OCCHIO: degustazione, esegesi...   ESPRESSIONI: visioni, letture, arte...

martedì 17 maggio 2011

non solo kiwi

Larger Than Life
1998
Nuova Zelanda

Regia: Ellory Elkayem

Scritto: Ellory Elkayem


Prodotto che fa rivivere le emozioni degli eco-venegance anni Cinquanta, dichiaratamente ispirato a titoli come Tarantola, Radiazioni B X: distruzione uomo e Assalto alla terra.
Una bella fotografia in bianco e nero ci parla dei classici ragni contaminati e divenuti giganti, con uno stile essenziale e pulito, con il pregio di effetti speciali di tutto rispetto, che richiamano quelli dei film a cui si rifanno. Prove attoriali marcate e un filo sopra le righe, che coadiuvate da musichette utili allo scopo (sempre di stampo Sci-Fi fifties) e comportamenti degli aracnidi volutamente esagerati e inverosimili danno quel tocco cartoonesco che personalizza la pellicola su uno stile farsesco.
Presentata ad un festival nel Colorado, viene notata dai produttori Dean Devlin e Roland Emmerich, e da lì nascerà la volontà di produrre il successivo e fracassone, di uno stile che noi apprezziamo molto meno, Arac attack - Mostri a otto zampe.
Nota: la carriera registica di è Elkayem quasi totalmente votata al fanta-horror.

sabato 14 maggio 2011

i mozzztri

Maledette zanzare
Simone Corà
Edizioni XII

Zanzare. Quanti hanno provato il fastidio della loro presenza, incombente in larghi ambienti esterni o fin dentro l'intimità del proprio letto. Ma qui si parla di una forma ben superiore a quella che conosciamo, al di sopra del semplice fastidio di una puntura e del prurito...
Simone Corà, vecchia conoscenza del sottobosco letterario italiano, quello dove la passione supera nettamente la volontà di lucro, è al suo primo romanzo, anticipato da racconti apparsi un po' ovunque e collaborazioni all'interno di situazioni più stabili, come la casa editrice XII, esaminata spesso su questi lidi.
Il libro è una miscela esplosiva, colma di pura azione, di estremo splatter e di impronte pulp, linguaggio in primis. Il ritmo tiene per l'intera lunghezza del tomo, questo è il pregio più grande, nonostante la storia sia dislocata su più storie parallele, comunque sempre legate da un filo conduttore. I personaggi sono ben resi, qualcuno volutamente più stereotipato, per proporre al lettore qualcosa di empaticamente fruibile, che vada subito a posizionarsi nella lista delle sue simpatie; altri decisamente inediti, con sfaccettature psicologiche ben delineate. Andando avanti con i pregi segnaliamo un altro asso nella manica del Corà: il fattore sorpresa. Diverse volte accade qualcosa di inaspettato, non prevedibile come certi tipi di storie ci hanno insegnato, e senza alcun timore vengono tranciate ragnatele emotive tessute nella testa e nel cuore del lettore.
A beneficiare di tutto questo possono essere i fan dell'horror puro, così come quelli della fantascienza o del fantastico, della narrativa d'avventura o del succitato pulp, troviamo infatti similitudini con i lavori di Joe R. Lansdale, essenzialmente quelli d'orrore e brevi, e con il cinema di Robert Rodriguez, anche per via della presenza di una spessa vena comica, utile deliziare i cultori del grottesco e ad alleggerire situazioni truci. A contrapposizione di quest'ultima caratteristica però c'è da segnalare anche una non indifferente base più profonda, una buona idea, che riesce anche a dividere spazio con leggeri sentimentalismi. Di rilievo anche la connotazione provinciale e agreste, rivoluzionario è lo scenario veneto, con proposta di ambienti reali.
Difetti? Problemi? La parte finale si fa un filo più ostica, al lettore è richiesta maggiore attenzione per seguire gli eventi, come se delle ellissi temporali lo smarriscano. A tratti pare anche che ci sia stata volontà di chiudere più di fretta determinate situazioni.
Tecnicamente siam ben messi, con buon uso della punteggiata, anche molto personale.
Se questo è l'underground italiano, speriamo che salga sempre più alla ribalta...
L'opera è disponibile in formato eBook, acquistabile su più piattaforme e leggibile con software free. Noi abbiamo usato Adobe Digital Editions, stampandolo anche comodamente su carta.
http://eshop.xii-online.com/store/information.php?info_id=28
Booktrailer

