OCCHIO: degustazione, esegesi...   ESPRESSIONI: visioni, letture, arte...

lunedì 31 dicembre 2012

anche un treno è inutile

La Chambre bleue
(La camera azzurra)
(Tratto da Racconti e novelle)
Prosper Mérimée
Sansoni Editore

Il senso di colpa è una delle più pressanti sciagure che possano colpire capo ed animo, con il primo che elabora inquietanti pensieri indotti, anche dei più allucinanti. Il restante fisico reagisce in misura uguale, soffrendo, ansimando. 
Non si è mai al sicuro quando ci si sente macchiati, anche se ci si allontana dall'abitato, ci si vela o apparta in un veicolo o in una sperduta camera d'albergo.
Le storie annesse, le citate fantasie germinate dal peccato possono rovinare notte e giorno, sonno e veglia, appetito e digiuno.
La sporco della coscienza passerà anche sotto una porta.
Non c'è amore incorretto che sia totalmente esente da senso di colpevolezza.

venerdì 28 dicembre 2012

batticuore

Absurd Encounter with Fear
1967
Stati Uniti d'America
Regia: David Lynch
Scritto: David Lynch

Diceva un tale: «Il sentimento più forte e più antico dell'animo umano è la paura, e la paura più grande è quella dell'ignoto». Paura dell'oscuro mondo che può eruttare dai meandri della psiche umana; paura che può essere un'indistinguibile situazione in un campo lungo. Un tempo che scorre e tarda a dare risposte può esser terrore, non da meno l'avvicinarsi di una catarsi che non libera e non rivela nulla. Angoscia può crearsi quando arriva l'inaspettato, nel momento in cui non si presenta ciò che avevamo ipotizzato, così come nel frangente in cui un fulcro ritenuto tranquillo manifesta ambiguità.

sabato 22 dicembre 2012

mascherata naturale

Kleider, contenuto in Betrachtung  
(Vestiti — Contemplazione)
(Tratto da La metamorfosi e tutti i racconti pubblicati in vita)
Franz Kafka
Giangiacomo Feltrinelli Editore

Nella società dell'apparire e dell'idea di personale immortalità, ci si bea tutti i giorni del proprio "abito", sfoggiando con convinzione le sue varie caratteristiche. Inconsapevole ripetitività del vivere quotidiano che parte dal mattino, un corso materiale che si può anche credere imperituro. 
È una riproposta continua, nel bene e nel male, domande a se stessi non vengono poste. Ma, nella sera dell'esistenza, scrutando dentro sé, capita che tali quesiti arrivino, e la risposta è un'esistenza consunta, gonfia, impolverata, già vista da tutti e impossibile a portarsi.

sabato 15 dicembre 2012

la gaelica valle delle ombre

Return to Glennascaul
1953
Irlanda
Regia: Hilton Edwards
Scritto: Hilton Edwards

Leggende metropolitane, solitamente di tradizione orale, si legano al media cinema.
Orson Welles, "self" nel cortometraggio, vive una metacinematografica avventura durante una pausa, un po' vera e un po' no, dal suo celebre Otello del 1952.
Opera che trasuda atmosfera da ghost story anglosassone attraverso tutti i pori, con una nebbiosa campagna irlandese ed una magione accogliente ma sinistra, personaggi pacati e gentili ma ambigui, e toccata di humor.
Quadri pieni negli interni, a testimoniare una diversa dimensione, perché contrastanti con quelli gelati e più poveri degli esterni, da brividi della memoria.
L'anello di congiunzione tra i racconti da focolare e la settima arte è la magistrale, come poteva non esser così, narrazione ad opera dello stesso Welles.

sabato 8 dicembre 2012

scritto nelle stelle

Nuovo capitolo per la sci-fi "rossa" trattata su Il futuro è tornato, questa volta ad essere sottoposto a scrittura critica è un autentico capolavoro: Письма мёртвого человека (Pisma myortvogo cheloveka), in Italia rinominato Quell'ultimo giorno - Lettere di un uomo morto, post-atomico dalla terra del Volga.
Fotografia da antica cartolina e colpi all'anima, argomento quantomai attuale, venuto fuori nello stesso anno del collasso di Černobyl', produzione del Lenfilm Studio.
L'ucraino Konstantin Sergeyevich Lopushansky è stato, nientemeno che in Stalker, assistente di Tarkovskij, e pare averne assorbito delle caratteristiche peculiari, cosa ben evidente in questa truce e profondissima pellicola.

domenica 2 dicembre 2012

i denti delle donne sono oggetti così affascinanti...

L'étoile de mer
1928
Francia
Regia: Man Ray
Scritto: Robert Desnos

Provare a guardare il mondo attraverso un vetro, un fondo di bottiglia, un bicchiere, è solo illusione di poter distorcere una realtà già di per sé alterata e oscura. Ed è proprio questo mezzo di contorsione ad essere venerato, perché ci riferisce ciò che vorremmo e ci nasconde ciò che non desideriamo, oppure ci fa bramosi di sapere, con quest'aspetto che diventa piacere esso stesso.
La donna è un'animosa stella marina, con le sue mille sfaccettature, o è un calcolato vetro, affascinante. L'amore per questa creatura va inscatolato, assaporato con distanza, si è in balìa d'esso come carta trasportata dal vento (le parole sono inutili, portate via dalla corrente), è un viaggio, una natura morta, deve rimanere inviolato. Tanto finirà per essere ucciso, con la ragione di Atena.
La stella di mare sarà abbandonata, il vetro distrutto, la realtà sarà svelata. Bella. 

sabato 24 novembre 2012

pubblicazione

Edgar Allan Poe
1909
Stati Uniti d'America
Regia: David Wark Griffith
Scritto: David Wark Griffith, Frank E. Woods

L'essenza del mito di Boston nel ristretto ma infinito spazio di quadri fissi. Se un Segundo de Chomón o un Georges Méliès facevano dei "trucchi" la loro colonna portante, D. W. Griffith placava e placa ancora la sete dello spettatore con la struttura narrante, tanto accalorata quanto "analitica": una vicenda, un paio d'occhi, una marcata gestualità. 
Storia di Edgar Allan, con i suoi topoi di morte dell'amata, povertà, malattia, difficoltà. E ancora: arte, paranoia, masochismo, perversione, Il corvo.
C'è il fido Woods alla scrittura cooperativa e la moglie del regista, Linda Arvidson, sul set. Niente intertitoli, perduti, ma non se ne sente affatto la mancanza.

sabato 17 novembre 2012

essere minuscolo

Muha
1968
Jugoslavia
Regia:Vladimir Jutrisa, Aleksandar Marks
Scritto: Aleksandar Marks, Vatroslav Mimica

La celebre Zagreb School of Animation ci propone un'illustrazione della minuzia umana rispetto all'immane universo. L'uomo non ha rispetto per la natura, per altri abitatori della Terra, quindi le conseguenze non tardano ad arrivare, ma stavolta sono più filosofiche, riflessive e di consapevolezza, oltre che materiali. Egli è nullità, è un granello in un deserto, non è difficile sovrastarlo.
La scuola d'animazione croata era un gioiello dell'allora Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia; esportava in tanti Paesi, anche d'oltreoceano, era una fucina di idee, di scambi e collaborazioni, un magistrale esempio di produzione artistica. In Italia l'abbiamo conosciuta principalmente tramite il cartone animato di qualità ma essenzialmente disimpegnato Il professor Baltazar, ma si dava sistematicamente anche ad opere più intimiste, come quella in esame, grande esempio di profondità, nonché di tecnica registica e uso del sonoro. 

