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giovedì 12 marzo 2009

la fantascienza da mancina


Intendiamo pubblicare gli articoli in un ordine non necessariamente lineare, senza un percorso cronologico o argomentativo preciso. Quindi iniziamo con...


Una nota casa di distribuzione ci ha recentemente dato la possibilità di scoprire delle pellicole non propriamente canoniche, poco note: parliamo delle produzioni fantascientifiche della DEFA, l'organo cinematografico statale della fu Repubblica Democratica Tedesca. In particolare ci concentriamo su tre film, i primi due beneficiari di collaborazioni con altri paesi: 
Der schweigende Stern di Kurt Maetzig, del 1960 e tratto da un romanzo di Stanislaw Lem (in Italia Sojoux 111 Terrore su Venere oppure Il pianeta morto), Eolomea, 1972, di Herrmann Zschoche (Eolomea - La sirena selle stelle), Im Staub der Sterne, 1976, di Gottfried Kolditz (La polvere delle galassie).

In queste produzioni  le convenzioni vengono stravolte, l'immagine di marziale grigiore è quasi del tutto assente. Ci troviamo di fronte ad una visione "coloratamente utopistica" e nello stesso tempo filosoficamente profonda.
Nel primo lungometraggio viene presentata una realtà globale fondata sulla collaborazione fra i popoli, unita ad uno sviluppo tecnologico che ha portato alla raggiungimento di alte vette cosmiche. Un corpo celeste caduto sulla terra spingerà ad una spedizione verso il "pianeta morto" del titolo, il quale si rivelerà in tutte le sue caratteristiche. Ciò che colpisce in primis è l'impronta storico-politica; Stati Uniti gomito a gomito con l'URSS, congressi internazionali e spedizioni multietniche fanno da padrone. Rilevanti anche i cenni su improbabili e ucronici momenti storici, sempre trattanti pacifiche situazioni a livello planetario. La realizzazione prettamente tecnica è ugualmente povera e artistica, i mezzi scarseggiavano e ciò appare chiaro, ma l'arte di arrangiarsi ha aiutato a creare immagini fantastiche, originali e sprizzanti cromatismi. Molto belli i costumi e la superficie del pianeta.
Eolomea, pur presentando caratteristiche simili, si ricorda maggiormente per la profonda carica filosofica. La sparizione di una flotta di ricognitori condita da assenza di risposte radio è il filo conduttore della pellicola; si cercherà una spiegazione nella profondità della sceneggiatura. Bravi gli interpreti, debitamente agghindati con gioielli dell'arte sartoriale, spicca la presenza femminile di Cox Habbema, aggraziata attrice nederlandese ben in parte con il tema. Le basi e gli ambienti abbondano di "cartone" e i mezzi non si discostano dalla loro realtà di modellin,i ma l'effetto globale rende comunque. Un'attenta visione non mancherà di portare lo spettatore alla riflessione.
Im Straub der Sterne è quello più forte dal lato visivo, ci racconterà di una spedizione verso un luogo da cui era partita una richiesta di soccorso. Un vero peccato che certe opere siano misconosciute, c'è da rimanere strabiliati di fronte alle idee impiegate per rappresentare una popolazione aliena. Intrattenimenti, usanze e modo di cibarsi fanno sorridere tale è l'originalità, le stanze e le costruzioni non sfigurerebbero in nessun museo di arte moderna. C'è spazio anche per interpreti di teatro e ammiccamenti adamitici.
Le differenze fra codeste opere d'oltre cortina e ciò che la produzione occidentale ci ha abituato a vedere sono varie. Nelle prime non c'è eccesso di violenza, non ci sono volgarità gratuite e personalità dominanti. Scordiamoci i "son of a bitch" detti a denti stretti e soprattutto dimentichiamo gli eroi impossibili, dannati e affascinanti delle produzioni mainstream USA e a seguire. Nei film analizzati troviamo entità semplicemente dedite al proprio lavoro e al benessere globale, per questo apprezzate e stimate. Gli scontri personali sono principalmente una critica a se stessi o opposizioni a dominazioni troppo calcate. Il fine è un progreasso che nulla ha a che vedere con le teorie di conquista e sottomissione. Utopia certo, ma la fantascienza non è spesso questo? E come rimanere indifferenti alle parole dell'operatore ripresa di Eolomea che ci dice che la produzione fantascientifica DEFA è stata limitata perché era difficile realizzare pellicole citanti mondi in cui sono abolite le classi sociali e regna l'uguaglianza? Poniamoci certe domande, accompagnandole sempre al rispetto di chi ha patito gli errori dell'uomo e le degenerazioni d'ideologia ben presenti nei luoghi dove sono nati questi film.

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