sabato 7 maggio 2011

primordi

突貫小僧 (Tokkan kozô)
(Bambino che non si ferma mai)
1929

Giappone

Regia: Yasujirô Ozu

Soggetto: O. Henry,
Chuji Nozu
Sceneggiatura: Tadao Ikeda


Una delle prime pellicole, che iniziarono a sbocciare nel 1927, del maestro del realismo Yasujirô Ozu. Pervenuta a noi incompleta, ne rimangono solo 14 minuti, pochi per un parere di un certo spessore, ma sufficienti per capirne bene o male i meccanismi.
Un duo di rapitori di bambini tenta l'ennesimo colpo, ma la fortuna non li assiste, incapperanno infatti un soggetto pestifero che li farà impazzire.
Decisamente più leggero rispetto alla profondità di opere immense come Viaggio a Tokyo o Il gusto del sakè, ma già chiaro nel voler rappresentare lo spirito del regista. Evidente l'ispirazione dal cinema occidentale in voga a quel tempo, precisamente quello comico con esponenti quali ad esempio André Deed per l'Europa o Buster Keaton per gli Stati Uniti; parliamo quindi dello "spalstick". Da ricordare che il soggetto si ispira ad un'opera dell'americano O. Henry. Divertimento però, come detto, condito dal voler rappresentare una realtà credibile, gag a parte, come quella della vita quotidiana dei bambini o di persone adulte.
Fotografia acerba, sotto l'occhio di Hiroshi Nomura, senza ancora i tocchi stilistici che hanno caratterizzato la carriera di Ozu, esempio le mezze figure frontali. Montaggio analitico completamente asservito al realismo.
Qualche anno più tardi sfornerà un altro film in cui sono protagonisti dei bambini, tra l'altro utilizzando lo stesso attore qui protagonista, Tomio Aoki: Sono nato, ma..., ennesimo suo capolavoro.

martedì 3 maggio 2011

farsi sparare divertendosi

SPARATE SUL REGISTA!
Personaggi e storie del cinema di exploitation
Alberto Farina

Editrice il Castoro


La scarsa reperibilità di pellicole basate su genuina exploitation in Italia equivale a quella del cartaceo che descrive lo stesso genere. Nel 1997 però Alberto Farina provò, con ottimi risultati, a dare il suo contributo per colmare degnamente la lacuna; mai nome più adatto per un'infarinatura, ed anche più, su quell'affascinante mondo sotterraneo. La sua pubblicazione ci parla di esso, ma "full optional", narrandoci anche della vita fuori dal set di chi ne ha fatto parte, spesso fuori dalle righe quasi quanto un loro film. L'approccio è appassionato, realista nell'individuare in quel cinema diverse idee che saranno poi sfruttare da chi può far leva su ingenti risorse economiche, ma anche obiettivo nel definirne i limiti, senza i sensazionalismi forzati di diverse riscoperte di generi un tempo denigrati.
Dopo una breve introduzione, nientepopodimeno che di John Landis ed un convinto intervento di Samuel L. Broncowitz si entra nello show, e il Caronte è uno degli esponenti più noti del genere: Edward D. Wood. Tra tutti i profili tracciati da Farina è probabilmente quello più amaro, dove gli aneddoti divertenti passano in secondo piano rispetto alla sciaguratezza di alcune situazioni; comunque viene fatta buona luce sul fenomeno Wood, spesso liquidato malamente da chi parla per sentito dire e per frasi fatte. Corposi e profondi sono anche gli articoli sugli "indispensabili" Russ Meyer e le sue sinuosità femminili, Herschell Gordon Lewis e il culto del gore, Ray Dennis Steckler e l'arte di arrangiarsi, l'estroverso Ted V. Mikels, John Waters, Andy Milligan ed altri, con sortita speciale per il guru dell'ambiente Jesús Franco.
Rilievo anche al lato produttivo, con Roger Corman e le sue factory, e, nella parte finale dedicata al periodo dagli Ottanta in poi, anche sulla Troma. Evidente quindi anche un'incursione su un periodo più recente, dove l'exploitation per com'è maggiormente conosciuta aveva quasi smesso di esistere.
Occhio anche su particolari situazioni, come il parallelismo fra il mondo della Lucha Libre messicana e i suoi eroi dediti al cinema, in primis El Santo, sulla saga dei pomodori assassini e, interessantissimo, sugli stratagemmi da sala cinematografica che facevano da contorno alla pellicola: gadget, effetti sonori, artifizi visivi e invenzioni di ogni genere.
Chiude un'intervista al nostro Joe D'Amato, che snocciola dettagli da far gola a qualsiasi fan del "di genere".
Il libro è ancora reperibilissimo, la scoperta d'esso è consigliata, visto che siamo ancora in un periodo dove grandi nomi, vedi Quentin Tarantino, rivelano le loro radici affondate nell'exploitation.