sabato 10 novembre 2012

castigo

L'araignée d'or
1908
Francia
Regia: Segundo de Chomón
Scritto: Segundo de Chomón

Il mago Segundo de Chomón ci porta nel mondo dell'avarizia più sfrenata, contraddistinta all'accumulo selvaggio, quel male che intacca la materia grigia preesistente ma già avviata al disfacimento morale.
Tempi remoti di produzione, quando a farla da padrone era il bianco e nero, ma in questo caso fu utilizzata una tecnologia per il colore forgiata da Chomón, "Pathécolor", utile per evidenziare le tinte oro, simbolo di ricchezza e, nello stesso tempo, di cupidigia. Il resto è viva natura boschiva, dimore spicciole e bellissime, e arte, tanta arte, ed è la natura stessa a crearla e gestirla, padrona dell'essere umano.
Le animazioni fotogramma per fotogramma, tipiche di questi film "a trucchi", brillano di vivo splendore e come detto in passato, in occasioni simili e senza esagerazioni, non sfigurano neanche ai giorni nostri. 
Avanguardistici sono degli ammiccamenti metacinematografici presenti: alcuni personaggi si rivolgono allo spettatore e c'è un'originale e benissimo inserita auto-promozione della Pathé Frères.
Recentemente musicato da Etienne Desaux.

sabato 3 novembre 2012

vampiro

The Oval Portrait
1934
Stati Uniti d'America
Regia: Richard L. Bare
Scritto: Edgar Allan Poe

Monomania, ossessione, qual male, magari peggiorato dal fatto di essere oggigiorno più futile rispetto ad un caso appartenente al passato, dove l'Arte con la a maiuscola era carnefice, mandante che strega l'assassino distaccandolo dal reale. Un male che succhia energia, tanto quanto ne dà.
Quante lui è lei ne sono stati vittima, con la devozione per l'altra metà del frutto talmente forte da porgere la propria vita su di un vassoio, annullando se stessi in favore dell'altro, intingendosi nel suo essere senza lasciare fuori alcuna parte di sé. 
Ma spesso, sempre o quasi sempre, nessuno catena è stata serrata, scelta personale è stata, c'era tempo per correre ai ripari. Solitudine di entrambi? Pazienza.
She (he) was dead!

sabato 27 ottobre 2012

varchi

Barbe-bleue
1901
Francia
Regia: Georges Méliès
Scritto: Charles Perrault, Georges Méliès

Quadro fisso. Ricchezze tanto fastose da mettere in ombra un aspetto non rassicurante, cosa fastidiosa anche in tempi remoti, e un'inquietante incognita, un velo misterioso. Dissolvenza incrociata. Sposarsi ancora una volta non è stato facile, ma l'uomo dalla curiosa barba ha avuto di nuovo ciò che voleva (perché voleva?), grazie anche ad un intervento genitoriale, fattore non del tutto estinto, proprio oggi... Dissolvenza incrociata. Lei non è convinta, affatto. Il simbolo della sua insoddisfazione è la curiosità, che prende la forma materiale di una grossa chiave. Due coscienze, opposte, fanno pressione. L'orrore è dietro l'angolo, o meglio, dietro una porta. Dissolvenza incrociata. Raccapriccio, il famoso velo vola via, ma lo stesso non si può dire di quello, fulcro di infinite elucubrazioni, che cela la psiche umana. Dissolvenza incrociata. Il tormento è fortissimo, le coscienze sono giullari del destino o giudiziose presenze. Epilogo. Qualcuno ne esce decisamente meglio, ma nessuno è un vero vincitore.

martedì 9 ottobre 2012

un paio di amplessi

Due "peccati" di Renato Polselli

Ah, quel "bis" di tempo fa! Rivalutato davvero o fintamente, reinterpretato forzando la mente, o forse davvero più significativo di tanta altra roba, ma, come in questo caso, diverso, come una chiacchierata ad un tavolino, oppure un pomeriggio di solitudine.
Ampollosi esperti o disimpegnati modaioli dicano quel che vogliono; Renato Polselli era unico, si esprimeva in maniera estroversa, anche se   non sempre volontariamente, provava un certo gusto, se la rideva, infilava possibili estemporaneità e rifletteva.
Non neghiamo di aver predilezione per i suoi horror, intendendo entro il suo panorama lavorativo, ma questo dittico sulla sessualità ha comunque un posto d'onore nelle nostre preferenze.
Il primo dei due, anno 1973, Rivelazioni di uno psichiatra sul mondo perverso del sesso, di generazione B già dal titolo, allucinante, pieno di crepe, proporzionalmente alla lunghezza della truccata linea degli occhi delle protagoniste. Taglio documentaristico, con tanto di dottore e studenti ad ascoltarlo (e di più), che fa il verso a quei prologhi tanto in voga nell'exploitation, taglio però esteso a tutta la pellicola, che tratta perversioni legate alla sfera erotica, dalle più ricercate a quelle più pesanti. Leggerezze varie, definizione di feticismo palesemente errata, prostitute e transessuali macchiettistici, ma resi in quel sussurrato tipico stile del Renato da Arce.
Fotografia e montaggio talmente scalcinati da avere un senso, necessità di chiudere un occhio in qualche frangente, in altri di aprirne un terzo, perché le protagoniste polselliane sono sempre di gran rilievo, comprese quelle maccheroniche. Ma, checché si dica del buon maestro, per elucubrare c'è tanto materiale, alcuni oggetti argomentativi presentati non sono acqua di rose, e neppure datati. In altri casi, magari possiamo aiutare le nostri sinapsi ingigantendo... 
Quando l'amore è oscenità (1980), chiamato anche semplicemente Oscenità, vorrebbe generalmente presentare, nello stesso stile, con esperto e tavola rotonda di ascoltatori, la sporcizia dell'abuso di potere, ma la mano censoria ha bocciato l'opera e fatto riscrivere i dialoghi, facendo perdere gli intenti originari, permettendo un'uscita postuma solo dopo la rielaborazione e tramutandosi in un excursus, forse non voluto, sulla condizione sottomessa della donna e del suo corpo, per poi perdersi in allucinata psichedelia. 
C'è il grottesco, si ride, si scherza, ci si bea delle solite carni, ma non si può negare che la potenza delle pulsioni ci sia, forte come si usava ai tempi, stesso dicasi per la ragione di meditare, ogni tanto. Da apprezzare gli intenti naturistici, meno il finale.
I rimaneggiamenti non permettono anche di capire quale sia la "caciara" tecnica originale, specialmente nell'editing, che fa ben bene il paio con quello dell'altro film.
Concludendo: i tre interessati possono benissimo mandare a quel paese i promotori di balletti e patinature TV, e chiudersi in casa con Renato Polselli.

domenica 30 settembre 2012

la pista migliore

Death's Marathon
1913
Stati Uniti d'America
Regia: David Wark Griffith
Scritto: William E. Wing

Due uomini: uno avrà una delusione, l'altro partirà per una maratona mortale, un percorso di vita sempre più decadente. Colleghi di lavoro, il primo sarà rifiutato da una donna che poi diverrà la sposa dell'altro, da qui inizierà il dramma: matrimonio, figlio, noia della vita coniugale, rapporto scarnificato, demone del gioco, debiti, impiego compromesso.
D.W. Griffith già rodato, attento alla composizione del quadro, all'esposizione e alla profondità di campo, delle volte pennellando in maniera allegorica. Stile accademico unito ad emozioni vivissime, drammi affatto sognanti (written by William E. Wing), denunciatori di uno stile di vita che può benissimo essere anche piatto e lesivo, tempi tirati come nervi, ma nello stesso tempo riempiti di innata classe, suspense sobria, uno dei suoi stilemi.
Parte finale con telefono per rimarcare le distanze emotive fra i personaggi, viaggi per tentare di ripristinarle e cinismo.

