OCCHIO: degustazione, esegesi...   ESPRESSIONI: visioni, letture, arte...

mercoledì 27 gennaio 2010

le correnti del cuore

Du Welz e l'oscuro
Parte seconda

Altro lavoro, ancora inedito in Italia.


Vinyan

2008
Francia, Belgio, Regno Unito, Australia
Regia: Fabrice Du Welz
Scritto: Fabrice Du Welz, David Greig, Oliver Blackburn

Dramma di una coppia occidentale che perde il figlio durante lo tsunami asiatico del 2004. Durante la visione di un DVD atto a mostrare i luoghi beneficiari di aiuti umanitari, la madre pare scorgere la sagoma del bambino, ciò sarà la causa dell'inizio di un viaggio allucinante fra misteriose zone di Thailandia e Birmania.
Film quasi interamente sussurrato, la disperazione che pervade l'intera pellicola è mostrata principalmente da flebili espressioni dei protagonisti, acqua scrosciante post disastro e verde incontrastato, quello della scintilla di speranza insita nei loro animi.
Il viaggio, oltre ad essere quello sempre più profondo in senso territoriale, indirizzato in posti inesplorati e selvaggi, è anche quello verso il degenero delle loro menti, pronte a qualsiasi sacrificio, come a rivedere la realtà stessa.
A spezzare il clima spirituale ed intimista ci saranno le marce presenze del luogo, delinquentelli che approfitteranno della loro situazione, con scagnozzi al seguito e favoriti dal clima di corruzione generale.
Ambigua invece la figura di Thaksin Gao, importante personaggio del luogo che verrà ingaggiato dai due, attorniato da un'aura di difficile interpretazione; pare infatti profondo e realmente sincero nel capire la situazione, nonostante la richiesta economica, ma nello stesso tempo sembra anch'egli senza scrupoli, accecato dalla bramosia di denaro. Sarà forse la natura territoriale a darci la risposta...
Durante la visione c'è un sentore di presenza sovrannaturale non svelata, amplificata da sogni visionari accompagnati dalle poche parole proferite in essi, destinate a rimanere senza palese risposta e quindi soltanto interpretate dallo spettatore.
Sul piano tecnico, che siano riprese oniriche o quadri quotidiani siamo a livelli d'eccezione; un uso magistrale della fotografia, ad opera di Benoît Debie, che ammalia e strega, dà disagio, soprattutto in singoli fotogrammi. Probabilmente il pregio più rilevante dell'opera.
Si eleva l'interpretazione di Emmanuelle Béart (la mamma), che rende l'idea del maggiore addentro al dramma rispetto al padre, impersonato da Rufus Sewell.

lunedì 18 gennaio 2010

dal Belgio con amore

Du Welz e l'oscuro
Parte prima

Fabrice Du Welz: nome da tener presente per chi spera in un'iniezione vitale nel genere del terrore.
Dopo la direzione di un film d'animazione ed un cortometraggio, passa al tetro e regala due perle che si inseriscono fra le migliori produzioni dell'ultimo decennio.

Calvaire
2004
Belgio, Francia, Lussemburgo
Regia: Fabrice Du Welz
Scritto: Fabrice Du Welz, Romain Protat

Un cantante, Marc Stevens, è in giro per il suo tour; durante uno spostamento si perde e finisce in una remota località dove riceverà aiuto ed alloggio. Non sarà tutto placido e tranquillo.
Nonostante il soggetto possa sembrare poco originale il risultato smentisce, si tratta di un qualcosa con forti connotazioni, a partire dall'impianto tecnico: silenzi, lunghe pause e quasi totale assenza di musica. Una discesa all'Inferno l'entrata di Marc nella zona, ed a questo proposito vorremmo far notare una curiosa somiglianza estetica: ci è parso di rivedere il terzo episodio de Il club dei mostri di Roy Ward Baker; gli appassionati capiranno...
Un Inferno però dall'aspetto dormiente, rilassante, che cela i suoi disagi nei soli suoi abitanti, una vera e propria tribù, con tanto di danza tribale. La sfortuna del protagonista è proprio quella di essere un artista, caratteristica che risveglierà forti problematiche nell'intera comunità.
La donna come simbolo di peccato, ma stavolta è il semplice desiderio di averla, quando assente, ad essere dinamitardo ed ossessivo. Anelito tanto forte da sovvertire gli schemi, in un luogo dove vi è più di un'ambiguità, visioni diverse da ciò che è ritenuto "normale".
Oltre alla già citata impressione di sopra troviamo anche rimandi all'originale Non aprite quella porta di Tobe Hooper, in particolare in una scena.
Un azzardo: se lo chiamassimo film d'amore?

sabato 16 gennaio 2010

proseliti

Ghosts and Scholars: Ghost Stories in the Tradition of M.R. James
(Fantasmi. 
Storie ed altre storie sulle orme di M.R. James)
AA.VV.
Newton Compton Editori