mercoledì 27 aprile 2011

inseminator from outer space!

Vigasio Sexploitation 2
2010
Italia

Regia: Sebastiano Montresor
Soggetto: Sebastiano Montresor

Sceneggiatura: Sebastiano Montresor, Stefano Sartori


Abbiamo visto questo seguito del primo Vigasio in lusinghiera anteprima e l'entusiasmo suscitato è notevole; un grande ritorno per il cinema agricolo di Sebastiano Montresor!
Iniziamo col dire che i tratti in comune con il predecessore non sono molti, almeno dal punto vista della fotografia e della resa visiva generale. Ciò è un bene, gli autori hanno dimostrato di sapersi rinnovare ed hanno sfornato un prodotto inaspettato, qualitativamente sempre ottimo, ma ricco di personalità; è ancor più evidente il taglio exploitation, SEXploitation, un teatro dell'assurdo che fa il verso alle produzioni che inondavano le grindhouse qualche decennio fa.
Il plot incrocia diverse situazioni: la Terra è a rischio desertificazione, ma il dr. Moreau (nome azzeccato, ed i fan di H. G. Wells lo sanno bene) sta già studiando la soluzione, sfruttando una dimensione speculare del pianeta che potrebbe unirsi con la nostra e dare vita ad una situazione migliore, in primis per quanto riguarda la continuazione della razza umana. A questo va ad aggiungersi la storia di un biker, amante dell'assistente del dottore, e del suo patto speciale. Nota di colore e ben gradita è l'introduzione di un narratore diegetico, un TG e il suo presentatore enunciatario esterno, una sorta di parodia dei contenitori d'informazione che imperversano nella nostra TV, quelli che trattano sullo stesso piano truculenti omicidi e gossip.
Sempre rimanendo nel campo della profondità d'intento vien fuori una particolare attenzione verso il tema attorno a... talune doti della donna, una sua caratteristica, quella che innesca accesi dibattiti ancora oggi e ha sfornato e sfornerà proverbi e saggezze di ogni tipo; non vi sveliamo di più...
Focalizzandoci invece sull'aspetto puramente tecnico, notiamo come che il cromatismo generale della pellicola vira principalmente verso il giallognolo (nel primo episodio era sul verde), il direttore della fotografia Daniele Trani sembra così aver voluto rappresentare il clima di desertificazione imminente. Uso massiccio di telecamera a spalla e dell'idea "carnale" che essa imprime, ma sussiste anche affezione per la profondità di campo, dettaglio da non sottovalutare.
Più di un occhio di riguardo per gli interpreti, forse non sempre sfoggianti cristalline prove attoriali o, ricordando che stavolta ci sono i dialoghi, totale epurazione di cadenza dialettale, ma è palese la volontà di immedesimarsi nella sensazione agricola, ben riflessa anche dagli improvvisati costumi e dalle sgretolate ambientazioni. Citiamo il personaggio dell'assistente, interpretata da Eveline, una musa a livello di quelle dei film di John Waters.
Sono presenti anche degli effetti speciali, anche loro votati al divertissement , ma che fanno una figura migliore di molti altri creati con budget più consistenti.
Più "pulito" è invece lo score musicale, professionale e ben curato. I nomi: Home, Jenny Ferro, Airbag Killex, Sylicon Funk, Pippo & Gas, Cristina Guardini.
Insomma, ci troviamo di fronte ad un prodotto che riporta il nome exploitation nel titolo, omaggia il genere, ma di certo non si limita ad attirare solo tramite un tattico manifesto di presentazione o grazie a frasi d'effetto...