venerdì 28 settembre 2012

nonna del futuro

Continua il soggiorno nella ČSSR, citando il nuovo contributo pubblicato sul sempre ottimo Il futuro è tornato: un articolo che parla di Kybernetická babička, stupendo cortometraggio sci-fi del mostro sacro della stop motion Jirí Trnka.
Fra cliché, idee innovative, punte d'inquietudine e filosofia, c'è tanto materiale per riflettere e saziare occhi e anima.
Un'opera che è componente di quel percorso che ha accresciuto notevolmente il panorama culturale di Cecoslovacchia e divisioni successive.
Conosciuto anche con il titolo inglese The Cybernetic Grandma, produzione Krátký film Praha.

sabato 22 settembre 2012

la triste corsa

Svatební kosile
1978
Cecoslovacchia
Regia: Josef Kábrt
Soggetto: Karel Jaromír Erben
Sceneggiatura: Josef Kábrt

Non tutte le richieste possono essere esaudite, comprese quelle pregne di sconsolato Amore, magari legate ad un candido abito nuziale. Così la fede vacillerà e a questa disperata storia assisteranno una Luna perplessa e delle piante piangenti lacrime di sangue. Lei aveva occhi solo per il suo sposo, ma lui ha assunse forma diversa, come il destino che vuole riservarle, lontano dai loro programmi. Lei rifuggirà, temerà, ma poi un sole accecante risolverà. In che modo?
Animazione ridotta al minimo per l'esperto Josef Kábrt, con tratti estetici che sembrano venir fuori da un libro di lugubri fiabe. Ed è proprio l'ambiente adatto, visto che si parla di una trasposizione da un poema di Karel Jaromír Erben, noto esponente del folclore ceco, un promotore di leggende, racconti e canti, boemi, moravi, cechi, slavi, simili a quest'opera.
Kábrt è stato anche collaboratore, nelle vesti di disegnatore dei personaggi, della più nota produzione francese/cecoslovacca La planète sauvage (Il pianeta selvaggio), di René Laloux, e le similitudini sono evidenti.
Svatební kosile, che sta proprio per "camicia nuziale", è stato proposto cinematograficamente anche nel 1925 e nel 2000.

venerdì 14 settembre 2012

sprazzo di Terayama no. 9

書見機 (Shoken-ki)
1977
Giappone
Regia: Shûji Terayama

The Reading Machine.
Punto fermo della storia dell'umanità, il libro arde come un fuoco.
Legato indissolubilmente alla meccanica cerebrale, fondamenta del progresso, lo scorrere uno di essi è come avvicinarsi man mano ad una luce, sempre più forte, sempre più penetrante.
È natura e meccanica nello stesso tempo, è materializzarsi dei sogni dell'uomo, passaggio spirituale di generazione in generazione; nutrimento, fa le veci di una mammella.
Parole; bisogna avere solo una rozza scorza per evitare.
Che la danza continui all'infinito!

domenica 9 settembre 2012

in guerra

Lontano dalle rose
2012
Italia
Regia: L. Caligari (Luigi Castellitto)
Soggetto: L. Caligari (Luigi Castellitto)
Sceneggiatura: L. Caligari (Luigi Castellitto)

Il piacere per l'effimero è come il contatto con una rosa: ci si bea con essa, per la sua bellezza e il suo profumo, ma ci si punge con le spine. Sulla strada della vita ciò accade spesso, di rose, sulla via, se ne incontrano tante.
Labili piaceri che questa società rende necessari ci schiavizzano, violentano; alieno e temuto è chi se ne allontana. Egli è in lotta, fornito d'adeguate armi, d'attacco e difesa. Forti scudi e splendenti spade d'ogni tipo, la loro forma può esser materiale o meno, la scarica emotiva che emanano è sempre forte. Alcune volte è davvero inaspettata, spaventa!

venerdì 31 agosto 2012

senno puntinato

Le retour à la raison
1923
Francia
Regia: Man Ray

Una pressione al capo, estemporanee immagini, come ciò che si vede dietro le palpebre, specie se oppresse.
Amore che penetra nell'animo come un chiodo, molteplici chiodi, oppure come vecchie puntine che sono lì per ricordarlo in ogni momento. Accecano, tormentano e allontanano con veemenza la ragione, il buonsenso, portano uno stato confusionale.
È come una giostra, flebili luci si stagliano sulla vita, poi c'è quel ballo che è anche pericolo, un chiaro messaggio, seppur un velo offuscato.
Figure concrete sono estuari verso il raziocinio, ma danzano, sì, danzano, follia!
La ragione è materia, una realtà carnale che dovrebbe aiutare.
Riuscirà o, con le sue ombre, complicherà?

mercoledì 29 agosto 2012

fuligginosi fotogrammi

Fanteria Cavalleggeri
2012
Italia
Regia Alessio Di Zio
Scritto: Alessio Di Zio

Per vedere questo documentario dobbiamo preventivare un salto nel passato, vegliare su un luogo in cui il tempo si è fermato perché permeato di ricordi di chi non cambia facilmente, di chi rimane con le sue vecchie e semplici abitudini, di chi nella vita ha avuto soddisfazioni, condivise dai più o meno, e ne è fiero.
Si deve respirare il verde che dai tavoli da gioco e dai biliardi rimbalza nelle lampade da circolo e rimane nell'aria come nebbia, dando luce ad oggetti che sanno di storia, con una nuvola di fumo di sigaretta non ostracizzato. Vecchie pubblicità appese ai muri insieme ai calendari di un'era, immagini secolari, poster di sport con basettoni e folte chiome, carte da gioco napoletane consumate e piegate, portacenere di foggia arcaica. Poi una fugace apparizione di euro per svegliarci dal "torpore sentimentale", ma subito riemergono piccoli trofei, le brioche, talco borato dove un ragazzo giovane magari non se l'aspetterebbe, penne e carte per i conti, cappelli, coppole vissute... Roba che parla, con malinconia, ma anche tanto orgoglio. E se questo "dialogo" non bastasse arrivano anche i suoni ovattati che paiono venire da lontano, musichette e spot da radio, parlate gioviali, irose, scherzose, dialetti stretti, tanto da sentirsi ancora più ancorati a luoghi e tempi.
C'è spazio anche per una una nicchia vuota: non siamo santi, né eroi, ma il Popolo, dignitoso e temprato.
Il nostro Di Zio, ragazzo dal gusto artistico davvero sensibile di cui abbiamo già parlato qui, presenterà questo suo film alla Mostra del Cinema di Venezia 69, nella sezione Cinema Corsaro, insieme ad altri due cortometraggi già discussi nell'altro articolo. Di fianco a lui persone di tutto rispetto e di carriera affermata, uno sguardo al link rende pienamente l'idea...
Retorica a parte, ci rallegriamo vivamente, essendo Alessio una persona realmente modesta, non boriosa e carica d'invidia, né sempre pronta ad esporsi con arroganza, ma a cui piace mostrare il proprio lavoro, e con esso le sue profonde emozioni, non rinunciando ad una squisita riservatezza.
Noi non saremo alle proiezioni, ma già applaudiamo da qui.

lunedì 27 agosto 2012

sberleffo anticonformista

Vormittagsspuk
1928
Germania
Regia: Hans Richter
Scritto: Werner Graeff, Hans Richter

Una mattinata di calci alle convenzioni borghesi, una percossa alla routine, tutto in mano ad un surrealismo vicino ad un Méliès quanto agli esordi di un Buñuel.
L'aiuto più grande arriva dalla stop motion, vera regina del cortometraggio, il taglio che riesce a dare fa le veci di uno spalstick "corrotto".
Gli oggetti, ormai empiti di trasmessa consuetudine, si permettono uno sfacciato e ribelle diversivo, gli umani si adeguano.
Per poco tempo, al mezzodì tutto torna al suo posto, prammatica compresa.
Danneggiato dal nazionalsocialismo, rientra nell'insieme di quella che era definita "arte degenerata".
Si può trovare anche con il titolo italiano Fantasmi del mattino.