Tra i vari autori sinonimo di ghost story classica, Montague Rhodes James (trattato qui) ha decisamente un posto d'onore. Talmente apprezzato da aver generato una scuola "jamesiana", suoi emuli che hanno tentato di continuare nel tempo i temi e le strutture a lui care. Questo volume è dedicato proprio a questo: il filo di Arianna dei continuatori presentato in un'antologia curatissima.
Le prime pagine ci regalano una dotta introduzione di Gabriele La Porta, che si mostra preparato sulle fondamenta della narrativa fantastica in generale; presenti riflessioni sulla psicologia annessa, sulla presenza del maestro Montague e influenti testi per capirne i meccanismi. Si passa poi ad uno scritto di Michael Cox ed a quello di Richard Dalby e Rosemary Pardoe, jamesianissimi autori della pubblicazione Ghost & Scholars, devota alla memoria letteraria dell'autore. Non manca una premessa dello stesso Rhodes, di suo pugno espone le fondamenta del genere.
I racconti ci immergono nei "soliti" luoghi di culto, di studio, nei paesini inglesi con le loro figure religiose, con le loro leggende e le loro presenze. Grande cura nella descrizione di architettura ecclesiastica e non, così come nell'espressività dei personaggi, spesso caratterizzati da forte aplomb britannico. Insomma, puro James, i suoi epigoni hanno dato il meglio, pur presentando anche noteveli tocchi personali.
Citiamo Sui Tetti di Sabina Baring-Gould, dai tratti grotteschi, il folle Casa Slype di Arthur C. Benson (fratello di Edward Frederic Benson) e Riunione di Natale di Andre Caldecott, in stile telefilm ottantiani sul sovrannaturale. C'è posto anche per il moderno Questa volta del celebre (e fan di James, anche lui prodigo nel dedicargli una raccolta come questa) Ramsey Campbell, Mosca Cieca di John Dickson Carr (noto giallista, conosciuto anche in Italia) dalle atmosfere da galà vittoriani, e L'eredità di Fratello John di Arthur Gray, volutamente ironico e simpatico. Spaventoso Venite, seguitemi! di Sheila Hodgson, precedente a pagine dedicate a due racconti partecipanti ad un concorso di narrativa sui fantasmi; giudice il nostro Montague. In chiave moderna anche La nuova curva di Lionel Thomas Caswall Rolt e menzione per Celuì-là di Eleanor Scott, che ricorda vagamente Fischia e io verrò da te del predecessore. La parte finale riporta il bestiale Il corno di Vapula, di Lewis Spence, e ulteriori consigli su altri scrittori e libri a tema. Abbiamo citato solo una parte delle novelle, ma le restanti sono ugualmente su livelli pienamente soddisfacenti.
Ci rendiamo anche conto che quasi tutti i narratori sono poco noti, specialmente dalle nostre parti; in soccorso arrivano le note presenti prima dei racconti, contenenti cenni sulla persona e sulle opere.
Non da meno del contenuto l'estetica del volume e i dettagli: pregevoli la rilegatura old style e i disegni d'accompagnamento.
La nota dolente è la reperibilità, infatti l'unica pubblicazione è avvenuta nel 1989. Dei modi per entrarne in possesso sono i soliti noti: web o bancarelle di usato e remainders.
Ringraziamo Andrea (Galerius), grande appassionato dell'autore, per il consiglio.

lunedì 11 gennaio 2010

incubi di novembre

Malarazza
Samuel Marolla
Epix Mondadori

Narrativa dell'orrore? VERO orrore? Nel 2009? Grossa distribuzione ? Incredibilmente sì a tutte le domande!
Antologia d'esordio per Samuel Marolla, sotto collana Epix (uscita di novembre 2009), serie dedicata al fantastico e reperibile mensilmente in edicola.
Storie urbane, incubi quotidiani spettralmente amplificati o soltanto guardati più al di dentro, entro il limbo fra razionale ed irrazionale.
Si parte con La carne, che catapulta subito in un universo splatter, di quello in stile "ottantone", adolescente e polposo; a noi ha ricordato tantissimo le vicende illustrate su Splatter e Mostri di Acme, volumi che hanno segnato la gioventù terrorifica di tanti, storie semplici, ma di gran impatto.
La pista ciclabile è, come lo stesso racconto ci ricorda, una versione su carta di "Ai confini della realtà", un incubo in cemento senza via d'uscita; uno dei nostri preferiti del volume.
Breve sortita con il gelido Tequila e peccati, per poi passare a A volte, Satana è vicino a me, il "kolossal" del libro, la più apocalittica delle storie presentate, di quelle che non sfigurerebbero in celluloide.
Il giorno che era il giorno: frullato de La finestra sul cortile e L'inquilino del terzo piano, discesa nella follia per il protagonista e specchio del fanatismo e del suo volto presuntamente innocente.
Poi Mamma Napoli: se non vogliamo renderci conto di ciò che è in mezzo a noi, ad aiutarci arriva il soprannaturale. Convinti ora?
Il nemico è. Come diceva il maestro Lovecraft, per amare un certo genere bisogna avere un'alta dose di sensibilità, comune a pochi. Sono in molti ad essersi resi conto dello squallido gioco(e giogo) mediatico che ormai ha raggiunto livelli allucinanti, ma Samuel ce lo narra in chiave futuristica; il peggio dell'animo umano fuso ai suoi passatempi lava cervello.
Sono tornate risveglia famose paure ataviche, omaggio ai cliché del cinema e della letteratura nera, davvero inquietante e spiazzante.
Conosciamo la persona accanto a noi? Comunichiamo? L'amiamo? L'estraneo ci induce a riflessione...
Anche Candelora ammicca ai telefilm fantastici; à la I racconti della cripta, il ragazzino di turno, di solito appassionato di fumetti e scorrazzate in bicicletta, viene impersonato dal suo alter ego metropolitano e modernizzato.
E la poesia? Ci pensa L'uomo che sussurrava ai cadaveri e le sue atmosfere da gotico ottocentesco, tanto care a Poe e proseliti.
Il lynchiano Tè nero ci confonde e terrorizza, anche qui l'implacabilità della fine è resa magistralmente. Psichedelico.
Il coccodrillo è il più "quotidiano", probabilmente colpisce di più la parte realista che quella di fantasia.
Insomma, scrittura scorrevole ed immediata, tutti i palati di genere posso sollazzarsi e stringere la mano ad un promettente autore che ha la caratteristica di amare il genere. Mosca bianca...
Permetteteci una nota finale: le ultime pagine del libro presentano l'annuncio della prossima uscita, ciò ci ha procurato un tuffo al cuore, sembrava di ritrovare i "prossimamente" di vecchi fumetti o, per i più nerd, di quel software da intrattenimento che affollava le edicole dei Novanta.
Noi l'abbiamo trovato su eBay, sotto suggerimento di Simone Corà (suo blog), oltretutto al suo prezzo originale di 4,90 Euro.
Link al booktrailer, da cui abbiamo tratto il fotogramma pubblicato.