TRAILER

sabato 23 aprile 2011

a se stessi

Things Best Left
2005
Regno Unito

Regia: Anthony Carpendale

Scritto: Anthony Carpendale, Beki Laws

Un dramma psicologico attanaglia la protagonista, ed esso trova il suo sfogo carnale durante le ore notturne, quando inconsciamente si infligge danni fisici. L'epilogo sarà dei peggiori...
Psico-horror basato su un tema molto attuale, una condizione che colpisce vari individui.
Ritmo serrato ed uno sperimentale e "videclipparo" "montaggio delle attrazioni", basato su immagini vicine al subliminale, che ci trasporta nell'incubo della donna.

martedì 19 aprile 2011

cellula germinale

Ovum
2010
Australia

Regia: Aiden Morse, Lochsley Wilson


La nascita: sofferenza fisica e spesso anche morale, nonché gesto animalesco, da un certo punto di vista. Ciò che viene figliato è un prodotto, semplice, insignificante rispetto all'infinito, pronto ad essere cotto e mangiato dalla società, ma anche da chi ha lo ha creato, rendendolo solo uno strumento.
Prova unica per i due registi, che assolvono a tutti gli altri compiti tecnici. In parte la protagonista Pip Archer, che regge pienamente il minuto e mezzo di girato...

venerdì 15 aprile 2011

avvilimento

Crestfallen
2011
Stati Uniti d'America

Regia: Jeremiah Kipp

Scritto: Russ Penning

Parlato già della maestria del regista in questione, insieme ad altri dello staff, in primis il direttore della fotografia Dominick Sivilli; di strada ne hanno fatta e ne faranno, se ne vedranno davvero di belle...
Crestfallen ci parla di Lo, interpretata dalla novella scream queen Deneen Melody, e della sua scelta definitiva, condizionata da eventi disarmonizzanti accaduti in vita, tasselli salienti che spingono a decisioni estreme. Questi sono presentati, ed è qui che avremmo modo di apprezzare il meglio, tramite l'uso del "flashback informativo visivo", in modo intenso ma pratico, senza bisogno di ricorrere molto a dissolvenze o altre transizioni, siamo infatti empaticamente nella mente e nel cuore di lei. Presente qualche effetto, ma solo piccoli sprazzi psichedelici, utili ad accentuare il ritmo. Ad aiutare lo spettatore anche un'enfatizzante musica che sottolinea gli stati emotivi; niente dialoghi, coperti da essa e dalla forza delle immagini.
Racconto verosimile, i drammi presentati sono purtroppo quotidianità...
Good luck, Jeremiah, a risentirci su questi schermi!

mercoledì 13 aprile 2011

l'altra prima volta di Alice

Alice in Acidland
1969
Stati Uniti d'America

Regia: John Donne

Scritto: Gertrude Steen


Una commistione fra i film di propaganda stile Reefer Madness, anti marijuana, e Sex Madness, sulle malattie sessualmente trasmissibili, e della pura sexploitation. L'Alice del titolo entra nel mondo dell'LSD, dell'alcool, del sesso libero, tutte correnti ben percorse nel decennio di produzione.
Poco meno di un'ora di film, e la quasi totalità è coperta da scene di sesso softcore, anche se spinte per l'anno, invero molto noiose e prive di tocco artistico, addirittura un po' goffe per i giorni d'oggi. Ad un certo punto pare che i personaggi si inizino a confondere, i singoli scompaiono a favore di un'unica massa dedita alla passione, il tutto diventa più una vibrazione che della materiale carne. Sembra quasi che per apprezzare il tutto appieno debba avvenire proprio l'assunzione di cui si parla, con la deriva in una docu-dialettica molto esplicativa; il finale è poi una vera e propria interpretazione degli affetti di acidi e affini, a colori rispetto al bianco nero del resto del film.
La conclusione e l'inizio trasudano viva condanna ai succitati vizi, mentre il resto ricostruisce in modo quasi entusiastico, con un'azzeccata scelta di accompagnamento musicale fusion e qualche essenziale effetto sonoro "di piacere".
Certamente recuperabile se interessa il tema.