domenica 26 agosto 2012

sprazzo di Terayama no. 8

 一寸法師を記述する試み (Issunbōshi o Kijutsusuru Kokoromi)
1977
Giappone
Regia: Shûji Terayama

Nel blu, esigenza primaria e sicurezza, e nel "cattivo" viola v'è la storia di un incatenamento.
Che sia per causa religiosa o piccola mente, il succo non varia, una lei viene prima composta, poi recepita nel suo libertinaggio e ingabbiata.
Ovvia anche la tentazione allontanata di forza.
Lei a tratti rifugge, chi è tentato la insegue, anche in condizioni di ordinarietà.
Lei è il vizio, rovina i sacri valori, la quotidianità e le arti, è troppo, troppo estasiante. Va mutilata di ogni cosa che non sia decorosa, da "salotto".
L'azione è un qualcosa di simile ad allontanare il membro dal proprio corpo, ripararsi da quella pioggia lussuriosa.
Ma tutto ciò è naturale, è vita, è dolcezza; non resta che rientrare nel grembo materno, lasciando fuori tutti i pregiudizi.
Titolo internazionale: An Attempt to Describe the Measure of A Man.

giovedì 23 agosto 2012

in memoria di Sergio Bonelli

Dylan Dog - La Morte Puttana
2012
Italia
Regia: Denis Frison
Soggetto: Denis Frison
Sceneggiatura: Denis Frison, Walter Brocca, Cristian Marcaggi

Inutile ripetere frasi sull'impurità commerciale, quelle sulla logica della vendita, su di un movimento di produzione che spesso se ne infischia dei contenuti delle opere proposte, sacrificando al dio mercato la forma che più aggrada. Dato di fatto consolidato è che l'appassionato di una forma artistica è la persona più adatta a descriverne le caratteristiche, quindi anche quella migliore per avere un quadro di eventuali trasposizioni.
Ciò è accaduto con il fumetto Dylan Dog: il film ufficiale è una mera operazione che riprende il nome dell'eroe di carta, ma lo inserisce in un contesto al 95% estraneo. Mettendo da parte il caso del personaggio parallelo molto simile, Francesco Dellamorte, del romanzo Dellamorte Dellamore dello stesso arcinoto autore di DYD Tiziano Sclavi, e del film ispirato che è servito come "medicinale" per l'assenza di una versione per schermo dell'"Old Boy", passiamo alla proposta trattata adesso, il VERO Dylan Dog, creato da appassionati per appassionati.
L'atmosfera c'è tutta, ma ciò che ci ha maggiormente colpito è stato il riportare con maestria e garbo l'essenza pura della forma originale. Poco importa se la natura "fan film" viene fuori, se gli attori non sono tutti professionisti affermati, se alcuni effetti sono un po' "plasticosi", il doppiaggio non è a livelli paradisiaci o Dylan non è identico fisicamente. C'è la filosofia originaria, il culto per la meditazione, il fluire di pensieri tipico, sempre di taglio umanista, i toccanti silenzi, l'ironia grottesca, la sensibilità verso il mondo ed anche un tocco metacinematografico.
Le ambientazioni trasudano quella semplicità spesso presente sulla carta stampata; Dog in questa pellicola è in trasferta in Italia, a Venezia, proprio come successe in un albo, ed è azzeccato anche il modo in cui lui e Groucho occupano la stanza assegnata, tanto per citare un dettaglio apparentemente marginale. A proposito dell'assistente Marx: interpretato da Walter Brocca, anche cosceneggaitore, oltre a rendere d'aspetto, riprende benissimo il tipo di composizioni delle frasi, e la sua voce, la sua cadenza e ciò che non potevamo percepire è resa in una maniera che può accostarsi all'immaginazione del lettore. Per certi versi è simile a quella dei doppiatori italiani del vero Groucho Marx statunitense.
Poi c'è l'ispettore Bloch e il suo british style, la tenebrosa Madame Trelkovski, ottimi cattivi e personaggi di contorno e la donna protagonista, bella, sfuggente e presa dal protagonista come succedeva agli originari amori dell'indagatore dell'incubo. Questi (un ispirato Frison, davvero "multiruolo" nella pellicola) scava nel petto di ogni fan quando è alla scrivania e a lume di candela, con tanto di penna d'oca e astrazione in perenna corsa. A tal proposito spezziamo una lancia a favore delle luci diegetiche e della fotografia (in HD) in generale, dello stesso Frison, pienamente sufficiente.
La trama è intricata, teniamo a precisar nuovamente il suo marcato carattere "spirituale", spalmata in più di due ore di film, ed è pregnissima di riferimenti, un vero bagno di passione; nomi e oggetti direttamente dalle tavole, inseriti in maniera congrua, in un filo onirico sempre teso.
A sorpresa, c'è stata anche la concessione per l'inserimento di spezzoni dal citato Dellamorte Dellamore, scelta che non aggraderà tutti, ma che dimostra coraggio e simboleggia ancora più devozione.
Dal 1986 ne è passato di tempo, ma finalmente ci siamo.

venerdì 17 agosto 2012

«Le donne sono esseri pratici che posseggono solo l'istinto di preservare i loro geni»

충녀 (Chungyo)
1972
Corea del Sud
Regia: Ki young-Kim
Scritto: Ki young-Kim, Sung-ok Kim

             «In tutti questi anni ho studiato gli insetti,
ed esiste il caso interessante di una femmina
che divora il proprio compagno dopo l'accoppiamento.
Ho osservato casi simili, in cui una femmina
logora un maschio, anche negli esseri umani».

Spesso la rincorsa alla parità dei sessi non contempla il modello di donna "socialista", di identica importanza rispetto all'altra metà del mondo, ma la ricerca di dominio, della sopraffazione sul maschio a scopo egocentrico, per guarire le proprie mancanze tramite una soddisfacente vessazione. Catturato un esponente nella tela, esso viene sollazzato, ma non ci sia accorge che l'opera di cannibalismo è già iniziata.
Il signor Kim, uomo di mezza età, vive in una famiglia benestante, dove la moglie è la parte forte, i guadagni arrivano dalla sua dirigenziale attività lavorativa. Lei è ferrea e pragmatica, lui è ritenuto un fallito, viene mantenuto, in più non riesce neanche a soddisfarla sessualmente essendo impotente. Impotenza simbolica, lui è un perdente in tutto. I figli paiono compatirlo, anche se hanno animi più sensibili, sono metafora della modernità, del cambio generazionale, più flessibili rispetto alla madre, all'inizio paiono accettare la forma negativa del loro genitore. A sconvolgere tutto arriva una giovanissima studentessa, appena diciannovenne e di famiglia disagiata, che, tramite un forzato lavoro d'accompagnatrice da bar, viene in contatto con Kim diventandone la concubina, in un torbido patto in cui la moglie "ufficiale" accetta di spartire l'amato perché tramite lei l'uomo ha ritrovato potere sessuale. Divideranno cinicamente la "preda", metà giornata l'una e metà l'altra, ma la cosa non è affatto facile da gestire.
Ki young-Kim parte dal suo capolavoro, Hanyo (The Housemaid, 1960), padre di due chiari remake, e propone il tema anche con una forma leggermente diversa, facendo venir fuori questo The Insect Woman, tra l'altro nuovamente riproposta nel 1985, con il film Yukshik dongmul.
Se la trama sta così tanto a cuore, non deve sorprendere che il formalismo ha comunque le redini, partendo da una fotografia che alterna le luci secondo le emozioni presenti, con l'impegno dello stesso regista ad allestire il set personalmente. C'è un domino di focoso rosso e di riflessi, importanza per le illuminazioni diegetiche e per la profondità di campo, con il fondo che può anche essere fondamentale, come un'incursione nell'animo, leggermente nascosta, perché c'è un rappresentativo prop non a fuoco che copre parte dell'inquadratura. Le angolazioni sono ricercatissime, scandagliano le personalità dei singoli da inaspettati lati perché tutti hanno un lato oscuro. A violentare una struttura lineare arrivano degli elementi che paiono parto di una realtà parallela, quali un ambiguo bambino che poi diventerà fondamentale, fantasmi e situazioni da giallo nonché da horror, che rompono lo schema classicamente realista. La casa dove l'uomo vive con la concubina è essa stessa un folle contenitore di angosce, con spaventosi accessi e cardini di potere, le riprese dal piano superiore aiutano lo spettatore a calarsi nell'antro malefico.
Ossessivo il calcare sulla riproduzione umana, invasiva e succhia sangue, così come sulla rappresentazione di una Corea del Sud in costruzione, che si vorrebbe costruire su società "occidentalmente" maschilista, ma la realtà, come si vede, è ben diversa.
È bellissima Yeo-jeong Yoon, che offre giovinezza all'uomo, voluttuosa carne e caramelle. È affascinante nel suo tic facciale, che ricorda proprio il movimento della bocca di un insetto, di una mantide.