sabato 9 gennaio 2010

femminea aggressività

Amando de Ossorio "nero"
Parte seconda


Varie anche le altre digressioni orrorifiche al di là delle più note, anch'esse marcate da un qualità mediocre o sufficiente.
Las garras de Lorelei ( L'abbraccio mortale di Lorelei, 1974). A nostro parere la miglior opera visionata del regista, partendo dal soggetto fino alla realizzazione.
Si parla di una leggenda del posto (Germania), secondo cui una creatura si risvegli dal letargo per cibarsi di cuori umani, allo scopo di sopravvivere e continuare il suo sonno. Caratterizzata sia da sembianze mostruose che umane, regna in un mondo sottomarino, oltretutto conservando leggendari tesori. Oltre ai cuori materiali ne troverà uno in chiave diversa... Non originale, ma neanche puerile pretesto, concordiamo con l'idea di ambientare al di fuori della Spagna.
De Ossorio aveva una particolarità: le sue pellicole, come già detto ampiamente, peccavano in interpretazioni, ma la scelta estetica (canonicamente) era di gran rilievo; gli estimatori della "bellezza" troveranno pane per i loro denti, siamo sui livelli visivi di grandi attrici più conosciute.
Se i resuscitati ciechi eran parchi di dettagli granguignoleschi qui ci si riprende, gran cura è posta negli omicidi, efferati e credibili. Non si può dire lo stesso per l'aspetto della creatura, un intestardirsi sui particolari non fa altro che maggiorare l'idea di costume di carnevale, sembra di guardare una riproduzione del Mostro della laguna nera. Immancabili poi i momenti involontariamente esilaranti, per la gioia degli "utenti" del termine trash.
Presente ammiccamento anche al Dracula di Stoker.
Passabile.
La endemoniada (L'eretica, 1975). Ed a proposito cali imbarazzanti, provocatori di riso involontario, questa è purtroppo la punta di tutta la filmografia. Scimmiottando L'esorcista venne fuori questa versione ispanica, ricca di incongruenze e momenti sconcertanti. Il soggetto era già pronto, poche le varianti concesse dal nostro: bambina posseduta dallo spirito di un'adoratrice del demonio morta suicida cambia connotati e ne combina di cotte e di crude... verrà liberata?
Ci si domanda spesso sulla logicità delle azioni e delle rappresentazioni, forzature di trama ben evidenti.
I punti accettabili? Il globale fascino weird ed il make up non da buttar via, qualche animo più sensibile più essere sicuramente colpito da esso. E queste cose, NOI sappiamo apprezzarle.

Altre discese tenebrose sono state compiute con Malenka (Malenka, la nipote del vampiro, 1969), esistente in italico idioma, ma reperibile soltanto tramite edizione VHS, ormai costoso oggetto di culto fra collezionisti e La noche de los brujos (1973) e Serpiente de mar (1984), non localizzati qui da noi.
In conclusione... Amando de Ossorio, personalità forse più famosa per la continuità della sua saga che per reali meriti, resta però il fatto che aveva la premura sia di scrivere che di girare, volontà da apprezzare pienamente. Consigliamo i suoi film ad appassionati ed a cinefili realmente curiosi, visionatori esclusivamente di pellicole strabordanti effetti da circo fini a se stessi o forzati al cinema d'autore si tengano alla larga.