sabato 9 aprile 2011

la prima volta di Alice

Alice in Wonderland
1903
Regno Unito
Regia: Cecil M. Hepworth, Percy Stow
Soggetto:
Lewis Carroll, Cecil M. Hepworth
Sceneggiatura: Cecil M. Hepworth

Primissima trasposizione di Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie, venuta fuori dalla terra madre del romanzo e permeata da un tocco magico, una via di mezzo fra l'amatoriale ed il sorprendente.
Purtroppo non è completa, ma grazie ad un recente restauro ad opera del British Film Institute possiamo godere di 8 minuti circa dei 12 originali, anche se la visione rimane comunque osteggiata dagli stacchi improvvisi e dagli evidenti danni sulla pellicola.
Se nel 2010, per rappresentare l'onirico mondo del romanzo, il signor Burton è ricorso al 3D, nel 1903 si è fatto uso di sovrimpressioni, mascherini e dissolvenze varie; ora sta al destino decidere quale effetto sarà più durevole nel tempo...
L'Alice protagonista, May Clark, se la cava egregiamente, lontana dal patinato mondo che avrebbe accolto in futuro il suo personaggio, e pare anche divertisti, proprio come il resto del cast. Di questi citiamo, per simpatia, anche il Gatto del Cheshire, interpretato da un vero felino in maniera evidente dedito ai fatti suoi, e i soldati carte, una tenera massa di bambini divertiti come se fossero ad una recita studentesca. Sempre a proposito di character, è utile notare che il Cappellaio Matto ha le fattezze mostrate nelle stampe del periodo, scelta data dal fatto che Carroll non ha dato una descrizione fisica precisa.
Bello riscoprire le origini, magari preparando una visione di questo esordio affiancata dall'ultimissima opera ispirata sopracitata.

mercoledì 6 aprile 2011

il Sato fra Sci-Fi e terrore (parte 4)

吸血鬼ゴケミドロ (Kyuketsuki Gokemidoro)
(Distruggete DC 59, da base spaziale a Hong Kong)
1968

Giappone

Regia: Hajime Sato

Scritto: Kyuzo Kobayashi, Susumu Takaku

Un aereo in avaria è costretto ad un atterraggio di fortuna in una zona arida ed isolata; i passeggeri, connotati da diverse personalità, dovranno fare i conti con la situazione e con... la propria morale.
Finale di carriera (in seguito girerà soltanto episodi di una serie TV di genere drama) con decisa rialzata di testa, questa volta vale la pensa il recupero, non rimangono scontenti né gli amanti del terrore né quelli della fantascienza. Ne esce bene il comparto fotografico, con Shizuo Hirase all'opera, un ottimo uso delle luci avvalora il solito ambiente votato al risparmio; buona anche la scelta dei piani, ma Sato da questo punto di vista non ci ha mai deluso. Continuando sul filone dei pregi, finalmente possiamo parlare di effetti sufficienti, che riescono anche ad essere disturbanti come da intento. Non tutti gli attori sono in parte, ma rispetto alle due opere precedenti siamo decisamente su un altro pianeta.
Curiosa la mistura fra spunti filosofici prettamente orientali e canoni della fantascienza del periodo, ne è venuto fuori un prodotto di una certa originalità, non sempre prevedibile e dal buon ritmo. Da notare che il titolo italiano non c'entra assolutamente nulla...

sabato 2 aprile 2011

il Sato fra Sci-Fi e terrore (parte 3)