domenica 12 agosto 2012

da dietro una porta

Videohunter
Episode One
Murder on Eisenstein St.
2012
Russia
Regia: Bakshaev
Scritto: Robert Monell

Strade che prendono una piega anomala, straniamento.
Si inizia con una telefonata. Tutto sembra nella norma, scorre la vita lavorativa, fra innovazioni tecnologiche e metodi tradizionali. Una normalità comunque tinta di giallo, c'è una tensione sottile, man mano crescente. Poi arriva l'inaspettato, il criminoso si lega con l'empatico, psicologia di gesti, suoni e silenzi. Momenti alienanti, stordimento, nello stesso tempo percezione profonda dell'umano.
Ennesimo colpo a segno di Bakshaev, che mette in scena in maniera magistrale la prima puntata di una web serie scritta da Monell.
Fotografia torbida, ricca di luci e penombre, recitazione compassata (brava Eugenia Vinnik), come richiesto dal tipo di cortometraggio, citazionismo di classe.
Ancora una volta fondamentale l'apporto di Alexander "FLE" Zhemchuzhnikov alle musiche.
Per attimi si respira Godard...

martedì 7 agosto 2012

endocrinologia della NEP

Continua il mio personale percorso nella filmografia fantascientifica "socialista", sempre ospite dell'appassionata blogzine Il futuro è tornato.
Torno, come già successo anche qui sul mio sito, a riferirmi al notissimo Michail Afanas'evič Bulgakov e al suo intenso romanzo Cuore di cane, affascinante come libro ma degno anche in un paio di trasposizioni visive. Una è stata prodotta dalla stessa patria della scrittore, l'URSS, con regia di Vladimir Bortko, ed è proprio quella trattata nell'articolo.

sabato 4 agosto 2012

armonioso insieme

Femmes émancipées
1901
Francia

Che dolce questa emancipazione, lontana anni luce da quella presunta di certi luoghi, dalle nudità non assaporate ma soltanto vendute, dell'interiorità esposta ai quattro venti e violentata, spogliata di valore.
I primi del Novecento non erano di certo migliori dal punto di vista della posizione della donna, ma se i tanto sbandierati passi fatti sono cose tipo gli esempi suddetti è palese che non è cambiato davvero nulla.
Il cortometraggio è uno sfoggio di alta tecnica, un grosso gruppo di foto 35mm messo insieme su caricatore e visto come un film tramite una macchina precorritrice chiamata Théoscope, antesignano dei nostri sistemi home theater.
Un grazie alla Fondazione Centro Sperimentale di Cinematografia per il recupero.

mercoledì 1 agosto 2012

sprazzo di Terayama no. 7

消しゴム (Keshigomu)
1977
Giappone
Regia: Shûji Terayama
Scritto: Shûji Terayama

Perché il cancellare è un qualcosa di così difficile? Perché, quando presente, viene difficilmente accettato?
Il figlio, il fratello o compagno, è partito per mari, la madre-sorella-compagna si strugge.
Si vorrebbe congelare la sua immagine, per sempre, ma il destino è nel rimuovere.
Strappare in mille pezzi la parte del cervello dove risiede il suo ricordo, eliminare il suo viso dai propri occhi.
Continuare a cercarlo sarebbe un brancolare nel vuoto, un rimuginare ossessivo sui tempi passati, annullare la fierezza della persona che fu, rendendola nuda ed inerme.
La macchia si estende.
Il mare ha chiamato, ha risucchiato il tempo.
Arriva Colei e si torna a giocare felici.

sabato 28 luglio 2012

destinazione vassoio

Waxworks
(Cera una volta)
(Tratto da Horroriana)
Robert Bloch
Mondadori Editore

La donna dei sogni.
Bella, ardente, voluttuosa; di cera.
In precedenza aveva sposato un piccolo e alla vista sgradevole ometto, un bravo medico, una persona di tutto rispetto, ma rapito dalla sua... follia. Lei era un demonio, una Salomè moderna! Quando il destino le riservò il giusto trattamento, lui divenne ancora più geniale, divenne un artista, e tracciò una retta malvagia per permetterle di continuare le sue aberrazioni. Cosa importava se ormai era immobile, la sua malignità continuava a stregare gli uomini, fiamme selvagge erano quelle labbra, quei capelli rossi, quel corpo sinuoso... Coloro che le giravano attorno erano fortemente gelosi l'un l'altro, la desideravano più di ogni altra cosa al mondo, perché gli uomini amano le mostruosità, anche se provenienti da una femmina che è più o meno un oggetto, per una donna cattiva sarebbero disposti a dare... la testa.
Brucia, donna di cera, brucia, il tuo lascito è infinito!

lunedì 23 luglio 2012

bocche

South of South
2005
Malesia
Regia: Chui Mui Tan
Scritto: Chui Mui Tan

Kuantan, Malesia, 1982. Cibo come centralità dell'universo, atto del mangiare venerato, consumo il più possibile silenzioso e meditato, come una preghiera, ogni singola azione che compone il pasto, compresi i momenti prima di arrivare al convivio vero e proprio, viene allungata a dismisura, goduta perché possibile. Il bambino è proiettato in una situazione materialista, spinto a centralizzarsi sulla sua fortuna.
Uno splendido paesaggio speranzoso contrasta con la tristezza di rifugiati vietnamiti in cerca di sussistenza, vittime di una guerra infinita.
C'è spazio anche per la critica antigovernativa verbale, ma il tavolo e la quiete parlano il doppio.

sabato 21 luglio 2012

acredine citerina

므이 (Muoi)
2007
Corea del Sud, Vietnam
Regia: Tae-kyeong Kim
Scritto: Zizak, Tae-kyeong Kim

Il tradimento non smette mai di essere in voga, anche in Oriente. Molti hanno subito quest'onta da una persona di cui si fidavano, partendo da storie d'amore o d'amicizia. La dolce Muoi, come in tradizioni ormai ben note, da bella ed angelica in vita si tramuterà, per vendetta, in terribile da morta, uno spirito che cavalcherà gli anni facendo leva sulle vittime dell'infedeltà...
Coproduzione sudcoreana e vietnamita, ingrana, come tanti film del Sud-Est asiatico, grazie ai fantastici scenari naturali, in questo caso provenienti dalla terra di Ho Chi Minh, ricchi sempre di verde e vitale acqua, e per l'esoticità dei complessi urbani. D'aiuto il rapporto d'aspetto 2.35:1, che permette una visione ed un respiro più ampi. Fotografia curiosamente virata sul giallo, vieppiù man mano che si arriva alla fine. Giallo gelosia o contrappunto perché simbolo di vitalità? O forse la potenza vitale è quella degli esseri sovrannaturali, del rancore!
Pur presentando punti deboli quali diverse ingenuità, scopiazzature d'occidentalismi e ingolfamenti, vive della delicatezza delle due interpreti principali, l'amabile e simpatica An Jo nella parte di Yun-hui e l'ipnotizzante Ye-ryeon Cha in quella di Seo-yeon, vestite anche nella sobrietà affascinante di abiti tradizionali. Il loro rapporto, leso con il tempo tempo, è candido e perverso, suggerito ma mai mostrato apertamente, mostrato discostato o forse soltanto ambivalente. Muoi farà la parte del giudice, un terzo elemento protagonista perché mezzo.
Certamente un horror, ma parco di momenti realmente di panico, al contrario di altre produzioni orientali cariche di terrorizzanti iconografie e "bus".
Il regista Tae-kyeong Kim ha nel carnet tre film e tutti horror, gli atri due sono Ryeong (2004) e Don't Click, attualmente in post produzione.