giovedì 7 gennaio 2010

sete cieca

Amando de Ossorio "nero"
Parte prima


La Spagna ha donato una fetta di gran rilevanza al cinema del terrore. Nomi come Jesús Franco o Narciso Serrador vengono spesso ricordati fra appassionati o in più obiettivi almanacchi. Interessanti anche le varie digressioni di genere: horror che si unisce all'erotico (specialità di Franco), impronte parodistiche e via di questo passo...
Ora ci concentriamo su de Ossorio, prendendo in esame soltanto la sue opere registiche "terrorifiche", ricordando altresì che le sue produzioni hanno percorso anche le strade del western, della commedia e del documentario.
Principalmente noto per la sua saga dei resuscitati ciechi, composta da quattro capitoli, cui dedichiamo questa prima parte dello speciale.
La noche del terror ciego (1971), chiamato da noi Le tombe dei resuscitati ciechi è l'esordio e forse il migliore del quartetto. Narra di un villaggio, Berzan, sede medievale di un convento di Cavalieri templari e di un cimitero degli stessi, puniti allora per atrocità di ogni sorta: alla ricerca della vita eterna perpetravano riti satanici, con annessi sacrifici umani. La condanna annetteva alla pena capitale la distruzione dei loro occhi. Si passa ai nostri giorni e si susseguono vari avvenimenti che portano alla presenza di persone sul posto, le quali verranno attaccate dai non morti guidati dal solo udito.
Difficile soprassedere sui difetti: la pellicola, così come i suoi seguiti, presenta pressapochismo e problematiche da basso budget. Recitazione scarsa ed un'ingenuità imbarazzante la fanno da padrone, non mancano i momenti di comicità involontaria. Al contrario di altri media successivi e non, qui l'elemento profondamente violento sembra mancare, un po' di splatter in più avrebbe giovato alla caratterizzazione dei crociati. Come detto, questo causa anche ristrettezze economiche, ma esiste un riscatto, precisamente nella realizzazione dell'aspetto dei cavalieri zombi. L'idea di marcio e di stantio è pienamente resa, macabro il loro grigiore multi centenario; peccato per i movimenti a tratti troppo legnosi, motivata soltanto dalla composizione quasi completamente scheletrica dei corpi. Evocative le sequenze a cavallo, il ralenti enfatizzante che le accompagna ha fatto scuola. Questi buoni dettagli vanno ad inserirsi in uno scenario di tutto rispetto (grazie anche alla fotografia di Pablo Ripoll), il paesino diroccato è da incubo, la notte fra i suoi archi e le sue case è davvero inquietante. Fondamentale anche la musica di Antón García Abril, che si riproporrà anche negli altri tre film del filone, un recupero almeno del tema portante non sarebbe disdicevole... Ottimo finale.
Scritto dallo stesso de Ossorio, coadiuvato nei dialoghi da Jesús Navarro Carrión.
El ataque de los muertos sin ojos (La cavalcata dei resuscitati ciechi, 1973). La resurrezione si ripropone a Berzan, questa volta durante i festeggiamenti per la ricorrenza della condanna. Più debole del precedente, ricicla maestranze (attori compresi, in altri ruoli...), nel bene e nel male. Nuovamente arte d'arrangiamento, si incorre nelle stesse défaillance recitative e sceneggiative. Menzione per la seconda parte, evidente omaggio "romeriano", attanagliata però da un certa lentezza e mancanza di veri e propri momenti topici. Sempre buono il make up dei resuscitati, meno il loro attacco all'edificio-salvezza.
Scrittura di nuovo ad opera dello stesso regista.
El buque maldito (La nave maledetta, 1974). Si cambia scenario. Siamo su un vecchio galeone addirittura posto in un'altra dimensione. I cavalieri erano stati presi a bordo e le loro carcasse ritornano assetate come sempre. Pecche di svolgimento più marcate e la nave che, nonostante offra un ottimo break alla serie, non rende quanto le cittadine maledette. Anche i personaggi sono meno incisivi, per non parlare dei dialoghi a volte davvero assurdi. La parte migliore è sicuramente la nichilistica fine.
E', come evidente, l'episodio meno riuscito.
La noche de las gaviotas (La notte dei resuscitati ciechi, 1975). Tutto gravita attorno a dei sacrifici di giovani ragazze, ad opera di alcuni paesani, offerti ai soliti templari in cambio della sopravvivenza del villaggio. L'atmosfera ritorna ai fasti del primo capitolo, ed è il vero punto forte dell'opera. Davvero ipnotizzante il paesino costiero, compresa la spiaggia e l'interno degli edifici. Complimenti alla fotografia di Francisco Sánchez. Maggiore attenzione generale avrebbe reso il film di tutto rispetto, forse superiore all'esordio; purtroppo rimaniamo nei lidi di sufficienza o ancor meno...
Insomma, trattasi di un'onesta serie, attualmente da destinare agli appassionati. Plot fini a se stessi, filosofia e metafore non ve ne sono, rimaniamo solo in una messa in scena dei controversi templari, qui rappresentati come mefistofelici e spietati.
Edita in vari stati (esistono versioni DVD italiane), si è presentata anche sotto forma di caratteristico cofanetto, ovviamente comprendente la serie completa.

martedì 22 dicembre 2009

semplice

Schwarzfahrer
1993
Germania
Regia: Pepe Danquart
Scritto: Pepe Danquart

Corto chiaro e limpido, nel suo bianco e nero e nella sua visione.
Su un tram, a Berlino: un'anziana conservatrice prova disprezzo verso un cittadino di colore seduto accanto a lei; reciterà così una serie di ingiurie, farcite delle peggiori frasi fatte e luoghi comuni. Finale "divertente".
Ottima proiezione didattica, utile a creare spunti per dibattiti a tema; il suo essere altamente fruibile la rende adatta anche ad un pubblico di giovanissimi. Oltre ad un'analisi primaria si fa notare anche per una descrizione sociale contestuale e per l'illustrazione sprizzante primi '90.
Pepe Danquart ha successivamente avuto un discreto spazio nell'ambito televisivo.
Presente su YouTube.

martedì 15 dicembre 2009

la spada della vendetta

Nikos
2003
Germania
Regia: Andreas Schnaas
Soggetto: Andreas Schnaas
Sceneggiatura: Ted Geoghegan

