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lunedì 27 aprile 2009

profondo Oriente... partendo da Occidente

Storie di spettri giapponesi
Lafcadio Hearn
Giovanni Tranchida Editore


Lafcadio Hearn era un eclettico del mondo, nato in Grecia da padre irlandese e madre greca, emigrato successivamente negli Stati Uniti e poi arrivato dove voleva, in Giappone. Parliamo di un occidentale quindi, ma nel finale della sua vita divenne un estremo cultore e conoscitore del Sol levante, a tal punto assorbito che, burocraticamente, il suo nome verrà tramutato in Koizumi Yakumo.
Il titolo del libro non è dei migliori, in senso di messaggio verso il pubblico. Dà l'idea di cellulari e spaventati scolari in divisa che affollano le sale adibite a J-Horror. Qui invece andiamo oltre, nelle profondità dello spirito nipponico ed in ogni strada, nel bruno degli occhi a mandorla fino alle scale dei templi buddhisti.
Le storie raccolte sono prelevate da varie opere originali: Kwaidan, In ghostly Japan, Shodowings, Glimpses of unfamiliar Japan. Un sunto essenziale ma esauriente delle profondità dell'anima giapponese. Racconti di spiriti, d'amore (Un karma passionale su tutti), di rancore e di gioia, ma anche descrizioni minuziose di ricorrenze (evocativo è Al mercato dei morti), partendo dai minimi gesti che compongono le vite di educate e serene esistenze. Grande spazio alla reincarnazione (La storia di O-Tei), vista anche come fattore positivo che permette continuità e realizzazione di desideri inespressi. Curato anche l'aspetto religioso, monaci buddhisti vivono situazioni legate al loro essere, profondi e carichi di simbolismi sono Storia di un Tengu e Frammento. Ovviamente ospiti quasi onnipresenti sono le entità spettrali, anche nelle manifestazioni più familiari agli occidentali: alla ricerca di un gesto umano che dia la pace, vendicativi o accondiscendenti. A tal proposito citiamo La riconciliazione, racconto ispiratore per i creatori di Kaidan, maestosa pellicola cinematografica degli anni sessanta, contenente anche altre tre rappresentazioni di Hearn, presenti al di fuori di questa antologia. Protagonisti anche oggetti legati ad entità, alla magia e alla riflessione, da citare La fanciulla del paravento e Uno specchio e una campana. C'è posto anche per agli animali, ben fatto Ululati.
Un limite che può scoraggiare il lettore occidentale è la ricchezza di termini puramente estremo orientali, c'è da dire che le note dell'autore sono lì a correre in suo aiuto ma sono pochine rispetto alla mole di parole per noi inusuali. Sarebbe buona cosa fare ricerche mirate tramite altri mezzi , la cosa arricchirebbe ancor di più la metabolizzazione
Concludendo, chi è alla ricerca di qualcosa di profondo, tradizionale e spettrale circa la terra giapponese può abbandonarsi a questo splendido volume.

2 commenti:

  1. Bello!
    Anche se...non so,forse sono una delle poche occidentali a cui poi la cultura del Sol Levante non piace tantissimo..
    Sono pochi gli elementi che mi affascinano.

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  2. @Guernica: guarda, ti dirò che le cose che non apprezzo del loro essere(sì, ce ne sono...) sono forse superiori numericamente a quelle che mi aggradano, ma forse queste ultime sono più "forti". :)

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