quadri pieni negli interni, a testimoniare una diversa dimensione, perché contrastanti con quelli gelati e più poveri degli esterni, da brividi della memoria.
L'anello di congiunzione tra i racconti da focolare e la settima arte è la magistrale, come poteva non esser così, narrazione ad opera dello stesso Welles.

sabato 8 dicembre 2012

scritto nelle stelle

Nuovo capitolo per la sci-fi "rossa" trattata su Il futuro è tornato, questa volta ad essere sottoposto a scrittura critica è un autentico capolavoro: Письма мёртвого человека (Pisma myortvogo cheloveka), in Italia rinominato Quell'ultimo giorno - Lettere di un uomo morto, post-atomico dalla terra del Volga.
Fotografia da antica cartolina e colpi all'anima, argomento quantomai attuale, venuto fuori nello stesso anno del collasso di Černobyl', produzione del Lenfilm Studio.
L'ucraino Konstantin Sergeyevich Lopushansky è stato, nientemeno che in Stalker, assistente di Tarkovskij, e pare averne assorbito delle caratteristiche peculiari, cosa ben evidente in questa truce e profondissima pellicola.

domenica 2 dicembre 2012

i denti delle donne sono oggetti così affascinanti...

L'étoile de mer
1928
Francia
Regia: Man Ray
Scritto: Robert Desnos

Provare a guardare il mondo attraverso un vetro, un fondo di bottiglia, un bicchiere, è solo illusione di poter distorcere una realtà già di per sé alterata e oscura. Ed è proprio questo mezzo di contorsione ad essere venerato, perché ci riferisce ciò che vorremmo e ci nasconde ciò che non desideriamo, oppure ci fa bramosi di sapere, con quest'aspetto che diventa piacere esso stesso.
La donna è un'animosa stella marina, con le sue mille sfaccettature, o è un calcolato vetro, affascinante. L'amore per questa creatura va inscatolato, assaporato con distanza, si è in balìa d'esso come carta trasportata dal vento (le parole sono inutili, portate via dalla corrente), è un viaggio, una natura morta, deve rimanere inviolato. Tanto finirà per essere ucciso, con la ragione di Atena.
La stella di mare sarà abbandonata, il vetro distrutto, la realtà sarà svelata. Bella. 

sabato 24 novembre 2012

pubblicazione

Edgar Allan Poe
1909
Stati Uniti d'America
Regia: David Wark Griffith
Scritto: David Wark Griffith, Frank E. Woods

L'essenza del mito di Boston nel ristretto ma infinito spazio di quadri fissi. Se un Segundo de Chomón o un Georges Méliès facevano dei "trucchi" la loro colonna portante, D. W. Griffith placava e placa ancora la sete dello spettatore con la struttura narrante, tanto accalorata quanto "analitica": una vicenda, un paio d'occhi, una marcata gestualità. 
Storia di Edgar Allan, con i suoi topoi di morte dell'amata, povertà, malattia, difficoltà. E ancora: arte, paranoia, masochismo, perversione, Il corvo.
C'è il fido Woods alla scrittura cooperativa e la moglie del regista, Linda Arvidson, sul set. Niente intertitoli, perduti, ma non se ne sente affatto la mancanza.

sabato 17 novembre 2012

essere minuscolo

Muha
1968
Jugoslavia
Regia:Vladimir Jutrisa, Aleksandar Marks
Scritto: Aleksandar Marks, Vatroslav Mimica

La celebre Zagreb School of Animation ci propone un'illustrazione della minuzia umana rispetto all'immane universo. L'uomo non ha rispetto per la natura, per altri abitatori della Terra, quindi le conseguenze non tardano ad arrivare, ma stavolta sono più filosofiche, riflessive e di consapevolezza, oltre che materiali. Egli è nullità, è un granello in un deserto, non è difficile sovrastarlo.
La scuola d'animazione croata era un gioiello dell'allora Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia; esportava in tanti Paesi, anche d'oltreoceano, era una fucina di idee, di scambi e collaborazioni, un magistrale esempio di produzione artistica. In Italia l'abbiamo conosciuta principalmente tramite il cartone animato di qualità ma essenzialmente disimpegnato Il professor Baltazar, ma si dava sistematicamente anche ad opere più intimiste, come quella in esame, grande esempio di profondità, nonché di tecnica registica e uso del sonoro. 

sabato 10 novembre 2012

castigo

L'araignée d'or
1908
Francia
Regia: Segundo de Chomón
Scritto: Segundo de Chomón

Il mago Segundo de Chomón ci porta nel mondo dell'avarizia più sfrenata, contraddistinta all'accumulo selvaggio, quel male che intacca la materia grigia preesistente ma già avviata al disfacimento morale.
Tempi remoti di produzione, quando a farla da padrone era il bianco e nero, ma in questo caso fu utilizzata una tecnologia per il colore forgiata da Chomón, "Pathécolor", utile per evidenziare le tinte oro, simbolo di ricchezza e, nello stesso tempo, di cupidigia. Il resto è viva natura boschiva, dimore spicciole e bellissime, e arte, tanta arte, ed è la natura stessa a crearla e gestirla, padrona dell'essere umano.
Le animazioni fotogramma per fotogramma, tipiche di questi film "a trucchi", brillano di vivo splendore e come detto in passato, in occasioni simili e senza esagerazioni, non sfigurano neanche ai giorni nostri. 
Avanguardistici sono degli ammiccamenti metacinematografici presenti: alcuni personaggi si rivolgono allo spettatore e c'è un'originale e benissimo inserita auto-promozione della Pathé Frères.
Recentemente musicato da Etienne Desaux.

sabato 3 novembre 2012

vampiro

The Oval Portrait
1934
Stati Uniti d'America
Regia: Richard L. Bare
Scritto: Edgar Allan Poe

Monomania, ossessione, qual male, magari peggiorato dal fatto di essere oggigiorno più futile rispetto ad un caso appartenente al passato, dove l'Arte con la a maiuscola era carnefice, mandante che strega l'assassino distaccandolo dal reale. Un male che succhia energia, tanto quanto ne dà.
Quante lui è lei ne sono stati vittima, con la devozione per l'altra metà del frutto talmente forte da porgere la propria vita su di un vassoio, annullando se stessi in favore dell'altro, intingendosi nel suo essere senza lasciare fuori alcuna parte di sé. 
Ma spesso, sempre o quasi sempre, nessuno catena è stata serrata, scelta personale è stata, c'era tempo per correre ai ripari. Solitudine di entrambi? Pazienza.
She (he) was dead!