Splatterone teutonico dell'aficionado Schnaas, regista famoso per le sue sanguinolente produzioni superamatoriali. La quasi totalità delle sue opere è composta da trame pretestuose per mostrare gore in quantità, solitamente tramite un personaggio principale che se ne va bellamente in giro a combinarne di... crude. È il caso dei tre episodi di Violent Shit, così come di questo Nikos.
Un brutale e sterminatore barbaro nordico viene giustiziato nell'attuale Romania durante il Medioevo; verrà risvegliato nella New York dei giorni nostri, assetato di vendetta.
Il tedesco, nonostante anni di esperienza, sembra aver affinato poco la sua tecnica: soggetto poco originale e senso di non professionismo generale. Nel dettaglio troviamo dialoghi spesso assurdi, recitazione imbarazzante e mancanza di tocco estetico. C'è del positivo però, a nostro avviso: la volontà di non prendersi sul serio, la ricerca del grottesco e l'amore per il genere. Schnaas ci dà l'idea di un eterno adolescente innamorato dello splatter, incurante dei giudizi e della piega di mercato. Passabili anche gli effetti, nonostante alcune situazioni si ripetano troppo, dall'esordio cinematografico sono stati fatti passi avanti, anche grazie ad un budget di maggior corposità. Citazione per la presentazione di stereotipi della grande mela trattati in salsa rossa ed anche per la parte finale, un po' assurdo riempitivo, un po' buffo colpo di grazia satirico.
Cameo di Lloyd Kaufman, capoccia della Troma, casa specializzata in materiale simile; con buone probabilità, analizzeremo anch'essa in questa sede.
In tutto ciò teniamo a fare una considerazione. Il genere splatter vanta anche invenzioni di pregevole fattura, purtroppo però continua a subire i giudizi bigotti di chi fa di tutta un'erba un fascio e definisce la cosa sadica a prescindere. Magari ad esprimersi sono le stesse persone che cinque minuti prima hanno apprezzato un talent show, dove degli "esaminati" vengono derisi solo perché non corrispondenti a diffusi canoni estetici o non rientrano nelle barriere del "normale".
Quindi... Nikos, film consigliato?

domenica 13 dicembre 2009

sulla ruota

Le Moulin maudit
1909
Francia, Belgio
Regia: Alfred Machin

Dramma a tinte fosche, realizzato da un regista attivissimo nel primo Novecento e divulgatore di diversi generi. Produzione Pathé Frères, antica azienda francese, dominatrice del mercato di quegli anni.
Classicissima storia di vendetta, recitata marcatamente ed ambientata in un paesino fiammingo.
Protagonista assoluto il mulino, simulacro di ricchezza, quella del benessere, ma anche quella vessante.
Ricolorato e musicato, reperibile sempre su Europa Film Treasures.

lunedì 7 dicembre 2009

far ritorno...

Jön az öcsém
1919
Ungheria
Regia: Mihály Kertész
Soggetto: Antal Farkas
Sceneggiatura: Iván Siklósi

Poetica del proletariato.
Pellicola prodotta durante la breve Repubblica Sovietica Ungherese, quella con Béla Kun personaggio politico di spicco.
Avventura di un uomo partito per partecipare alla Rivoluzione russa, il suo ritorno a casa è atteso dal fratello e dalla famiglia. Il tema è un'interpretazione visiva di un poema di Antal Farkas, sceneggiata da Iván Siklósi, con intertitoli armoniosi e ben sposati con la grafica. Sapore vagamente espressionista, aiutato positivamente da una colorazione ad effetto ed una recente sonorizzazione musicale di Marc Perrone.
I fatti dell'epoca hanno portato ad una deriva diversa, umanamente negativa, infangata da individualismo ed inapplicabilità, ma nulla toglie che certe opere presentino una versione incantata e speranzosa di un futuro cooperativo e roseo, fatto di eroi internazionali e non votati alla creazione di imperi arroganti e prevaricatori.
E' l'unico film ungherese di Kertész ad essere sopravvissuto, ricordiamo che il regista emigrerà altrove (adattando il nome in Michael Curtis) e regalerà classici come Casablanca.
Recupero e restauro ad opera della Magyar Filmintézet.
Questa ed altre perle sono disponibili in streaming nel curatissimo sito Europa Film Treasures.

sabato 5 dicembre 2009

propagazioni

I tempi possono cambiare le paure, oppure conservarle... Nonostante determinati mali persistano anche al giorno d'oggi, in taluni periodi esisteva particolare attenzione dovuta a maggior diffusione locale. Di contro, certe questioni rimangono intatte anche nei nostri tempi, con gli stessi riguardi.
Questo preambolo nasce per presentare delle "pubblicità progresso" retro, create per spiegare, tramite cinematografo, cause ed effetti di alcolismo e tubercolosi.
La realizzazione è ad opera della Lobster Films, con disegni del pittore Marius "O'Galop" Rossillon, famoso per la creazione del Bidedum di Michelin
Petites cause grands effets (1912) ci spiega a cosa porta l'assunzione giornaliera di alcolici, tramite disegni animati "minimalmente". Il tono è abbastanza ingenuo e talune descrizioni presentano un'impostazione forse poco rispettosa.
Stesso tema per Le circuit de l'alcool (1912), che però si concentra maggiormente sull'individuo assuntore e meno su chi lo circonda; forse più attuale del precedente.
Nel 1918 viene distribuito Pour résister à la tuberculouse, molto semplice anch'esso, nonché focalizzato poco su profondità scientifiche e più su dritte circa un certo benessere generale.
Documenti d'epoca interessanti, utili per avere un'idea suoi modi passati di affrontare i malesseri, sulle loro diffusioni temporali ed ovviamente per le modalità tecniche di comunicazione.
Reperibili sul web con una semplice ricerca...

sabato 28 novembre 2009

il terribile aiuto

Spalovac mrtvol
(L'uomo che bruciava i cadaveri)
1969
Cecoslovacchia
Regia: Juraj Herz
Soggetto: Ladislav Fuks
Sceneggiatura: Ladislav Fuks, Juraj Herz