domenica 15 luglio 2012

irresponsabili

Children Shouldn't Play with Dead Things
(L'assedio dei morti viventi)
1973
Stati Uniti d'America
Regia: Bob Clark
Scritto: Alan Ormsby, Bob Clark

Una favola nera by Bob Clark, in seguito creatore dello struggente La morte dietro la porta, lo slasher precursore Un Natale rosso sangue e tanta successiva comicità.
I bambini non dovrebbero giocare con le cose morte. I "bambini" sono i componenti di un gruppo teatrale che non teme di spingersi oltre i limiti del rispetto, ambientando la loro pièce su un'isola, scenario che porta alla mente riti di ogni genere, compresi quelli Vudù legati agli zombi. Capeggiati da Alan, master di prevaricazione e sadismo, andranno proprio a scomodare i trapassati, senza aver nessuna deferenza per la loro condizione. A nulla varrà la maggior sensibilità di Paul e Terry, né la recettività di Anya, né il dietro front di Jeff; accadrà l'irreparabile.
Spesso definito commedia horror, in realtà di un grottesco piuttosto macabro più che farcito di normale umorismo, vanta note caratteristiche classicamente "zombesche", quali il tentativo di riparare in un luogo chiuso (appena cinque anni dopo La notte dei morti viventi), la già citata ambientazione isolana, più legata alla convenzionale tradizione che alla sterzata "romeriana", e il diverso approccio alla situazione dei personaggi, molto diversi tra loro.
Balza all'occhio l'ottimo make-up, che ricorda quello dell'antecedente e di casa Hammer La lunga notte dell'orrore, riproposto in maniera simile in La morte dietro la porta, d'altronde c'è in comune la manovalanza di Alan Ormsby, anche protagonista e sceneggiatore. Ottima anche la scenografia, d'un finto che però dà idea di un palco di teatro, peccato solo per la fin troppo scarsa illuminazione. D'effetto l'apocalisse finale.
Da ripescare per una ventata d'originalità in un periodo in cui è in corso un... cannibalismo commercialmente anche verso il morto vivente.

martedì 10 luglio 2012

diversivo verso Terayama

EVO
2012
Italia
Regia: L. Caligari (Luigi Castellitto)
Soggetto: C. Caligari (Luigi Castellitto)
Sceneggiatura: C. Caligari (Luigi Castellitto)

Fugge, ci comanda con i suoi fili, ci schiaccia: tempo.
Impossibile bloccare il turbine circolare delle lancette, piccoli mestoli in un calderone stregonesco.
È sfiancante l'attesa, opprimenti i ricordi, palpabile il nuovo che sostituisce il vecchio.
Ingiallisce ciò che ci circonda, la stretta è granitica, veniamo ipnotizzati.
Reagire è utopistico.
A te, Shûji.

venerdì 6 luglio 2012

macchie d'incubo

Bastano davvero pochi secondi ad emozionare, quando c'è competenza e passione.
Un violino, un'immagine che pian piano si rivela, pregna di significato, uno schizzo d'autore. Poi un titolo semplice ma potente.
È la sigla del contenitore i giochi del diavolo - storie fantastiche dell'ottocento, curato da Roberta Carlotto e trasmesso in RAI nel 1981. Siamo fuori dai mitici Sessanta e Settanta, abbondantemente osannati, ma riusciamo ugualmente a trovare una proposta profonda, anche istruttiva. Sei le pellicole mandate in onda, una già discussa, La Venere d'Ille, tratta da un racconto lungo di Prosper Mérimée, ma altri fior di autori ci hanno deliziato tramite film per la televisione ispirati a loro opere: Ernst Theodor Amadeus Hoffmann, Henry James, Gérard de Nerval, Robert Louis Stevenson e Herbert George Wells.
Una vecchia scuola che appagava soltanto con un'introduzione.

domenica 1 luglio 2012

sontuosità indigesta

Dream of a Rarebit Fiend
1906
Stati Uniti d'America
Regia: Wallace McCutcheon, Edwin S. Porter
Scritto: Winsor McCay

Un mezzo busto chiaro nella sua opulenza, affogato nella ricchezza culinaria non si scomoda a mantenere un contegno. Ma tanta foga pagherà un notevole scotto, prima percependo un monumento cittadino come un tempestoso pendolo, poi subendo di tutto nella stanza da letto di casa. Anche il sognare di volare, solitamente metafora di qualcosa di piacevole, avrà un risvolto spasmodico, diventerà un vero e proprio incubo. Presente una curiosa sovrimpressione demoniaca, un martellante mal di testa venuto fuori da un "fuoco gastronomico".
L'eccesso di sfarzo è ben punito.

domenica 24 giugno 2012

sprazzo di Terayama no. 6

審判 (Shimpan)
1975
Giappone
Regia: Shûji Terayama

Piantare un chiodo è una'autorevole metafora di libertinaggio. Questo avrà pensato Shûji quando ha immaginato questo Der Prozess (in Germania Ovest), titolo che forse rimanda ad un processo alla libidine umana.
Libertà di costumi che esplode nelle molteplici scene di sesso, anche molto prolungate e agitate: donne leggermente ammantate di rosso ardore, con l'amante, nei pressi, che martella per il piacere di lei, gruppi di affascinanti dark lady in un'orgia "ferrosa", scene ordinarie ma cariche di desiderio, singole bellezze impegnate in fellatio con grossi chiodi, distrazione lasciva nella mente di un sacerdote shintoista impegnato nella lettura di sacre scritture.
Ma gli intermezzi dai toni fucsia, colore adattissimo alla lussuria, ci dimostrano che certe idee possono anche essere un fardello da portare: qualcuno tenta di liberarsene ma ne è perseguitato, altri ne sono colpiti a morte, altri sono impazziti e si sono sentiti ingabbiati, i conservatori vogliono faticare fino allo stremo per eliminarle.
Camera e spalla e non, scene infinitamente allungate, solita musica ossessiva, in questo caso dolce e sensuale, e trucco, tanto affascinantissimo trucco teatrale.
Il chiodo è anche una "fissa" mentale... Il titolo internazionale è Trial, la prova; chi tenterà di resistere?

mercoledì 20 giugno 2012

sprazzo di Terayama no. 5

二頭女 (Nito-onna: Kage no Eiga)
1977
Giappone
Regia: Shûji Terayama 

In italiano: La donna con due teste.
La seconda testa è l'ombra del passato composto da ricordi diversificati, partendo da un'infanzia serena, fatta di giochi e spensieratezza, con la volontà di trascorrere quei momenti nella maniera più lenta possibile, perché una percezione fin troppo acuta delle paure che subentreranno è già presente.
Poi si cresce, si trova un compagno, ma questi si annoierà presto, andrà via e lascerà soltanto brandelli di se stesso. Per lui sarà come buttare qualcosa di vecchio, per lei i ricordi saranno sempre presenti e ossessivi: reminiscenze di quando facevano l'amore, lui ne era appagato, lei poi ne aveva rimorso o sentiva già echi di distacco, il lavoro di lui, i momenti di quiete.
Cancellare la macchia sarà dura, bisognerà distrarsi, tantissima la forza di volontà richiesta.
Fotografia seppia che, oltre ad avere prevedibile successo qui da noi, si sposa benissimo con la volontà di rappresentare la memoria, così come la musica ripetitiva è utile a simulare il tempo che passa e lascia i suoi segni.
Finale con lunga carrellata all'indietro, che mostra metacinematograficamente il set: la vita è un breve film, una rappresentazione teatrale, spesso guardiamo la nostra stessa dall'esterno.