黄金バット (Ôgon batto)
(Il ritorno di Diavolik)
1966

Giappone

Regia: Hajime Sato

Soggetto: Takeo Nagamatsu
Sceneggiatura:
Susumu Takaku

Livello che non migliora rispetto alla precedente opera, anche se stavolta c'è l'indirizzamento verso un pubblico giovane a motivare alcune scelte che possono sembrare ingenue. Dialoghi e trama in generale sono infatti semplicistici, banali, le scene violente sono il più possibile addolcite, gli effetti ed i costumi sono da sorriso involontario (vedere il personaggio di Nazo e lo stesso protagonista!).
Si parla del Fantaman arrivato da noi principalmente come serie animata, nata da un manga a sua volta originato da un romanzo di Takeo Nagamatsu; il film in esame è comparso a cavallo fra il manga ed il cartone, e in Italia ha beneficiato del nome di Diavolik per richiamare i nostrani personaggi a fumetti Kriminal, simile fisicamente, e Satanik.
Non è certamente un sacrilegio escluderlo dalle migliori opere di fantascienza, ma oggi splende di un certo fascino weird d'annata, pregno di atmosfere "sessentiane" e riferimenti alla fanta-archeologia. I fan dell'anime hanno un motivo in più per recuperarlo...

martedì 29 marzo 2011

il Sato fra Sci-Fi e terrore (parte 2)

海底大戦争 (Kaitei daisensô)
(I mostri della città sommersa)
1966
Giappone
Regia: Hajime Sato
Scritto: Masami Fukushima, Kohichi Ohtsu

Brusco calo con questo fanta-horror, molto povero sotto vari aspetti. Effetti insufficienti, i mostri protagonisti sono imbarazzanti, il costume che li rappresenta non dà la minima idea di verosimile, le loro azioni sono goffe e sconsiderate. Stesso dicasi per altri personaggi, delle parodie ambulanti, viziate ancor di più da una recitazione al di sotto della media e da dialoghi involontariamente comici; non si salva quasi nessuno, forse neanche il protagonista, impersonato da Sonny Chiba, ma le figure dei militari statunitensi e del dr. Moore sono le peggiori. Bruttina anche la cornice scenografica, la città sommersa è molto scarna, i restanti scenari sono pochi e ripetitivi. Oltre ai mostri succitati non fanno bella figura neanche molti degli altri effetti, in primis i frequenti spari di pistola, addirittura accompagnati dal movimento del braccio, neanche fosse una simulazione di guerra fra bambini.
Si salvano poche cose, una è certamente la sequenza dell'operazione-trasformazione delle creature, curata e con una sua originalità, un'altra è una certa filosofia di fondo presente nella trama, roba di scorie nucleari, regimi totalitari e sogni utopistici. Interessante anche l'intera atmosfera pop "sessantiana" che pervade la pellicola, almeno quella farà contenti i fan di genere.

martedì 22 marzo 2011

il Sato fra Sci-Fi e terrore (parte 1)

Kaidan semushi otoko
(
Il pozzo di Satana)
1965

Giappone

Regia: Hajime Sato
Scritto: Hajime Takaiwa

Analizziamo, in quattro parti, i lavori fantascientifici e d'orrore di Hajime Sato, regista attivo fra i Sessanta e i Settanta.
Si parte con un progetto particolare, caso molto raro, un punto d'intersezione dove il Sol Levante si incontra con il gotico occidentale. È una classica storia di magione infestata, peraltro molto simile a La casa degli invasati di Shirley Jackson, il romanzo che ha poi trovato ufficiale trasposizione cinematografica un paio d'anni più tardi. In senso di plot, a lungo andare, tira fuori diversi spunti interessanti, che si discostano dalla trama base e da una miriade di produzioni simili; presente qualche ingenuità tipica del periodo, ma che non influisce sul totale.
Il punto forte è però una curatissima fotografia (Shôei Nishikawa), un bianco e nero d'atmosfera che rende tantissimo soprattutto nelle situazioni buie. Trovate avanguardistiche quasi assenti, c'è solo un semplice estro nella scelta delle inquadrature, della loro composizione e della profondità di campo. Si segnala però la sequenza di un rigonfiamento di una porta, dettaglio che avvicina ancor di più all'opera della Jackson. Ottime e stilisticamente occidentalizzate le interpretazioni del cast nipponico, roba da equiparare ai film neri di Roger Corman o agli italiani dello stesso genere. A proposito di Italia, nella nostra versione i nomi giapponesi sono diventati anglosassoni (Hajime Sato diventato Richard Goodwin e così via), uso del tempo per avvicinare pubblico, ma a tutt'oggi una scelta che rende la cosa solo più buffa.