Il degenero di una mente durante un evento storico, cose collegate oppure totale simbiosi.
Il sig. Kopfrkingl lavora in un crematorio nella Praga pre seconda guerra mondiale; la successiva occupazione nazista lo influenzerà, affascinerà ed aiuterà il risveglio dei suoi deliri di onnipotenza.
Collaborazionista, putrido borghese, benpensante, attanagliato dai vizi più comuni, materialmente di una repellente banalità. Nel suo io invece: liberatore di anima e corpo, purificatore, portatore di giusta morale e futuro prospero, integerrimo, addirittura punto fermo per l'intera umanità. Conosce sua moglie in uno zoo, simbolo di sopraffazione degli uni sugli altri, con i primi che si credono braccio del giusto fato, oppure gabbia di chiusura in attesa di un'esplosione psicotica; ama la sua stanza da bagno, per lui luogo di abluzione. Canonicamente perseguitato dalla propria coscienza, con due "anime" differenti, stile angelo e diavolo. Il finale sarà il continuo di una folle giustificazione, una missione per conto di uno dei mali del XX secolo.
Riproponiamo un estratto dal decennio sessanta cecoslovacco. In quest'anno La Nová Vlna subiva la ghigliottina post Primavera di Praga, ma l'opera è comunque di alto prestigio. Forse proprio per il contesto si è preferito rivolgersi, prendendo una novella dell'esperto di genere Ladislav Fuks, verso la precedente occupazione della nazione. Intendiamo portare il giudizio del film a livello di ben più note pellicole, perizia tecnica di una complicata "poesia" macabra. Presenze azzeccatissime nei loro ruoli, dal protagonista alla famiglia, dai conoscenti ai più marginali.
Un sentito ringraziamento agli appassionati che traducono nella nostra lingua i sottotitoli di queste perle, in modo che basti recuperare anche una versione straniera per goderne degnamente.

P.S. D'ora in poi presente nei testi anche chi scrive soggetto e sceneggiatura. L'idea era quella di citare solo la regia, per poi lasciare al lettore realmente interessato il documentarsi sul resto, ma certe parti sono comunque primarie ed è buona cosa, a nostro parere, riportarle.

sabato 21 novembre 2009

passione

Шахматная горячка (Shakhmatnaya goryachka)
(La febbre degli scacchi)
1925
Unione Sovietica
Regia: Vsevolod Pudovkin, Nikolai Shpikovsky
Scritto: Nikolai Shpikovsky

Seconda creazione di uno dei più bravi esponenti della "concezione del montaggio" sovietico, coadiuvato da Nikolai Shpikovsky, curatore anche del soggetto.
E' la storia di una smania collettiva circa il gioco degli scacchi, l'intera popolazione moscovita ne è completamente dipendente. C'è un ragazzo che pregiudica il suo rapporto sentimentale per studiare tattiche ed impegnarsi in sessioni anche in solitaria, proprio tramite il famoso immaginario del cambio repentino di seggiola. Non difficile farsi passare per la testa l'allegoria del vizio, dell'esasperazione, degli eccessi circoscritti ad un'unica fascia, che preclude altro; nella pellicola gli scacchi, nel mondo attuale i social network (un esempio fra tanti, però permetteteci di non accostare più di tanto le due cose, gli scacchi sono comunque un gioco che tiene in movimento la mente, sempre)? Finale che sembrava dirigersi sullo spirito di sacrificio e di adattamento, per poi velocemente cambiare rotta...
Realizzazione da alta scuola, sequenze veloci che ci mostrano una Mosca innevata con le sue molteplici caratteristiche.
Cameo per il campione di scacchi cubano José Raúl Capablanca.
Presente su Youtube, lì soltanto in russo:
PARTE UNO
PARTE DUE

martedì 10 novembre 2009

corridoi

Postava k podpírání
1963
Cecoslovacchia
Regia: Pavel Jur
ácek, Jan Schmidt

Scritto: Pavel Jurácek, Jan Schmidt

Parliamo della Nová Vlna, il movimento culturale cecoslovacco che creò una partenza creativa e i presupposti per un futuro di maggiori espressioni in vari campi; il tutto scemò con la Primavera di Praga, nonostante la volontà di Dubček utile anche ad una continuazione della cosa...
Torneremo sicuramente a parlare di essa, ora però ci concentriamo su un mediometraggio di due figure molto influenti nel panorama cinematografico statale: Pavel Jurácek e Jan Schmidt, registi e ideatori di quest'opera.
Un uomo e il resto dei cittadini sono alla ricerca di Joseph Kilian, metafora di un'immagine del potere invisibile, velato e conosciuto nello stesso tempo, spesso ritenuto sano a prescindere. L'uomo si ritroverà anche ad affittare un gatto in una fantasiosa agenzia, ma la sua azione non potrà avere un fine, la burocrazia lo farà sprofondare in un baratro infinito, quello che il popolo "non comprende".
Ogni scena è una descrizione sociale profonda: il micio come volontà di espressione artistica poi castrata, l'operaio con lo scaldabagno simbolo di necessità di rinnovamento, quello che non salirà le scale e finirà giù per i gradini delle difficoltà formali. L'esplicita carta suggerimenti dei lavoratori vuota, la fila in un ufficio che in realtà è inesistente. Angoscianti i momenti in cui giri verbali e di concetti stringono il petto del protagonista, il fine è un'ammissione di colpa verso l'apparato autoritario, quel capitalismo di stato erroneamente definito socialismo o comunismo.
Joseph Kilian è tutti e nessuno.

martedì 3 novembre 2009

profondità, ma non solo...