lunedì 18 giugno 2012

bacio di sangue

Salome
1973
Regno Unito
Regia: Clive Barker
Scritto: Clive Barker, Oscar Wilde


Un ambiente livido, dove le cerulee presenze si muovono come anime in pena, quasi a presagire ciò che capiterà con l'evolversi delle loro cagioni. Surrealismo dove le figure sono appena percepibili, chiaroscuro ed effetti stranianti sono la base di tutto, ma la resa dell'episodio del Vangelo (ricordando anche che un dramma omonimo di Wilde è servito d'ispirazione) è ottima, niente blasfemia gratuita.
Salome osserva ciò che le sta intorno e noi con desiderio, un demone la guarda da un muro, è la rappresentazione della sua perfida lascivia.
Giovanni Battista, prigioniero, è il ritratto del candore, ciò basta a fare le veci della personalità demonizzante originale; lei lo brama.
Balla Salome, balla per Erode Antipa, fra quadri mai troppo larghi, dispiega le ali come una farfalla, lui ne è appagato, gusta. Fra mezzi busti, mezze figure, primi e primissimi piani libidinosi, lei, com'è noto, vuole qualcosa in cambio, la testa di quel detenuto, almeno in questo modo sarà amato.
Così fu, ma l'orrore è troppo forte, ed anche una personalità come quella di Erode se ne duole, ordina quindi che la serpe sia schiacciata, il desiderio represso, sotto lo sguardo ormai spiritico di Giovanni.

venerdì 15 giugno 2012

l'arte è l'arma nella lotta

Il sempre più consolidato blog Il futuro è tornato ospita nuovamente un mio articolo, in questa occasione si va alla volta della Repubblica Democratica Tedesca, con la fantascienza della casa di produzione statale DEFA, già trattata anche in questi lidi.
Tre pellicole da riscoprire, tre chicche di una sci-fi a base fortemente ideologica, a cavallo fra i Sessanta e i Settanta, che volge riguardo particolare a chi cerca "elucubrazioni spaziali".

lunedì 11 giugno 2012

sprazzo di Terayama no. 4

迷宫谭 (Meikyû-tan)
1975
Giappone
Regia: Shûji Terayama
Scritto: Shûji Terayama

In questo ennesimo parto di Terayama tutto il potere volge verso una porta che permette di raggiungere la mente, essa rappresenta quel passaggio fra il materiale e le fantasie, accesso noto ma non utilizzato da tutti.
C'è l'operaio che, grazie ad esso, può far vivere le proprie fantasticherie sessuali, ed il lavoratore che può sbizzarrirsi in una dimensione artistica lontana dal suo mondo "manuale", un posto che vede soltanto lui. Per qualcuno l'ingresso è più ostico, come nel caso della borghesia, che può crederlo soltanto un gioco o può esserne indifferente. C'è anche chi, abituato ad una vita sempre in bilico, è talmente sensibilizzato da esserne spaventato, o qualcheduno che, dopo averne usufruito, lo usa per sbarrare parti di vissuto personale.
Ma i più sfortunati sono quelli che non riescono ad aprire il varco, destinati ad avere le personali suggestioni vicine, ma senza potervi accedere.
Il maestro e il direttore della fotografia Fumikazu Fukumoto sono in grandissima maniera efficaci nel trasmettere le emozioni tecnicamente. La rappresentazione è cromaticamente incentrata su un blu/verde profondamente onirico, ma è con l'uso del diaframma che si dà il massimo: come da accademia, si riesce ad isolare il punto da risaltare con una grande apertura dell'otturatore, rendendo il quadro quasi accecante, e ad usare l'estrema luminosità per permettere allo spettatore l'entrata nella magia.

mercoledì 6 giugno 2012

l'equino sconosciuto

Con lo spirito Chollima
55 di calcio della Repubblica Democratica Popolare di Corea
Marco Bagozzi
stampato in proprio

Qui su occhio abbiamo una concezione idilliaca dello sport, del calcio in primis, una visione utopistica dove non esistono ingaggi stratosferici, falsità, abbietti movimenti sotterranei, indecenti sponsorizzazioni, individualismo sfrenato, ignoranza, maleducazione, spocchia e grottesco gossip; tutti morbi del cosiddetto "professionismo" e non solo.
Utopia perché la situazione sarebbe risolvibile solo con una rivoluzione che dovrebbe spazzar via il 95% di quello che esiste attualmente, per rimpiazzarlo con una Struttura Sportiva, dalla testa alle fondamenta, con la S maiuscola. Vista la obiettiva difficoltà della cosa, difficilmente riapparirà l'argomento sport in generale su queste pagine, ma stavolta vogliamo segnalare un'opera di gran interessante e vicina alle parole scritte finora.
Come si evince da titolo si parla proprio del mondo della sfera di cuoio nella Corea del Nord, di un qualcosa di cui molti non sospettano neanche l'esistenza.
Marco Bagozzi ha svolto un lavoro approfonditissimo, diversificato nella proposta e riportante nozioni e situazioni che neanche il più altisonante dei sedicenti esperti nostrani conoscono.
Dopo le introduzioni si parla della nascita delle attività nella nazione, anche prima della divisione delle due Coree. In seguito veniamo sommersi dalla marea di statistiche, scoprendo una moltitudine di campionati affascinanti e in alcuni casi anticipatori di quelli occidentali: quanti conoscono i non più esistenti GANEFO, le Spartakiadi, la Coppa delle Nazioni Asiatiche Comuniste? Per non parlare dei giochi olimpici orientali o delle competizioni che riportavano o riportano ancora oggi i nomi dei regnanti nei paesi del Medio Oriente o del Sud-Est asiatico. Forte risalto anche per i tornei "under" e quelli femminili, spettacolari quanto quelli maggiori. Ovviamente, in tutto questo, viene riportato che le nazionali della Corea Popolare hanno spesso fatto la parte del leone, con vittorie schiaccianti e sfoggio di misconosciuti campioni e campionesse.
Maggior risalto, come normale, ai "grandi": cammino della nazionale nordcoreana, con fermata obbligata sui Mondiali del 1966, con la strabiliante vittoria sull'Italia, e su quelli del 2010, spiegazione delle regole e della composizione dei campionati di club dello Stato e permanenze dei cittadini coreani in società al di fuori dei confini nazionali.
Le ultime pagine sono occupate da fotografie vecchie e nuove, molte inedite ai nostri occhi.
Curiose anche le smentite sulle varie leggende metropolitane, tipo quella del Pak Doo-Ik (goleador contro l'Italia) dentista o dei sedicenti tifosi fasulli, ritenuti cinesi, presenti al seguito della rappresentativa nel 2006. Non da meno la conclusione che l'attività sportiva è stata forse l'unico vero punto di riavvicinamento fra gli Stati del Nord e del Sud.
Ma cos'ha di particolare questo volume, rispetto ad un qualsiasi almanacco? Per comprenderlo bisogna essere di mentalità davvero flessibile, profonda e, concedetecelo, preparata. Chi si vorrà impegnare a giudicare con cognizione di causa riuscirà a cogliere l'animo di pura energia sportiva di questi atleti. Onorevoli sono le virtù sfoggiate in mezzo secolo: spirito di abnegazione, approccio al gioco tutto sudore, spirito di squadra, di partecipazione, sportività, coesione, tutte cose generalmente assenti in un contesto come quello del calcio occidentale. I professorini con il poster di Ibrahimovic in camera e Hollywood nel cuore, quelli che sul Paese in esame credono di conoscere tutto (lo chiamano comunista o socialista, ciò rende l'idea...) stiano alla larga, in questa sede SAPPIAMO BENISSIMO com'è strutturato quel luogo, ma abbiamo anche saputo coglierne le sfumature.
Ci complimentiamo con Marco Bagozzi per l'intelligenza e la curiosità dimostrate!