martedì 15 marzo 2011

velo

La femme qui se poudre
1972

Francia
Regia: Patrick Bokanowski

Avanguardia che più tale non può essere.
L'ossessione per l'incomprensione di rituali, prettamente femminili, e la visione inconscia di essi. Tutto assume una forma allucinante, il gesto quotidiano prende le sembianze di sfaldamento dell'endometrio, i tempi sono talmente non colti da divenire astratti; tutto è orrore, quello che è posto e com'è visto. La cosa si dissolverà violentemente, come la polvere sul viso di un rito estetico.
L'allucinante opera sfoggia mascherine che coprono parte del campo (per simulare il non recepire tutto), animazioni ed effetti vari.
Necessario aprire il cranio.

giovedì 10 marzo 2011

piccolo mondo

Évocation spirite
1899

Francia
Regia: Georges Méliès


È certo che ci troviamo di fronte ad una ghost story, cronologicamente ottocentesca per un pelo, ma pienamente per quanto riguarda l'atmosfera. Le apparizioni letteralmente circoscritte sono residenti da tempo nell'immaginario comune, un minimo di fantasia, o chissà cos'altro, permette a tutti di vedere del fantastico in un zona precisa del nostro mondo.
In senso di celluloide quest'opera porta un aspro esempio di "quadro-nel-quadro" non principale, elevato dai marchi di fabbrica del buon Georges: effetti di montaggio, mascherini, dissolvenze, trucchi teatrali, uniti da una forte passione per l'esoterico.
Ogni tanto è bene darsi agli antipasti, magari quando si è saturi di frutta o pasta.

lunedì 7 marzo 2011

soprassalto

Sueño profundo
1997

Argentina

Regia: Daniel de la Vega

Scritto: Daniel de la Vega, Marcelo Escobar


Buona prova tecnica, soprattutto come esempi di inquadrature e montaggio, votati alla frenesia, ma non pregiudicanti del ritmo narrativo; ben resa la sensazione di risveglio improvviso. Molto "nineties" come realizzazione, e adatto per essere proposto in festival a tema.
Deboluccio in quanto a plot, poco originale, ma l'impostazione non necessitava cura sotto questo aspetto.

mercoledì 2 marzo 2011

immobilità

Un couple d'artistes
1970
Francia
Regia: Bruno Gantillon

Cortometraggio di classe, prima opera di un autore che si darà quasi completamente alla televisione.
Molto delicato, tema musicale incluso, e recitato con compostezza, cosa non casuale, che unita ad un uso prevalente di camera fissa pone un'idea scenica di quella che poi è la trama, epilogo compreso; un suggerimento visivo, una metafora del tema. I tasselli narrativi strizzano l'occhio a diversi topoi, ed una scena ricorda qualcosa di Rosemary's Baby.
Colori vivi e linea generale tutta francese.

flautato

Aria del meriggio
2011
Italia
Regia: Michele Sollazzo

Inizio aulico per questo giovane autore che si cimenta in una poesia in immagini dal sapore agreste.
Le lunghe panoramiche ci proiettano verso simbolismi di vita ed ingressi in essa, appaiati a pochissimi elementi più chiaramente tali, che amplificano ancora di più l'idea.
Pertinente l'accompagnamento musicale, così come l'impostazione cromatica. Scelte di montaggio acerbe ma promettenti, a parer nostro da unire ad una vibrazione minore dei piani, cosa maggiormente utile nel caso si voglia dare una visione più soave rispetto ad una più materialista.
Esiste anche una versione in bianco e nero, leggermente diversa anche dal punto di vista emotivo.