Alien 2 sulla Terra
1980
Italia
Regia: Ciro Ippolito, Biagio Proietti
Scritto: Ciro Ippolito

Dirigiamoci verso quello che, con discreta superficialità, è definito trash, termine che dovrebbe racchiudere svariate pellicole di altrettanto disparati generi. Evidente che non concordiamo con il termine, troppo difficile definire questo presunto aspetto nel largo panorama cinematografico.
Qui siamo nella fantascienza, ma non quella a stella e strisce carica di effetti visivi ed eroi, siamo entro qualcosa di più pessimista e catastrofico.
Una spedizione di speleologi va temporalmente di pari passo al rientro di un nave dallo spazio; una sua componente, dotata di particolari poteri mentali, si rende subito conto che c'è qualcosa di anomalo nell'aria... Nelle grotte sotterranee dove sono diretti accadranno eventi spiacevoli, con la comparsa di esseri di un altro mondo, ma il caos sembra non essere presente soltanto entro quei confini...
Già dal titolo si denota subito il desiderio di cavalcare l'onda di pellicole di maggior successo, facendo leva sull'idea di seguiti cronologici. Il caso in questione però non è una semplice scopiazzatura, il risultato è fattivamente originale. Le sequenze sotterranee sono claustrofobiche e di ottima tensione, peccato per le numerose ingenuità, a tratti veramente ironico involontarie. Effetti da "avanzi di macelleria", le entità sono qualcosa di indefinito causa limitato budget, anche se si crea un effetto di vedo non vedo atto a non voler svelare il loro totale aspetto fisico. Comparse e presenze quasi di fortuna, non troviamo neanche i soliti caratteristi del periodo. Lode invece al finale, realizzazione apocalittica e disperata, di sicuro non un happy ending.
La pellicola è tornata alla ribalta perché il regista Ippolito ha accusato lo sceneggiatore di un recente film, The Descent, di aver rubato l'idea della trama; pare però che l'unica similitudine sia l'ambientazione sotterranea.

martedì 27 ottobre 2009

il bacio di plastica

La ragazza di latta
1970
Italia
Regia: Marcello Aliprandi
Scritto: Marcello Aliprandi, Fernando Imbert, Françoise Leherissay

Torniamo a proporre un altro estratto dalla miniera d'oro del panorama italico anni settanta, pregno di leggerezze quanto di profondità e impegno.
Pellicola questa di difficile definizione, potremmo definirla commedia , ma il termine è davvero stretto...
Rossi Osvaldo, impiegato nell'ala finanziaria della Smack, grossa azienda con ramificazione in molteplici settori, vive pienamente la sua personalità, rinunciando a quei tratti generali sposati dalle persone che gli stanno intorno. Rinuncia all'omologazione in ufficio, aspetto compreso, rifiuta di acquistare il mezzo di locomozione ambito e sfoggiato da tutti, un'auto prodotta dalla Smack stessa (la Rolls Smack), preferendo spostarsi in pattini a rotelle. Anche con la moglie ha le sue difficoltà, lei dirige un atelier di monda ed è accecata dal culto del lavoro full-time, sacrificando anche i momenti di relax. Riesce a trovare ristoro in rare occasioni, una è nell'impegno in un insolito gioco svolto con degli amici, comunque vissuto anch'esso nella sua ottica non conforme.
Uno strappo avviene con la visione di una ragazza, apparentemente alienante e sognante come lui, al di fuori del sistema. Incontri onirici con costei si alternano al trantran oppressivo: festini con amici della moglie, fintamente emancipati e tutti consumismo e spicciola carnalità, pressanti dirigenti che spingono il povero impiegato ad uniformarsi, in cambio di maggior benessere e visibilità con i superiori. Non mancano neanche i commentatori da strada, popolino giudicante e sparlante. Non basta corazzarsi e contrattaccare, scena rappresentata con il Rossi che indossa una vera e propria armatura, gli attacchi continuano ed il peggio arriva imbattendosi con il massimo esponente del degradato mondo, il Dottor Smack. Costui tenta di dare un colpo fatale, trasformare l'informalità del suo sottoposto nella più alta formalità possibile, decretandolo suo successore. Unica direttiva sarebbe rinunciare al proprio essere e standardizzarsi, ma L'Amore per l'anomala donna degli incontri farà declinare la proposta.
Nonostante ciò, la vita di prima sembra continuare, il tutto avvalorato dalle predizioni di un più che "felliniano" mago incontrato durante l'ennesima ricerca del suo tesoro.
Ci si avvia così verso il malinconico finale (SPOILER), la donna dei suoi sogni è semplicemente una produzione commerciale (modello XYZ4Bis) della famigerata ditta, uno dei tanti automi ordinabili per combattere commercialmente anche la solitudine, facendo leva su creazioni ad hoc per gli acquirenti. E' la goccia, Osvaldo, dopo una prima ed aggressiva riluttanza, accetterà la compagnia di lei e si uniformerà; guiderà la Rolls Smack e assumerà l'aspetto di tutti... (FINE SPOILER)
Davvero un gioiello quest'opera, critica al consumismo capitalista disegnata con un'impronta surrelista, bretoniana! Nonostante la povertà di mezzi, diverse scene sono delle vere e proprie opere d'arte, magari non immediate causa potente astrattismo, ma cariche di un irriverente significato. Grande ruolo anche per l'accompagnamento sonoro di Nicola Piovani, eseguito da Stelvio Cipriani, ed in gran forma i due protagonisti, una leggiadra Sidne Rome e un non meno bravo Roberto Antonelli (concittadino di chi scrive) .
Sembra sparito dal mercato, niente DVD, nessuna programmazione sulle principali TV in chiaro (trasmesso però dal canale Super 3, quindi...); la Smack non vuole proporlo... ;)

mercoledì 21 ottobre 2009

scrutando dall'ombra

Il gatto dagli occhi di giada
1977
Italia
Regia: Antonio Bido
Scritto: Antonio Bido, Roberto Natale, Vittorio Schiraldi, Aldo Serio
Sceneggiatura: Vittorio Schiraldi