Chollima, il leggendario cavallo alato, poteva coprire un migliaio di ri in un sol balzo, superando altissime montagne e vaste distese, attraverso nebbia e nuvole. Questa è l’origine del ‘movimento Chollima’, un movimento collettivo ed innovatore dei lavoratori, che simbolizza la velocità vertiginosa della costruzione dello spirito rivoluzionario della Corea
tratto da Baik Bong, Kim Il Sung. Biografia. Volume II 

lunedì 4 giugno 2012

derattizzazione

The Contraption
1977
Regno Unito
Regia: James Dearden
Scritto: James Dearden

Capiamo che sta succedendo qualcosa di torvo grazie alla magistrale tecnica che gioca con le inquadrature su di un lavoro di bricolage. I dettagli sono esasperati, le azioni rallentate, ogni movimento è seguito e realizzato con certosina maestria; le luci sono tenui, abbonda il chiaroscuro; i suoni sono cupi e rimbombanti, in più c'è un contrappunto sonoro, fuori dalla tematica, esso è la nostra lanterna guida per capire con che tipo di tema abbiamo a che fare.
Se non fosse per l'aspetto formale sapremmo anche apprezzare il lavoro, nelle sue finezze, nel misconosciuto fascino degli oggetti, della materia.
Ma un matrimonio ha "creato" un topo, un "bloody mouse" che va eliminato.
Protagonista Richard O'Brien, il celebre Riff Raff di The Rocky Horror Picture Show.

venerdì 1 giugno 2012

sprazzo di Terayama no. 3

槛囚 (Ori)
1964
Giappone
Regia: Shûji Terayama
Scritto: Shûji Terayama


È chiaro che il tempo è la base del nostro essere.
Siamo nudi ed inermi al suo cospetto, lo scrutiamo, lo analizziamo, ma ne siamo sempre schiavi. In un certo senso lo veneriamo, esso ci permette di apprezzare l'infanzia perché tale, ci fa beneficiare delle evoluzioni del corpo, si può dire che lo culliamo, ma tante rimangono le domande senza risposta legato al suo enorme mistero.
È croce e delizia.
Esordio registico di Terayama. Dieci minuti di intensa atmosfera surreale, dalla martellante musica che avanza come lancette d'orologio, dal cromatismo verde e dalle inquadrature, oltre che variegate, con uso della maggior parte di piani e campi, anche caratterizzate da... tempi molto lunghi, che ci permettono di  assorbire l'essenza pura e diretta del tema trattato.
Prigionieri della lunghezza delle scene, prigionieri del tempo

martedì 29 maggio 2012

sangue tossico

Ashes of Doom
1970
Canada
Regia: Don Arioli, Grant Munro
Scritto: Don Arioli

Come Mario Bava e Roger Corman possono incontrare le istituzioni!
Classicissima situazione gotica con vampiro e damigella, ma al servizio del Department of National Health and Welfare canadese, precisamente per una campagna contro i pericoli del fumo di sigaretta.
Scenario e fotografia che non sfigurerebbero in un horror dello stesso periodo o maggiormente del decennio precedente all'anno di produzione.
Simpaticamente ingenuo ma tecnicamente grandioso, dai titoli fino al serratissimo montaggio.

sabato 26 maggio 2012

sprazzo di Terayama no. 2

ローラ (Rolla)
1974
Giappone
Regia: Shûji Terayama

Critica ed elogio dello spettatore del cinema sperimentale, è lui al centro dell'attenzione, è sviscerato, giustiziato, chiamato in causa. Deve arrossire, buttar un colpo di tosse sviante, imbarazzarsi.
A renderlo così partecipe è il fantasma dell'avanguardia, con il suo corpo sensuale e il viso bianco che si evidenzia su uno sfondo nerissimo.
Chi assapora è il burattinaio, l'opera è figlia di chi guarda, è lui stesso spettacolo.
È lui a mettersi in gioco, è lui che deve decidere se accettare plausibili etichette, se fare "fare seppuku", se aprire la mente, se denudarsi completamente per l'arte, se donarsi ad essa nel modo più assoluto.

giovedì 24 maggio 2012

dietro il telo blu

ビジターQ (Bijitâ Q)
2001
Giappone
Regia: Takashi Miike
Scritto: Itaru Era

Una famiglia giapponese, non è importante il nome, di un macrocosmo sovrappopolato come quello dell'Estremo Oriente. Non è il caso definirla apparentemente normale, perché l'inizio è subito chiaro, e vede Kiyoshi, il padre, giornalista fallito alla ricerca di uno scoop sensazionale, analizzare il mondo cruento degli adolescenti. Per iniziare niente di meglio che un incesto con la giovane figlia prostituta, nonostante la pseudo riluttanza di lui. Finisce come deve finire, e tanto per mostrare come sono questi bramati adolescenti, lei avrà il tempo anche di turlupinare il padre per la prestazione e sbeffeggiarlo per il poco denaro che ha dietro.
A casa non va meglio. La madre, Keiko, è costantemente vessata e picchiata dal giovane figlio, forse per sfogare la sua rabbia da vittima di bullismi molto pesanti. Lei è remissiva, fra l'indifferenza generale subirà fino a riportare gravi ferite e una camminata claudicante. Ma continuerà imperterrita la sua vita, tanto a consolarla ci sarà, sorpresa, l'eroina, acquistata tramite, sorpresa due, la vendita del suo corpo, ad individui dai gusti non standard.
A svegliarli da questo torpore arriverà il Visitor Q, personaggio di dubbia provenienza che si presenterà con una sassata in testa al padre; subito chiare le sue intenzioni, è una sveglia, un angelo/demone in forma umana.
Mentre al padre va sempre peggio, infatti arriverà anche ad uccidere la collega che non vedeva di buon occhio il suo progetto di lavoro, oltretutto facendole pagare, IN SEGUITO, le sue turbe, la madre peggiora e il figlio è ancor più maltrattato, il "visitatore" arriverà a completare la sua opera. Ne avrà per tutti e tre, poco più in là anche per la figlia, che si ricongiungeranno nel simbolico latte materno della signora Keiko, sgorgante a fiotti, segno di un ritrovato credere in se stessa. Finalmente scopriranno "armonia": i genitori collaboreranno fra di loro, Kiyoshi aiuterà, in maniera violentissima, il figlio e si sentirà appagato, il ragazzo rientrerà felice nelle grazie materne. Missione compiuta.
Laidissimo eccesso mascherato da cinema verità, il formato digitale, il 4:3, i soli suoni senza musica, vogliono dare idea documentaristica e vi riescono ancor più di riprese reali. Una società alla deriva, dove sono lesi tutti i rapporti: famigliari, d'amicizia, lavorativi, con il proprio ambiente, quale può essere la casa, con gli estranei. L'importante è censurare e non far apparire, come nella famosa sfocatura degli organi genitali giapponese, tale da permettere al mondo di non vedere.
Nichilismo sociale, forse riabilitabile a sassate sulla testa, per passare ad un gradino emotivamente più funzionale, ma uguale marcio e perverso.
È vero Takashi Miike, in una delle sue molteplici forme.