Siamo nel vasto mondo del giallo/thriller all'italiana, portato alla massima popolarità da Dario Argento e ritenuto pilastro fondamentale del nostro cinema ormai passato.
Trama che si snoda fra molteplici vicoli: avviene un omicidio, un'attrice percepisce inaspettatamente un dettaglio scomodo e per questo viene perseguitata dall'omicida. I delitti continuano, così come i rischi per la protagonista; in seguito sarà aiutata da un amico, pronto a tuffarsi nel labirinto di indagini. Finale inaspettato.
Non tra i famosissimi del periodo, ma degno di rilevanza per la realizzazione globale, partendo dalle ottime interpretazioni. Non mancano i momenti di tensione, doverosi per un thriller, accompagnati dagli ottimi temi musicali. Su quest'ultimo aspetto vorremmo soffermarci un po' di più: realizzati dal gruppo Trans Europa Express, presentano chiarissimi rimandi ai Goblin delle opere "argentiane", pur elevandosi per maestria tecnica.
Altra caratteristica usuale e qui riproposta degnamente è l'ambientazione urbana, con quell'idea di eventi che potrebbero capitare nel quotidiano di chiunque.
Bido si ripresenterà l'anno dopo con Solamente nero, altro thriller, poi cambierà totalmente direzione.

sabato 17 ottobre 2009

figure tragicomiche

ハウス (Hausu)
1977
Giappone
Regia: Nobuhiko Ôbayashi
Soggetto: Chigumi Ôbayashi
Sceneggiatura: Chiho Katsura

Storia più che classica, ma confezione spumeggiante! Chiunque incappi in codesta pellicola non può rimanerne indifferente, colpisce per le peculiarità o delude per... le peculiarità.
Una studentessa, causa situazione familiare non accettata, parte per una vacanza di gruppo, raggiungendo la zia in una vecchia magione.
Orrore e commedia si fondono in un'amalgama caleidoscopica, un tornado di effetti visivi di stampo vintage. In molti momenti vicino ai film d'animazione, eclettico anche nell'unione di suono e grafica. Siamo nel '77, ma avanti di vari anni come inventiva. Evidente, per l'appassionato, anche ciò che in seguito ha ispirato: Evil Dead e seguiti (La Casa in italiano) torna in mente in più di un'occasione(se la pellicola è stata assaporata in precedenza, nonostante sia ovviamente più recente, il primo capitolo è del 1981). Raimi stesso, il regista, ha ammesso di avere particolare stima per la filmografia orientale di genere. Oltre a riprendere l'originalità delle scelte visive, sembra sia di richiamo anche l'approccio ironico-orrorifico, bilanciato ed appariscente.
Molti personaggi stereotipati, probabile volontà per rendere ancora più macchiettistico il film, altri assurdi e caotici. Musiche che passano dal suono simil carillon al tragico, comprendendo anche pezzi "americaneggianti" ed "europeggianti".
Nonostante l'impostazione generale, la spiegazione di fondo presenta un tema serio e drammatico.
Sui generis, termine giusto per definire l'opera.

lunedì 5 ottobre 2009

un insieme

쓰리, 몬스터 : 컷 (Three... Extremes)
(Three... Extremes)
2004
Hong Kong, Corea del Sud, Giappone
Regia: Fruit Chan (Dumplings), Chan-wook Park (Cut), Takashi Miike (Box)
Scritto: Lilian Lee (Dumplings), Chan-wook Park (Cut), Bun Saikou, Haruko Fukushima (Box)

Comunione d'intenti d'Estremo Oriente, film ad episodi che può definirsi in linea con San Geng, altra realizzazione simile di due anni prima.
Alto livello qualitativo generale, localizzato professionalmente e presentato all'edizione sessantunesima della Mostra di Venezia.
Dumplings: segmento di Fruit Chan, produzione Hong Kong. Episodio "carnoso" con risvolti sociali, protagonista il tipo di pasta tipica in stile ravioli, riempita della spasmodica ricerca dell'apparire a tutti i costi, nonostante l'iter, la pressione psicologica e l'influsso, qui trattato in modo concreto, sull'intera società. Spazio anche per disamine sociali sulla donna, mai sorpassate e mai completamente degne dell'attenzione globale. Abili gli attori, chiara e realista l'ambientazione. Ne esiste anche una versione allungata: San Geng 2 - Jiaozi.
Cut: coreano e con la regia di Park Chan-wook, è il più d'impatto dei tre, pur presentando un topoi classico che strizza l'occhio ai recenti torture porn, presenta anch'esso profondità cerebrali degne di nota. Una comparsa cinematografica in cerca di vendetta verso le persone che invidia di più. Metacinematografico, scena nella scena e successiva proposta al pubblico, quasi tutto girato nell'unico ambiente di un visibile set filmico. Man mano che si susseguono i colpi di scena l'idea nella mente di chi guarda viene modificata e sovvertita; difficile definire chi è colpevole, ma anche chi è innocente...
The Box: Giappone, Takashi Miike. Continuamo ad essere dell'idea che sono queste le pellicole che mancano nell'odierno panorama cinematografico occidentale. Un sogno grafico e di sussurri, presenze dolci e spettrali in ambienti caldi e freddi, un vero carillon stregante. Per la rappresentazione generale ricorda quel Kaidan ispirato al racconto di Lafcadio Hearn, contenuto nel libro recensito in precedenza. Il Miike ricordato principalmente per pellicole più ricche d'azione ci regala il giusto coronamento ad una trilogia da citare fra le migliori di genere.